domenica, 16 Agosto, 2026

Distrutto dal ciclone Harry il ristorante Da Nino di Letojanni: dalle macerie l’insegna originaria

Poche parole, tanta voglia di rimettersi in piedi. «Il mare ci ha tolto tanto, ci ha messo in ginocchio», scrive sul suo profilo Facebook lo chef Damiano Ardizzone, terza generazione della famiglia proprietaria del ristorante Da Nino di Letojanni, abbattuto dalle mareggiate portate dal ciclone Harry in Sicilia, Calabria e Sardegna. Danni calcolabili in duecentomila euro per questo storico prestigioso centro di ristorazione sul mare a pochi chilometri da Taormina, due forchette del Gambero Rosso, punto di riferimento del gusto siciliano dagli anni Cinquanta.

Poi Damiano racconta: «Scavando tra le macerie, ci siamo accorti che un’onda aveva abbattuto un muro. E proprio lì, dove tutto era nato, è riemerso un nome, Osteria Da Nino. Il nome delle nostre origini. Un nome che ha resistito al tempo, al mare, alla distruzione. Forse é un segnale. Forse è una promessa. E da qui, ricominciamo».

Il modo migliore per reagire a una catastrofe comune a tantissimi ristoranti e lidi balneari, soprattutto sulla costa jonica della Sicilia. «Il mare – ha raccontato Damiano Ardizzone, nipote del fondatore Nino e figlio di Giovanni, che ha elevato il locale creato dal padre a ristorante rinomato, molto ricercato dai cultori del pesce fresco – si è preso tutto. Ho visto le onde portarsi via anni di sacrifici. Anche se ci aspettavamo il peggio, viste le allerte dei giorni scorsi, non potevamo immaginare nulla di simile. Da Nino è un locale storico: ci lavoro con mio padre, mio fratello che è sommelier e mia sorella. Siamo un’attività di famiglia e ora siamo costretti a fare i conti con un disastro enorme. Quando abbiamo saputo che la tempesta stava per colpirci, abbiamo fissato pannelli davanti alle finestre e cercato di mettere la struttura in sicurezza, ma il mare è più forte. Martedì pomeriggio, quando le onde hanno cominciato a farsi davvero minacciose, ero alla finestra del nostro hotel davanti al ristorante: ho vissuto tutto in diretta. Io e i miei fratelli abbiamo tentato di salvare il salvabile, ma i danni sono enormi: la cucina è stata invasa dall’acqua e tutta la strumentazione è ormai inutilizzabile. Per fortuna la cantina si è salvata. Non ho potuto accertarmene subito e ho passato la notte sveglio pensando ai vini che avremmo perso: sarebbe stato un colpo gravissimo. In mezzo a tutto questo, una cosa mi dà forza: la solidarietà. Mi hanno scritto persone da tutta Italia e anche stranieri, turisti che frequentano il nostro ristorante da anni. Sono queste le cose che ci fanno reagire».

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