domenica, 13 Settembre, 2026

Il Perricone 2011 di Porta del Vento, da outsider a protagonista invecchiato bene

Scrivere di vino è bellissimo, soprattutto quando lo fai al di fuori del taylorismo onanista delle anteprime, delle masterclass e delle fiere, in cui si finisce quasi sempre per bere vini troppo giovani e in contesti troppo vecchi.  Scrivere di vino è bellissimo perché le cantine in questo mondo turbo-cripto-digitale in cui tutto sembra essere a portata di un click, sono ancora luoghi di serendipity. 

Scrivere di vino è bellissimo perché a volte, dalla cantina esce una 2011 di perricone, che forse non doveva nemmeno esistere. Una vera e propria massa sopravvissuta per puro caso e che invece esiste. Eccome se esiste! 

Il vino, quello naturale, è un liquido analogico, poco contemporaneo, démodé. Sono messaggi di altri tempi che riposano in silenzio e poi, a un certo punto, prendono vita. Bastano un cavatappi, un bicchiere e un cuore. Tutto questo per dire che il Perricone di Porta del Vento era una massa in attesa. Una massa “Drogo” in attesa di tempi migliori.

Che poi un perricone, l’eterno secondo, l’underdog, è un vino che nasce outsider e che resta, quasi sempre, oscurato dalla potenza neoclassica del Nero d’Avola e dall’eleganza modernista del Nerello Mascalese. Abito in Sicilia dal 2009 e il perricone già allora sembrava destinato ad una esplosione su larga scala, a un futuro radioso, cool e ricchissimo. Ma non sempre nella vita le cose vanno come previsto, specie in Sicilia. 

Questo, però, prima di essere un perricone è un grande vino rosso, perché ha superato l’unico esame che conta nel vino e nella vita: quello del tempo. Fresco, nitido, evoluto ma senza mai perdere la vitalità. È un vino che ha solo smussato gli angoli, ma è ancora pieno di ottimismo e guarda, ancora, al futuro. 

Un rosso come dovrebbero farne in Sicilia. Un rosso che ci dice come, forse, i vini andrebbero attesi o almeno pensati per un futuro che vada oltre un anno o due. Insomma, un vino di cui c’era bisogno e che è bello ci sia, anche se poteva non esserci. 

Da abbinare a un pezzo che usciva quell’anno che è invecchiato benissimo fresco, vivo e sempre giovane. Si chiama I follow rivers, lei è Likke Li

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