venerdì, 24 Aprile, 2026

Sicula Gin, in ogni sorso il sapore e la storia dell’Isola

Il progetto ideato da Sebastiano D'Angelo ha fatto strada. La memoria è il punto di partenza, poi c'è lo sviluppo di una passione. La distillazione vissuta come in cucina: «Lavoro come fa uno chef che studia ogni dettaglio»

C’è una Sicilia che non si accontenta di essere raccontata: pretende di essere vissuta. È quella che si costruisce lentamente, tra studio, tentativi, errori e intuizioni. Una Sicilia fatta di gesti pazienti, di mani che trasformano e di idee che maturano nel tempo. È la stessa Sicilia che ad Alcamo prende forma dentro Sicula Gin, il progetto ideato da Sebastiano D’Angelo, che ha scelto di allontanarsi dalle scorciatoie dell’industria per seguire un percorso artigianale autentico, radicato nella memoria e proiettato nel futuro.

La memoria come punto di partenza

Prima ancora del gin, c’è una storia familiare. Una storia fatta di lavoro, sacrificio e legame con la terra. «Mio padre ha costruito tutto partendo da zero», racconta D’Angelo. «Io e mio fratello siamo cresciuti con la consapevolezza di dover portare avanti quel percorso, ma anche con il desiderio di trovare una nostra strada». Accanto a questa eredità imprenditoriale, però, si muove un’altra dimensione, più intima. «I ricordi più vivi che ho sono legati alla cucina e agli agrumi», continua. «Mio nonno preparava liquori fatti in casa, limoncelli, infusi. Erano gesti semplici, ma avevano qualcosa di speciale. Senza accorgermene, me li sono portati dietro negli anni».

È proprio da qui che nasce tutto: dall’odore delle bucce lasciate ad asciugare al sole, dalla curiosità per ciò che cambia forma, dalla voglia di trasformare una suggestione in qualcosa di concreto. «A un certo punto ho sentito il bisogno di produrre», spiega. «Non sapevo ancora cosa, ma sapevo che doveva essere qualcosa di mio. Così è iniziato tutto: prima con Agrumara, poi con una passione sempre più forte per la distillazione».

L’alambicco e la scoperta di un mestiere

L’incontro con la distillazione non è pianificato, ma inevitabile. «Gli alambicchi mi affascinavano», confessa. «Li vedevo come oggetti quasi proibiti, lontani. L’idea che l’alcol potesse trasformarsi in spirito mi sembrava incredibile». Da quel momento, la curiosità diventa studio. E lo studio diventa pratica. «Fare gin non è solo una questione di gusto», spiega. «C’è un lavoro enorme dietro, sia sulle botaniche che sulla tecnica. Devi conoscere ogni ingrediente, capire come reagisce, trovare l’equilibrio giusto».

Sicula Gin nasce così, attraverso un percorso rigoroso che segue il metodo London Dry. «Tutto entra nell’alambicco prima della distillazione», sottolinea. «Dopo non puoi più intervenire. Non puoi aggiungere aromi, non puoi correggere. Puoi solo lavorare bene prima. È questo che fa la differenza». Un approccio che richiede precisione e sensibilità. «È un po’ come la cucina», osserva. «Tutti possono provare, ma essere davvero capaci è un’altra cosa. Io mi sento uno che ha scelto di fare questo mestiere con serietà, come uno chef che studia ogni dettaglio».

Il lavoro, poi, non si ferma mai. «Ogni ricetta nasce da prove piccolissime», racconta. «Uso un alambicco da due litri, faccio tentativi continui. E ogni volta cambia qualcosa: la lavanda può essere più intensa, gli agrumi più o meno profumati. Devo sempre ribilanciare. È questo che rende il gin vivo, mai identico».

Raccontare la Sicilia, anche attraverso l’immagine

Sicula Gin non è un’esperienza non solo gustativa, ma anche visiva. Le etichette diventano parte integrante del racconto, grazie al lavoro del designer Dario Frattarolo. «Volevamo che ogni bottiglia parlasse della Sicilia», spiega D’Angelo. «Non in modo didascalico, ma evocativo». Nascono così immagini che richiamano la terra, il sole, il mare e la memoria. «In una etichetta c’è una figura femminile che rappresenta la madre terra, con gli agrumi tra le mani. In un’altra c’è il nero, il mare, la tradizione della mattanza, ma anche il rispetto per il passato. Sono immagini che fanno parte della nostra cultura».

Un progetto che ha ottenuto anche un riconoscimento importante, con la vittoria al Vinitaly Design Award. «È stata una soddisfazione», ammette. «Perché significa che il messaggio è arrivato».

Tra arte e autenticità

Il dialogo con il contemporaneo continua attraverso collaborazioni artistiche, come quella con Diego Fichera. «Realizziamo edizioni limitate, numerate, firmate», racconta. «Sono mille bottiglie per ogni uscita. Ci interessa dare valore sia al prodotto che all’artista».

