Nel giorno in cui si è aperto l’anno di Gibellina capitale italiana dell’Arte contemporanea, nella cittadina belicina è stata dedicata all’evento anche una pizza: l’iniziativa è del ristorante-pizzeria La Massara di Angelo Distefano & C, che si trova in via Vespri Siciliani, a due passi dalla Stella d’ingresso al Belice di Pietro Consagra, opera simbolo del museo all’aria aperta ideato negli anni Settanta dal sindaco della ricostruzione post-terremoto, Ludovico Corrao, che in questo lembo della Valle, a più di dieci chilometri in linea d’area dalle macerie del paese distrutto dal sisma, volle creare la nuova città chiamando i grandi artisti a collaborare alla riqualificazione del territorio, una rigenerazione urbana ante litteram.
Anche la gastronomia si iscrive così nel solco di un cammino che, 58 anni dopo quella terribile notte fra il 14 e il 15 gennaio del 1968 che rase al suolo le povere case di una popolazione contadina, non è ancora stato completato, se è vero, come è vero, che nella Valle esistono ancora quartieri senza le opere di urbanizzazione primaria e con gli edifici costruiti a metà. Si chiama semplicemente 1968 la pizza della Massara, un tripudio di funghi cardoncelli trifolati su un letto patate lesse e mozzarella legate dalla mollica condita e impreziosite dai tocchi di salsiccia. Un piatto che si aggiunge al già ricco menu del locale, che proprio nel funghi, nelle patate e nella salsiccia ha i capisaldi della proposta gastronomica di terra. Non manca poi una ricca offerta di mare, con le busiate tipiche del territorio protagoniste di primi con gamberi, vongole veraci, cozze, calamari e misto di pesce.





