Non più singole eccellenze, ma un sistema capace di raccontarsi con una voce sola. Nasce con questo obiettivo la Rete delle bollicine siciliane, il progetto che mette insieme le varie anime del mondo vitivinicolo per fare dello spumante uno dei principali ambasciatori dell’enologia e del turismo dell’Isola. Una scelta che intercetta anche le tendenze del mercato: mentre i consumi complessivi di vino attraversano una fase di rallentamento, le bollicine continuano a dimostrare una capacità di tenuta superiore rispetto ai vini fermi. Secondo l’Osservatorio Uiv-Ismea, nel 2024 gli spumanti italiani hanno superato per la prima volta il miliardo di bottiglie prodotte e commercializzate, confermandosi il segmento più dinamico del settore e l’unico in netta controtendenza rispetto alla flessione di molte altre tipologie di vino.
Da questa consapevolezza nasce anche la volontà della Sicilia di presentarsi come un’unica destinazione delle bollicine, valorizzando un patrimonio produttivo sempre più articolato e capace di esprimere identità diverse. La Sicilia degli spumanti è infatti un continente vitivinicolo da attraversare lentamente. Dai terreni vulcanici dell’Etna alle colline dell’entroterra, dalle coste mediterranee alle isole battute dal vento, ogni area produttiva rappresenta una tappa di un itinerario che intreccia vino, paesaggio e cultura. Un mosaico che comprende vitigni autoctoni, siti archeologici, città d’arte, borghi, parchi naturali e una tradizione gastronomica capace di completare l’esperienza del visitatore.
Questa visione è stata al centro del convegno Bollicine siciliane, dall’eccellenza enologica all’esperienza di un territorio, che si è svolto ieri, lunedì 13 luglio, al Madison di Realmonte nell’ambito di Sicilia in bolle, la manifestazione organizzata dall’Ais (Associazione italiana sommelier) Agrigento-Caltanissetta. L’incontro, promosso dall’Istituto regionale dell’olio e del vino (Irvo) in collaborazione con la sezione siciliana dell’Ais, ha rappresentato il momento inaugurale della Rete delle bollicine siciliane, con l’avvio della stesura di una dichiarazione d’intenti destinata a coinvolgere aziende, consorzi e istituzioni. L’obiettivo dell’Irvo è costruire una strategia condivisa che faccia della bollicina siciliana la porta d’ingresso privilegiata per nuovi percorsi di enoturismo, rafforzando l’identità del comparto e la sua capacità di promuovere l’intero territorio.
L’istituto della Regione, in sintonia con l’assessorato all’Agricoltura, lavora per favorire le condizioni affinché il sistema vitivinicolo siciliano possa crescere in modo competitivo, coeso e riconoscibile sui mercati nazionali e internazionali. «Negli ultimi anni le bollicine siciliane – ha detto Giusi Mistretta, commissario Irvo – hanno dimostrato di possedere una propria identità. Sono il frutto di territori unici, di vitigni autoctoni e internazionali interpretati con competenza, di imprenditori che hanno investito in qualità, innovazione e sostenibilità. Oggi questa realtà merita di essere valorizzata in maniera organica, per affermare un’immagine collettiva forte e riconoscibile». Irvo ha lanciato a Realmonte, il comune sul cui territorio ricade uno dei beni più simbolici e identitari del turismo siciliano, ovvero la bianca scogliera della Scala dei Turchi, il Manifesto per creare la Rete, «un progetto – ha chiarito il commissario Mistretta – collettivo, aperto e partecipato, per costruire un racconto capace di affermare le bollicine siciliane come una categoria riconoscibile, credibile e autorevole, finalizzato a costruire un’offerta enoturistica dedicata, coordinata e di alto livello. La competitività passa attraverso la collaborazione, la capacità di fare sistema e di presentarsi con un’identità condivisa». Giusi Mistretta ha parlato della volonta dell’Irvo di farsi «promotore di un laboratorio di cooperazione tra tutti i protagonisti del mondo vitivinicolo, ai quali sottoporremo – ha annunciato – la Dichiarazione di intenti, per portare avanti una visione comune e rafforzare l’identità delle bollicine siciliane».
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«Il Manifesto della Rete delle bollicine siciliane – ha spiegato il presidente Ais Sicilia Francesco Baldacchino – rappresenta un importante esempio di come il dialogo e la collaborazione possano trasformarsi in una visione condivisa per il futuro del vino siciliano. Il percorso avviato dall’Irvo testimonia la volontà di mettere a sistema competenze, identità e progettualità, con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio enologico che è espressione autentica della nostra terra. Per Ais fare rete significa creare cultura, rafforzare il legame con il territorio e offrire alle bollicine siciliane una voce unica, autorevole e riconoscibile».
I dati più recenti incoraggiano la prospettiva delineata dall’Irvo e condivisa dall’Ais. Secondo l’Osservatorio dell’istituto, come illustrato da Francesca Salvia durante i lavori, sono 140 le aziende siciliane produttrici di vini spumanti (Doc, Igt e varietali), con 330 etichette sui mercati nazionali e internazionali. Le bollicine siciliane seguono per il 54% il Metodo Charmat e per il 46% il Metodo Classico. Per denominazione, il 49,1% della produzione è a Igt Terre Siciliane, il 29,3% a Doc Sicilia e il 20,4% a Doc Etna. L’86% degli spumanti in Sicilia sono bianchi, il 14% sono rosati. La Doc Etna è la più rilevante in termini di crescita di produzione con un’incidenza che va dal 9,8% nel 2018 al 20,4% nel 2025, al suo interno è l’Etna Spumante Bianco il più vinificato. La produzione siciliana ha dimensioni ancora ridotte, conta l’1 per cento del totale dei vini imbottigliati nell’Isola. Ma è considerata pregiata e la percentuale di cantine che si affacciano alla bolla tende a crescere, alcune sono già state riconosciute nel contesto internazionale con premi prestigiosi, altre si affacciano con ambizione al mercato che vede crescere le tendenze di consumo di vini leggeri e frizzanti.
Per raggiungere i risultati fissati dall’Ivo al convegno di Realmonte, l’intento adesso è mappare le produzioni all’interno di una rete innovativa per sviluppare percorsi enoturistici in una terra che custodisce patrimoni Unesco e quei luoghi davvero irrinunciabili come l’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, le riserve dello Zingaro, di Vendicari, Pantalica, la Valle dei Templi, Selinunte, Segesta, Siracusa, la Villa Romana del Casale, i borghi arabo-normanni e le città barocche del Val di Noto. E la Scala dei Turchi, of course.





