giovedì, 15 Gennaio, 2026

La cucina di Camilleri rivive in un evento a Ragusa Ibla

Foto di Valentina La Rosa

Caponatina dolceamara, sarde a beccafico, arancini fragranti fritti al momento, pasta ‘ncasciata come solo Adelina sapeva fare, e poi ancora pasta con le sarde alla palermitana e, a chiudere, l’immancabile cannolo farcito di ricotta e adornato da granella di pistacchio, di quelli che il medico legale Pasquano mangiava in quantità multiple. Sono stati i sapori intensi e familiari della Sicilia letteraria di Andrea Camilleri a concludere a Ragusa Ibla la tre giorni de Le cucine di Camilleri, tra degustazioni e concerti, evocazioni e condivisioni.

Curata da Slow Food Ragusa, la degustazione finale ha trasformato il cibo in racconto collettivo: piatti cucinati come se fossero pagine, bocconi che narravano – tra un sorso di Grillo e un morso di pasta – il mondo del commissario Montalbano e il valore che la tavola aveva per il suo autore e per il personggio stesso, che giammai avrebbe parlato di indagini davanti a un piatto fumante.

Turisti e ragusani si sono ritrovati fianco a fianco a gustare le ricette amate da Camilleri, quelle che nei romanzi scandivano le giornate del commissario più famoso d’Italia, tra un accurato accertamento dell’ispettore Fazio e una porta accostata in… modo vigoroso da Catarella. «Camilleri – ha ricordato il regista Guglielmo Ferro, curatore dell’iniziativa – ci ha insegnato che la cucina è prima di tutto condivisione. In questa tre giorni abbiamo voluto celebrarlo nel centenario della nascita, ma anche riportare per le strade e i luoghi di Ragusa Ibla un po’ dello spirito di Montalbano. E la risposta del pubblico è andata oltre ogni aspettativa». Il barocco del Ragusano accompagna gli episodi della popolarissima serie tv che ha animato le storie scritte da Camilleri. e ambientate a Vigata (la nativa Porto Empedocle) e nei centri della provincia di Agrigento (la Montelusa dove Montalbano veniva regolarmente cazziato da un incazzatissimo questore Bonetti-Alderighi).

La serata ragusana, allietata anche dalle note del gruppo Casentuli, si è conclusa con l’intenso concerto dei Fratelli Mancuso, che con i brani del loro album Manzamà – Premio Tenco 2021 – hanno offerto in anteprima al pubblico una riflessione in musica sulla memoria, la lingua, le radici. L’intera manifestazione, promossa dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia con il contributo del Fondo Andrea Camilleri, del Comitato Nazionale Camilleri 100, del Comune di Ragusa, dell’Università di Catania, di Mirabilia Network, Slow Food Ragusa e Cna, è stata un successo di pubblico e partecipazione. Una celebrazione diffusa tra teatri, piazze e palazzi storici della Vigata televisiva, con un programma fitto che ha visto protagonisti Moni Ovadia, Mario Incudine, Cesare Bocci (il vice di Montalbano, l’impenitente ruba-cuori Mimì Augello) e numerosi studiosi durante la giornata di approfondimento dedicata al fenomeno Montalbano.

«Il nostro auspicio – ha dichiarato Antonino Belcuore, commissario straordinario della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia – è che Le cucine di Camilleri diventi un format replicabile. Abbiamo voluto restituire qualcosa a Camilleri, che con i suoi romanzi ha reso famosa questa parte di Sicilia nel mondo. E ci siamo riusciti grazie a una squadra appassionata e a un pubblico curioso e affettuoso». Cibo, musica, parole, identità. In una Sicilia che sa ancora raccontarsi con sapori che diventano storie e sanno di casa.

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