lunedì, 25 Maggio, 2026

Italia a colori, ancora chiuso un ristorante su tre: l’allarme di Coldiretti

La nuova mappa dell’Italia a colori mostra uno scenario sconfortante per il settore della ristorazione. Secondo un’analisi Coldiretti, un locale su tre è chiuso. Sono oltre 125 mila i bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi, infatti, che si trovano in zona rossa o arancione.

Italia a colori, ancora chiuso un ristorante su tre

Una situazione davvero difficile per bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi. Le misure per limitare i contagi di Coronavirus hanno portato alla chiusura di  molte strutture. Con l’introduzione dei colori in Italia per individuare le aree di maggiore o minore rischio, ha poi aumentato la confusione tra gli addetti ai lavori.

Le strutture che si trovano in zona arancione o rossa, infatti, rimangono chiuse sette giorni su sette. Anche se la mappa dell’Italia cambia spesso, ammontano ancora al 35% i locali chiusi. Ben uno su tre secondo le stime di Coldiretti.

Le nuove ordinanze anti Covid infatti classificano Emilia Romagna, Campania e Molise in zona arancione insieme ad Abruzzo, Liguria, Toscana e provincia di Trento. I governatori dell’Umbria e di Bolzano invece hanno autonomamente innalzato il livello di allerta al rosso per determinate aree dei loro territori.

A pagare il conto più pesante – sottolinea la Coldiretti – sono nell’ordine la Campania, l’Emilia Romagna e la Toscana dove si trovano il maggior numero di servizi di ristorazione. Nelle Regioni rosse e arancioni per l’emergenza Covid – sottolinea la Coldiretti – è consentita la consegna a domicilio o l’asporto, con limitazioni fino alle 18 per i bar che riducono ulteriormente la sostenibilità economica per giustificare le aperture tanto che in molti preferiscono mantenere le serrande abbassate aumentando le perdite economiche ed occupazionali.

Rischio di assembramenti con l’arrivo del caldo

Inoltre, l’arrivo del caldo, combinato a queste disposizioni, aumenta il rischio di creare assembramenti nelle piazze, lungo le vie dello shopping, nel lungomare o davanti ai locali della ristorazione. All’interno di molte strutture infatti sono state introdotte importanti misure di sicurezza per limitare i contagi. Tra questi il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso.

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

ambasciatori del gusto, dark kitchen, zona arancione

I consumi alimentari degli italiani fuori casa nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per la ristorazione che dimezza il fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro, secondo le stime Coldiretti su dati Ismea.

In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Le limitazioni alle attività di impresa – evidenzia la Coldiretti – devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione.

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