martedì, 26 Maggio, 2026

Sciacca, il rito che richiama emigrati e fedeli da tutto il mondo

La cittadina in provincia di Agrigento celebra quattro secoli di devozione alla Madonna del Soccorso con una processione partecipata e il tradizionale trasporto a spalla della statua da parte dei pescatori

Sciacca ha rinnovato, per la quattrocentesima volta, il solenne Voto di ringraziamento a Maria Santissima del Soccorso, patrona della città, nel giorno simbolo del 2 febbraio. Una processione intensa e profondamente partecipata ha attraversato il centro storico, richiamando migliaia di fedeli provenienti da Sciacca, dai comuni limitrofi e numerosi emigrati rientrati dall’estero, in particolare dagli Stati Uniti, per prendere parte a uno degli appuntamenti più identitari della comunità saccense. Il momento culminante delle celebrazioni si è svolto nel pomeriggio, quando oltre cento pescatori, come vuole la tradizione, hanno portato a spalla e a piedi scalzi la statua in marmo bianco di Carrara di Maria Santissima del Soccorso, opera degli scultori Giuliano Mancino e Bartolomeo Birrittaro, giunta a Sciacca via mare nel 1503. Un gesto che si rinnova da secoli e che affonda le sue radici nel Voto del 2 febbraio 1626, quando la città, duramente colpita dalla peste, si affidò alla protezione della Vergine chiedendo la liberazione dal flagello.

La processione ha concluso un articolato programma di celebrazioni religiose e momenti di preghiera, avviato il 22 gennaio e frutto della collaborazione tra la Chiesa e il Comune di Sciacca. Nei giorni precedenti, la città è stata attraversata da un clima di intensa devozione, culminato il 1° febbraio con il pellegrinaggio di numerosi fedeli, molti dei quali a piedi scalzi, verso la Basilica di Maria Santissima del Soccorso, cuore spirituale e simbolico della festa.

“È una storia lunga quattro secoli, una storia fatta di fede e tradizione, una storia unica – dice Francesco Dimino, assessore alle Attività produttive e alla Promozione del territorio –. Siamo legati anche ai nostri emigrati in America e questo dimostra quanto sia forte questo legame. Siamo al quarto secolo dalla liberazione dalla peste, un evento di grande fede che attira anche molto turismo, sia il 2 febbraio sia il 15 agosto”.

“Abbiamo vissuto giorni di profonda grazia, di comunità e di Chiesa – ha dichiarato don Calogero Lo Bello, parroco della Basilica di Maria Santissima del Soccorso –. Il quattrocentesimo anniversario della liberazione dalla peste rappresenta una vera pietra miliare per la nostra città e per l’intera diocesi”. 

A sottolineare il valore storico e identitario della ricorrenza è lo storico Giuseppe Verde, che ricorda come la festa della Madonna del Soccorso “coinvolga l’intera popolazione due volte l’anno ed esprima un forte senso di appartenenza e identità collettiva, capace di richiamare anche gli emigrati che fanno ritorno in città”.

Una devozione documentata da numerose fonti storiche, che nel tempo ha generato un patrimonio artistico e votivo di straordinario valore: circa 1.500 oggetti preziosi, donati dai fedeli dalla metà del Seicento a oggi, oggi in parte custoditi al Museo Diocesano e in parte collocati attorno al fercolo.

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