Ma c’è anche una volontà precisa di distinguersi in un mercato sempre più affollato. «Oggi fanno tutti gin», osserva D’Angelo. «Il problema è che spesso non lo distillano davvero. C’è chi utilizza aromi già pronti e li diluisce. Noi abbiamo deciso di percorrere un’altra strada».

Una scelta netta, che rivendica con forza. «Io seleziono le botaniche, costruisco le ricette, distillo personalmente», spiega. «In Sicilia siamo davvero pochi a seguire tutto il processo. Per me era fondamentale».

Un’identità che non scende a compromessi

Alla base di Sicula Gin c’è una filosofia chiara: autenticità. Anche quando questo significa affrontare costi più alti o rinunciare a una distribuzione di massa. «Produrre in Sicilia, con materie prime locali, è più impegnativo», ammette. «Ma è una scelta che rifarei mille volte. Perché significa sostenere il territorio e mantenere un’identità precisa».

Un’identità che si riflette anche nel modo di intendere il consumo. «Bere deve essere un’esperienza consapevole», sottolinea. «Non si tratta di quantità, ma di qualità. Ogni sorso deve essere apprezzato per quello che è». E poi c’è la visione, quella che guarda oltre il prodotto. «Sicula Gin non è solo un distillato», conclude D’Angelo. «È un modo di raccontare la Sicilia. E oggi, per sopravvivere in questo mercato, non basta vendere: bisogna essere veri. Spiegare cosa c’è dietro, condividere il processo. È lì che si costruisce la fiducia». In ogni bottiglia si ritrova questo percorso: la memoria di un’infanzia, la precisione di un mestiere, la volontà di restare fedeli a sé stessi. Una Sicilia che non si concede facilmente, ma che, una volta scoperta, lascia il segno.

Ultimi articoli

Catania, arriva il Sabato del Vignaiolo

Il 9 maggio appuntamento in piazza Scammacca, protagonisti i produttori Fivi. Degustazioni illimitate, masterclass esclusive e un talk sul futuro del vino indipendente

I gelatieri di sei continenti a Sherbeth 2026

Record di candidature e crescita globale per la diciottesima edizione. Selezionati 59 partecipanti, l'ultimo arriverà da un contest in Australia. Il festival in programma a novembre a Palermo

Il progetto italiano per una filiera integrata del tonno rosso del Mediterraneo

È stato presentato al Seafood Expo Global di Barcellona da Op Tonnieri Italiani. Si fonda su sostenibilità, tracciabilità e sviluppo commerciale

Olio, premiati a Perugia i vincitori del concorso nazionale Ercole Olivario

Il ministro Lollobrigida: «Obiettivo del governo è riportare al centro dell’attenzione istituzionale il tema della sovranità alimentare e la difesa del settore primario, di cui l’olivicoltura è pilastro»

Non perderti

Agata Fiasconaro in incognito fra i dipendenti: su Rai2 è protagonista a «Boss in incognito»

La brand manager dell'azienda dolciaria di Castelbuono, assieme ad Elettra Lamborghini, affiancherà il team in tutte le fasi chiave della produzione

Palermo: fine dining tra le cupole normanne ed il Mediterraneo

Seven Restaurant Rooftop Garden a Palermo: cucina fine dining, mixology d’autore e vista sulle cupole storiche.

Spreco alimentare in Europa: l’Italia tra i paesi che gettano più cibo

Con 555,8 grammi a settimana pro capite supera Germania, Francia e Spagna

Pasqua 2026: Fiasconaro tra sapori autentici e confezioni che raccontano la tradizione

Un trionfo di design e sapori identitari della Sicilia. Protagonista la Colomba con canditi di pesca di Leonforte e mandorle. Il packaging diventa strumento di storytelling

Come cucinare le graffe perfette, 4 errori da non commettere

Come ogni ricetta regionale che si rispetti, anche questa delle graffe ha le sue varianti e ognuno ama la propria. In qualsiasi modo le prepariate, dovete evitare questi 4 errori

Non perderti

Il rito della degustazione: a Sorrento Terrazza Bosquet incontra il cognac Louis XIII

L’executive chef Antonino Montefusco firma un racconto gastronomico che affonda le radici nella tradizione sorrentina, reinterpretata con sensibilità contemporanea e tecniche moderne

Nasce Ratalanga, whisky scozzese dal cuore marchigiano

Il nome è l'anagramma di Galantara, disegnatore e pioniere della satira politica. Il distillato è un'idea di Leonardo Bedini, gestore della Taverna dell'Artista. Un single malt in edizione limitata, first fill in botte di sherry oloroso, maturato poco meno di 10 anni. Imbottigliato con Morisco Spirits

Milano, in piazza Duomo apre Sync by Aperol Listening Bar & Bistro

Un format che reinterpreta il rituale dell'aperitivo attraverso la visione contemporanea e accessibile dell'ascolto musicale. Il progetto prende forma come una piattaforma culturale e conviviale