mercoledì, 19 Agosto, 2026

Alessandro di Camporeale, nasce il Perricone: una sfida al cambiamento climatico

I tre cugini Benedetto, Anna e Benedetto Alessandro

Arriva sul mercato il Perricone della Alessandro di Camporeale: una produzione fortemente ricercata da tanto tempo dalla nuova generazione al timone della casa vinicola della provincia di Palermo, che festeggia proprio adesso un quarto di secolo di attività. «In questi 25 anni – spiega Anna Alessandro, che cura l’azienda assieme a due cugini e che si occupa prevalentemente di amministrarla – sono cambiate molte cose, a partire dal volume di produzione: siamo partiti da poco meno di 14.000 bottiglie e a tutt’oggi abbiamo una produzione che si attesta solo a Camporeale sulle 270.000 bottiglie, con vini che vengono sia da varietà autoctone sia da varietà internazionali».

In una gamma produttiva dal carattere fortemente identitario, nel segno di una mission che si rivela già nel nome, con quel richiamo al territorio d’origine nella stessa ragione sociale, mancava proprio il Perricone. Da qui la continua ricerca curata dai tre cugini, in particolare da uno dei due che hanno lo stesso nome, Benedetto, l’enologo del gruppo.

Monreale Perricone Doc Mandranova

Antico vitigno autoctono della Sicilia occidentale, il Perricone è stato abbandonato e dimenticato per decenni, pur essendo una varietà profondamente legata a questa parte dell’Isola, di cui racconta la tipicità. Il Monreale Perricone Mandranova (90% Perricone e 10% Nero d’Avola) è un vino capace di esprimere la natura vivace del vitigno ritrovato, quasi nero più che rosso, con i suoi aromi fruttati e speziati che rimandano alla macchia mediterranea. Esaltato dal profumo di mora e mirtillo, che si può trovare su tante varietà della Sicilia, si caraterizza per una sensazione quasi esclusiva in Sicilia, la componente speziata dall’equilibrio perfetto e già testata in altre produzioni della Doc Monreale di casa Alessandro. Richiama il ginepro e il mirto, rinfresca e bilancia la forza della frutta rossa. Accattivante e immediato, sorprende al sorso con la sua beva decisa.

Oggi riappropriarsi del Perricone comporta grandi vantaggi. Intanto, perché è un vitigno che matura tardi, il che permette di contrastare il grande caldo e gli effetti del cambiamento climatico e della siccità. La leggera pioggia tipica di metà settembre rinfresca le uve raccolte nella terza decade del mese e il vino cambia totalmente in termini di equilibrio, raffinatezza ed eleganza. «Arrivare a raccogliere anche in Sicilia occidentale uve così tardive – spiega l’enologo Benedetto Alessandro – in futuro sarà un grossissimo vantaggio». La resa del vino è più in linea con le esigenze attuali, sia in termini di gusto, meno abbandonato alla morbidezza del passato, sia in temini di gradazione alcolica: 13 gradi o poco più, una rarità per un rosso della Sicilia centro occidentale. Insomma, un vino che rappresenta il territorio e contemporaneamente va incontro alla domanda del mercato, principi sui quali si è soffermato l’altro Benedetto dei cugini Alessandro, agronomo esperto di marketing e fulcro della politica commerciale dell’azienda.

Da servire a una temperatuta di 16-18°C, Perricone Monreale Mandranova trova l’abbinamento ideale con la carne alla pizzaiola o con le costolette di agnello alla griglia, ma si sposa felicemente anche con i formaggi e comunque mantiene un alto livello di versatilità. Un vino biologico di grande resa alla beva, in particolare nel finale delicatamente sapido, che è stato presentato alla stampa ed agli operatori nell’atrio del cinquecentesco Palazzo Branciforte di Palermo, al culmine di una masterclass che ha portato alla degustazione dei presenti tre bianchi di Catarratto della Alessandro di Camporeale, i due spumanti Metodo Classico 2020 e Metodo Classico Sboccatura Tardiva 2017, e il Monreale Doc Catarratto Mandranova 2023. Un percorso che ha delineato le caratteristiche del territorio, preparando il terreno all’assaggio del neonato Perricone.

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