lunedì, 11 Maggio, 2026

Dalla Sicilia sentenza storica: la Cassazione conferma la responsabilità per riproduzione illegale di varietà vegetali protette

Diventa definitiva la responsabilità civile di un produttore e di un vivaista della provincia di Ragusa che avevano riprodotto e commercializzato pomodoro coperto da brevetto comunitario

La Corte di Cassazione, con una sentenza pubblicata alcune settimane fa, ha confermato la responsabilità civile di un produttore e di un vivaista della provincia di Ragusa per la riproduzione e commercializzazione abusiva di varietà di pomodoro protette da brevetto comunitario. Si tratta di una importante nuova pronuncia della Suprema Corte in sede penale in materia di violazione di privative vegetali. La decisione rappresenta un passaggio di rilievo per l’intera filiera orticola e per il settore vivaistico, ribadendo con chiarezza che la tutela dei diritti di proprietà industriale in agricoltura costituisce una priorità e che le violazioni sono soggette a rigorosa applicazione della legge.

La vicenda giudiziaria

Il procedimento trae origine dalla denuncia presentata dalla società titolare del brevetto varietale, con il supporto di Aib (Anti-Infringement Bureau for intellectual property rights on plant material), associazione che riunisce primarie aziende sementiere a livello internazionale. Le indagini condotte dalla guardia di finanza di Ragusa hanno accertato la riproduzione non autorizzata di piantine di pomodoro mediante tecniche vietate, quali il taleaggio e lo «stub», in violazione del regolamento europeo. In primo grado, produttore e vivaista erano stati condannati a otto mesi di reclusione, al pagamento di una multa di 10.000 euro e al risarcimento dei danni per 80.000 euro, oltre alle spese legali. In appello, pur essendo dichiarato il reato estinto per prescrizione, è stata confermata la condanna al risarcimento. La Corte di Cassazione ha ora definitivamente confermato l’obbligo risarcitorio, per un importo complessivo di 105.000 euro, comprensivo di 25.000 euro di spese legali relative ai primi due gradi di giudizio.

Le motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha ritenuto pienamente provata la responsabilità del vivaista, che aveva riprodotto abusivamente oltre ottomila piantine prive di documentazione attestante l’origine lecita, successivamente vendute e messe a dimora in serre senza idonea tracciabilità. Analoga conferma è intervenuta nei confronti del produttore, per il quale è stata riconosciuta la sussistenza del dolo generico. La Corte ha evidenziato la consapevolezza dell’esistenza del brevetto comunitario, anche in ragione dell’attività professionale svolta e dei rapporti intercorsi con la società titolare. Il produttore non è stato in grado di dimostrare, mediante documentazione fiscale, la provenienza di oltre quattromila piantine utilizzate. La sentenza stabilisce in modo definitivo che la riproduzione, la messa in vendita e qualsiasi forma di commercializzazione di materiale varietale protetto, in assenza di autorizzazione del titolare, integra il reato previsto dall’articolo 517-ter del codice penale.

Implicazioni per la filiera

La pronuncia chiarisce alcuni principi fondamentali per tutti gli operatori del settore (vivaisti, produttori, distributori): è vietata la riproduzione di varietà protette senza autorizzazione; ogni operatore è responsabile della legalità del materiale che produce, acquista o utilizza; l’acquisto da terzi non esclude la responsabilità; è obbligatoria la conservazione di documentazione idonea a dimostrare l’origine lecita del materiale vegetale; la mancanza di tracciabilità può costituire elemento di prova della violazione; gli operatori professionali non possono invocare la mancata conoscenza della protezione varietale quale giustificazione. In sintesi, la qualifica professionale comporta un preciso dovere di diligenza e consapevolezza.

Per una filiera più trasparente

Aib invita tutti gli operatori della filiera a contribuire attivamente a un sistema più trasparente e tracciabile, adottando pratiche e strumenti che consentano di prevenire e contrastare l’utilizzo di materiale non conforme e le distorsioni della concorrenza. Il rafforzamento di tali strumenti consentirà di ridurre il ricorso al contenzioso e di creare le condizioni affinché l’innovazione varietale sia adeguatamente tutelata e valorizzata in modo sostenibile. Il direttore generale di Aib Ignacio Giacchi ringrazia il gruppo operativo e legale dell’associazione, con particolare riferimento agli avvocati Nicola Novaro e Rossella Pola, per l’impegno profuso nel conseguimento del risultato.

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