domenica, 13 Settembre, 2026

Al Vinitaly focus sulla longevità di Conegliano Valdobbiadene e Aglianico del Vulture

Una masterclass a cura di Cristina Mercuri ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso due territori emblematici, accomunati dal recente riconoscimento di Città Italiana del Vino 2026-2027

La masterclass Oltre il tempo: paesaggio ed evoluzione tra Conegliano Valdobbiadene e Vulture, a cura di Cristina Mercuri, ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso due territori emblematici del vino italiano, apparentemente lontani ma profondamente affini: le colline di Conegliano Valdobbiadene e il territorio vulcanico del Monte Vulture. Due aree accomunate da una viticoltura eroica, dove il lavoro dell’uomo e la conformazione del paesaggio giocano un ruolo determinante nella definizione dell’identità e della capacità evolutiva dei vini.

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A rendere ancora più significativo il dialogo tra questi due territori è il recente riconoscimento che li vede entrambi insigniti del titolo di Città Italiana del Vino per il biennio 2026–2027. È proprio all’interno di questo nuovo percorso condiviso, volto a creare sinergie e a promuovere una visione congiunta di valorizzazione, che nasce la masterclass, andata in scena oggi, lunedì 13 aprile, presso la Sala Iris del Palaexpo, a Vinitaly. L’iniziativa si inserisce in un articolato calendario di attività ed eventi pensati per raccontare e promuovere le specificità dei due territori, mettendo in dialogo paesaggi, tradizioni e identità produttive. Al centro della degustazione, il tema della longevità: una caratteristica che nasce dall’equilibrio tra condizioni pedoclimatiche e scelte produttive.

In questo contesto, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg ha dimostrato la propria sorprendente capacità evolutiva, andando oltre la percezione comune di vino immediato e rivelando nel tempo complessità, eleganza e profondità. Le etichette in degustazione hanno raccontato l’eleganza delle diverse annate e le molteplici espressioni della Denominazione, evidenziando come, all’interno dei 15 comuni che compongono l’area del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, sia possibile riscontrare un’ampia varietà di microclimi e suoli. Un mosaico pedoclimatico che si traduce in vini dalla forte identità territoriale, riconoscibile e inimitabile. «La masterclass vuole dimostrare che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg è un prodotto che sempre più evidenzia i propri elementi differenzianti. Uno di questi è la capacità di mantenere i suoi valori qualitativi anche oltre l’errata idea di una longevità limitata a un solo anno», ha dichiarato Diego Tomasi, direttore del Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg.

Parallelamente, anche l’Aglianico del Vulture Docg ha offerto una testimonianza altrettanto significativa di longevità, grazie ai suoli vulcanici che ne definiscono struttura e profondità. «Il Vulture è un simbolo autentico del vino italiano – ha dichiarato Mauro Tucciariello, coordinatore regionale Basilicata della Città del Vino -. Territorio vulcanico e lavoro umano danno vita a eccellenze come l’Aglianico del Vulture. Il percorso con Conegliano Valdobbiadene, nell’ambito di Città Italiana del Vino 2026–2027, rafforza una visione condivisa di valorizzazione dei territori. Un’opportunità strategica per consolidare il ruolo del Vulture e promuovere una narrazione che unisce tradizione, qualità e futuro». «Il Consorzio – ha aggiunto Francesco Perillo, presidente del Consorzio di tutela Aglianico del Vulture – punta a rafforzare la riconoscibilità dell’Aglianico del Vulture con strategie di promozione e sviluppo in linea con i mercati. Il confronto tra territori è essenziale per valorizzare le denominazioni in modo sinergico. L’obiettivo è far crescere la Docg in modo competitivo, mantenendo forte il legame con le radici e le imprese locali».

A chiudere idealmente il cerchio della masterclass, la guida autorevole di Cristina Mercuri: un riferimento internazionale che ha rafforzato il valore del racconto, contribuendo a una narrazione consapevole e contemporanea del vino italiano, capace di coniugare cultura, territorio e visione. L’incontro ha messo in luce come il tempo, nel vino, non sia solo una dimensione cronologica, ma il risultato di un dialogo continuo tra natura e uomo.

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