René Redzepi lascia il Noma. Lo chef tristellato ha annunciato con un post sui social la decisione di dimettersi dalla guida del celebre pop-up a Los Angeles, per rimediare agli errori del passato. Il cuoco osannato per la sua capacità di sperimentare in cucina è stato travolto dall’inchiesta del New York Times, che ha raccolto numerose testimonianze di ex dipendenti, che hanno raccontato le violenze e gli abusi che hanno caratterizzato alcuni anni fa la guida di Redzepi.
«Le ultime settimane – ha scritto nel post su Instagram – hanno portato attenzione e discussioni importanti sul nostro ristorante, sul settore e sulla mia passata leadership. Ho lavorato per essere un leader migliore e la cultura aziendale del Noma ha compiuto grandi passi avanti. Ma le scuse non bastano, mi assumo la responsabilità delle mie azioni. Dopo oltre vent’anni trascorsi a costruire e guidare questo ristorante, ho deciso di fare un passo indietro e lasciare che i nostri straordinari leader conducano il Noma verso il suo prossimo capitolo. Mi sono anche dimesso dal Consiglio di amministrazione di Mad, l’organizzazione no-profit che ho fondato nel 2011».
La residenza del celebre ristorante, inaugurata nella città californiana, continuerà per altri 15 giorni, con cene da 1.500 dollari a testa. Ma Redzepi non ci sarà. Considerato uno dei migliori chef al mondo, inventore della cosiddetta «nuova cucina nordica», ha annunciato la decisione con una storia su Instagram, in cui parla commosso ai dipendenti riuniti in sala prima dell’apertura. «Per chiunque si chieda cosa significhi questo per il ristorante – continua Redzepi -, lasciatemi dire chiaramente: il team di Noma oggi è il più forte e stimolante di sempre. Siamo aperti da 23 anni e sono incredibilmente orgoglioso delle nostre persone, della nostra creatività e della direzione che Noma sta prendendo. Questo team continuerà a lavorare insieme nella nostra residenza a Los Angeles, che sarà un momento importante per mostrare il loro impegno e accogliere gli ospiti in un’esperienza davvero speciale».
La missione di Noma per il futuro, secondo lo chef che l’ha fondato, «è continuare a esplorare idee, scoprire nuovi sapori e immaginare cosa potrà diventare il cibo nei decenni a venire. Noma è sempre stato più grande di qualsiasi persona. E questo prossimo passo onora questa convinzione».
La bufera che lo ha travolto negli ultimi giorni è partita con un’inchiesta del New York Times, in cui decine di ex dipendenti raccontano di aver subito o assistito a maltrattamenti fisici e psicologici nella cucina del Noma a Copenaghen, ristorante chiuso già da tempo. Nei giorni scorsi, l’eco delle proteste aveva provocato il ritiro di due dei principali sponsor: American Express e Blackbird. La prima aveva riservato sei serate per i suoi clienti Platinum negli Stati Uniti, mentre Blackbird aveva acquistato biglietti per circa 100.000 dollari distribuiti lungo tutta la residenza, prevista per 16 settimane.







