domenica, 14 Giugno, 2026

Le patate di montagna dei Nebrodi diventano Presidio Slow Food

Le patate di montagna dei Nebrodi sono un nuovo Presidio Slow Food. Lo ha annunciato la stessa associazione, spiegando che con questo riconoscimento sale a sei il computo complessivo dei Presìdi che arrivano da quest’angolo della Sicilia, dopo la pasta reale di Tortorici, i fagioli di Carrazzo, la provola, l’oliva minuta e il suino nero.

Sono tre le patate dei Nebrodi tutelate dal nuovo Presidio: una è a pasta gialla con buccia rosa, un’altra è a pasta gialla con buccia gialla, la terza è il cosiddetto “biancone”, con pasta e buccia completamente bianche. Si tratta di tre ecotipi locali, frutto di una costante selezione dei contadini, che fin dall’Ottocento li hanno conservati e trasmessi di generazione in generazione.

Patata dei Nebrodi presidio Slow Food

“I Nebrodi sono un luogo di grande biodiversità: di recente abbiamo trovato un documento dei primi anni del Novecento in cui si legge che già allora a Ucria (uno dei tre comuni coinvolti dal Presidio, insieme a Floresta e Raccuja, tutti nella Città metropolitana di Messina) si coltivavano grano, legumi, patate e nocciole” commenta Stefano Lembo, referente dei 12 produttori che aderiscono al Presidio, spiegando che queste patate “fino a una trentina di anni fa erano molto diffuse, mentre negli ultimi decenni sono state conservate soprattutto negli orti famigliari e nelle piccole aziende agricole”.

Quando si semina la patata dei Nebrodi e dove si coltiva

Le patate dei Nebrodi si seminano a maggio e hanno un ciclo vegetativo di un centinaio di giorni: vengono quindi raccolte a fine estate, quando lasciano posto nel terreno ad altre colture: «La rotazione è uno degli aspetti più affascinanti, da sempre, qua, funziona così: il primo anno si seminano grano e legumi, l’anno successivo mais e patate” prosegue Lembo, sottolineando che le patate sui Nebrodi, hanno una particolarità: “Il momento della raccolta, che va da fine agosto a fine settembre è un periodo in cui, altrove, le patate fresche non esistono”.

“Questi ecotipi crescono tra i 700 e i 1.300 metri di altitudine, terre non facili, dalle quali molti giovani preferiscono partire per trovare lavoro nelle zone di marina” evidenzia Giuseppe Mormino, referente Slow Food del Presidio e membro della Comunità Slow Food Terra Madre, aggiungendo che “in questo modo, però, rischiano di scomparire non soltanto le patate, ma un’intera cultura che da sempre si basa su agricoltura e allevamento. Se valorizzate, le patate possono essere uno strumento per frenare l’abbandono della montagna”.

La patata con la buccia rosa, dalle dimensioni più piccole e buona consistenza, si presta a essere fritta, cotta al forno e in padella. La patata con la buccia gialla, più morbida e dal sapore più delicato, è ideale per arricchire minestroni, zuppe e frittate. Il “biancone”, la varietà più rara, ha dimensioni più grandi e una consistenza poco compatta: si conserva meno delle altre e, in cucina, si usa perlopiù per minestroni e zuppe.

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