sabato, 12 Settembre, 2026

Diffidate di quanti parlano di DeCo senza citare mai chi le ha ideate: Luigi Veronelli

Era un filosofo prestato all'agricoltura, propugnava la consapevolezza intellettuale e storica dell'identità territoriale

Analizzare la figura di Luigi Veronelli (1926-2004) significa esplorare le fondamenta stesse del moderno concetto di «cultura materiale» in Italia. Veronelli non è stato solo un critico, ma un filosofo prestato all’agricoltura, e alimentazione genuina, un intellettuale anarchico che ha trasformato il cibo da semplice merce a linguaggio poetico e politico, ma sopratutto identitario di un popolo.

Il pensiero: l’anarchia del gusto

Per Veronelli, l’enogastronomia era una forma di resistenza culturale. La sua formazione filosofica (fu assistente di Giovanni Emanuele Bariè) influenzò profondamente la sua visione: il cibo e il vino non erano oggetti di consumo, ma espressioni della dignità umana. Si autodefiniva anarchenologo, per sottolineare il rifiuto delle imposizioni industriali e burocratiche. La sua «anarchia» risiedeva nella libertà del giudizio individuale e nella difesa del piccolo produttore contro il gigante omologante. Veronelli in questo è non solo è stato un visionario, all’epoca il termine globalizzazione non esisteva.

Il suo assioma era Coltura + Cultura = Progresso. Non può esserci progresso agricolo senza una consapevolezza intellettuale e storica dell’identità territoriale. Veronelli non giudicava i vini «da scrivania». Il suo metodo era il viaggio (Camminare la terra), l’incontro diretto, il consumo dei passi sulle vigne per capire il sudore e la fatica che precedono il calice.

Il prezzo sorgente: trasparenza ed etica

Il concetto di Prezzo Sorgente rappresenta una delle sue battaglie più politiche e visionarie. Il prezzo sorgente è il costo al quale il produttore cede il proprio prodotto (vino, olio, pasta, ma sopratutto cereali, legumi, ortofrutta, latte, formaggi) direttamente in azienda, da indicare chiaramente in etichetta.

La rivoluzione di Veronelli

Era contro la speculazione: esponeva i ricarichi eccessivi della grande distribuzione e degli intermediari. Sosteneva l’importanza del riconoscimento del valore: permetteva al consumatore di capire quanto del prezzo finale andasse effettivamente a chi lavorava la terra. Propugnava un patto tra produttore e consumatore: creava un legame di fiducia e trasparenza, eliminando l’opacità dei mercati finanziari e industriali.

Ancora oggi, il Prezzo Sorgente è un vessillo per le fiere di vini naturali e per i movimenti di agricoltura critica che vedono nel prezzo un atto di onestà intellettuale.

Il Genius Loci: l’anima del territorio

Se il Prezzo Sorgente è lo strumento economico, il Genius Loci (lo spirito del luogo) è il fondamento ontologico della poetica veronelliana, l’incontro irripetibile tra terra, clima, vitigno e mano dell’uomo. Da questo concetto derivano le sue più grandi intuizioni operative.

Veronelli ideò le De.Co. (Denominazioni Comunali) per proteggere i prodotti che non rientravano nei grandi marchi, ma che erano fondamentali per l’identità di un singolo comune. È la tutela del minuscolo contro l’universale. Di notevole significato l’elogio del Cru: Veronelli fu il primo a insistere sulla necessità di etichettare il vino con il nome della singola vigna (il toponimo), convinto che «il peggior vino contadino sia migliore del miglior vino d’industria», proprio perché figlio di un luogo specifico e non di una formula chimica.

Il potere al sindaco

Mentre lo Stato e l’Europa si concentravano sulle Doc e sulle Dop (spesso considerate da Veronelli come gabbie burocratiche o strumenti per l’industria), lui propose qualcosa di radicalmente diverso: la De.Co., non un marchio di qualità in senso stretto, ma un «certificato di cittadinanza». È il riconoscimento che un prodotto, una ricetta o una fiera appartengono alla storia e all’identità di un luogo specifico.

Decisivo il ruolo del Comune: Veronelli intuì che il sindaco è il custode del territorio. Attraverso una delibera comunale, il sindaco può schedare il patrimonio gastronomico del suo borgo, come hanno fatto con successo  tanti piccoli e grandi centri. L’obiettivo era ed è difendere la biodiversità dall’omologazione del gusto. La De.Co. permette anche al prodotto più piccolo e commercialmente di scarso rilievo di avere una dignità identitaria  e culturale.

L’unione fra due mondi

Oggi il concetto di Borgo Genius Loci De.Co. rappresenta l’evoluzione finale di questo pensiero. Non è solo un elenco di prodotti, ma una strategia di salvaguardia delle tradizioni (preservare i saperi rurali e artigianali), di sviluppo sostenibile (promuovere un turismo lento che rispetti la comunità) e di orgoglio locale (restituire ai contadini la consapevolezza di essere i custodi di un patrimonio unico).

In sintesi, per Veronelli, il cibo non era buono se dietro non c’era un contadino libero, un prezzo onesto e un comune che ne tutelasse l’identità.

Prodotti tipici e prodotti identitari

I prodotti tipici sono tutelati da disciplinari e mirano a riproducibilità e valore commerciale, mentre i prodotti identitari incarnano il genius loci, sono patrimonio culturale della comunità e trovano nella De.Co. lo strumento di riconoscimento e narrazione territoriale, ideate nell’ambito della Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci DeCo

I prodotti tipici sono produzioni agroalimentari riconosciute per caratteristiche legate a un territorio e spesso tutelate da disciplinari (Dop, Igp, Stg, Pat). Il loro carattere principale è normativo e riproducibile: chi rispetta il disciplinare può produrli, l’obiettivo è la tutela commerciale e la tracciabilità.

I prodotti identitari sono elementi materiali e immateriali (piatti, dolci, saperi, feste, mestieri) che rappresentano l’identità collettiva di un borgo o comunità. Il loro carattere principale è culturale e non sempre codificato; il valore risiede nella memoria, nella pratica e nel legame con il luogo, non nella sola certificazione tecnica.

Tabella comparativa

CriterioProdotti TipiciProdotti Identitari
RiconoscimentoNormativo (DOP/IGP/PAT)Rete Nazionale dei Borghi DeCo
NaturaAgroalimentareAgroalimentare; artigianale; rituale
RiproducibilitàAlta (disciplinare)Bassa (contesto-specifico)
FinalitàCommerciale, exportIdentitaria, culturale, turistica
ControlloEnti certificatoriComune; comunità; rete locale
ValoreEconomicoSimbolico / antropologico

La Rete Nazionale dei Borghi GeniusLoci De.Co. si configura come un dispositivo territoriale innovativo per l’attuazione delle politiche locali del cibo, fondato sul riconoscimento giuridico e culturale delle produzioni agroalimentari identitarie e dei saperi tradizionali connessi ai contesti locali. Il territorio di riferimento è rappresentato dai borghi italiani, intesi come sistemi socio-ecologici complessi in cui paesaggio, biodiversità agricola, pratiche alimentari e comunità locali concorrono alla definizione del genius loci.

La Rete promuove un rinnovato rapporto tra urbano e rurale, favorendo filiere corte, prossimità produttiva, turismo sostenibile e nuove forme di cittadinanza alimentare. Gli approcci adottati sono di tipo interdisciplinare e partecipativo, integrando strumenti di governance locale, processi di riconoscimento De.Co., gli attori locali diventano custodi del Genius Loci, garantendo l’autenticità dei processi e l’inclusione sociale nella definizione delle traiettorie di sviluppo futuro, in linea con le strategie europee Farm to Fork.   

I risultati già conseguiti e quelli attesi includono il rafforzamento dell’economia locale, la tutela della biodiversità alimentare, il contrasto allo spopolamento e la valorizzazione del capitale sociale e culturale dei territori. Centrale è il dialogo continuo con le comunità di riferimento, intese come soggetti attivi di produzione di conoscenza e custodia del patrimonio, in un confronto aperto con reti nazionali e internazionali impegnate sui temi del cibo, della sostenibilità e dello sviluppo territoriale integrato.

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