
La Sicilia attrae sempre di più turisti stranieri, grazie anche alle produzioni cinematografiche, ma perde visitatori sul mercato italiano, il che preoccupa non poco gli operatori del settore, anche perché sottrae considerevolmente risorse finanziarie alle aziende. Il turismo rappresenta il 4,2 per cento dell’economia siciliana. Sul volume nazionale, la Sicilia tocca il 4,8 per cento, grazie al coinvolgimento di numerosi comparti, dai trasporti allo shopping, fino all’industria alimentare e all’offerta culturale, naturalistica e ricreativa. Sono alcuni dei dati contenuti nello studio di Prometeia sul turismo in Sicilia, presentato oggi a Palermo durante il Forum delle Economie, organizzato da UniCredit in collaborazione con Federalberghi Sicilia. Dati che mostrano un modello ancora poco attrattivo, soprattutto se comparato ad altre regione, come la Sardegna e la Puglia.
L’incontro è stato aperto dagli interventi di Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di UniCredit, e di Nico Torrisi, presidente Federalberghi Sicilia e presidente dell’Advisory Board UniCredit Sicilia. Dopo la presentazione dello studio da parte di Andrea Dossena, associate partner di Prometeia, uno spaccato sulla situazione del settore nell’Isola è stato offerto dalla tavola rotonda sul futuro del turismo in Sicilia, tra nuovi trend e sinergie con i settori di eccellenza. In questo contesto è intervenuta Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo, che ha indicato la via da seguire per fare crescere un network di proposte in grado di attrarre la fetta migliore del turismo internazionale, considerazioni sviluppate anche da Luciano Pennisi, vicepresidente dell’Associazione La Sicilia di Ulisse, Marcello Mangia, presidente del gruppo Mangia’s, Francesca Planeta, presidente di Planeta Estate, e Giovanni Ruggieri, docente di Economia del turismo dell’Università degli Studi di Palermo e presidente Otie, associazione non-profit specializzata nello studio e nella promozione del turismo sostenibile nelle isole europee.
La fotografia (incompleta) sull’andamento dei flussi turistici nel corso del 2025 conferma i risultati già emersi nel 2024 e segnala, dopo gli anni della rincorsa (non completata in tutti i comparti) ai valori pre pandemici, importanti cambiamenti nella composizione e nella tipologia dei turisti. Cambiamenti importanti da interpretare per garantire all’economia siciliana un importante contributo di sviluppo, soprattutto con l’avvicinarsi del termine dei finanziamenti del Pnrr che hanno trainato la crescita economica in questi ultimi anni. Secondo i dati preliminari della Regione Siciliana, nel 2025 le presenze sull’isola hanno superato i 22,5 milioni (stabili sul 2024), ma con andamenti antitetici tra turisti: quelle degli italiani sono scese sotto i 10 milioni (-6,3% rispetto all’anno precedente), quelle degli stranieri sono salite a quasi 13 milioni (+5,5%). In Italia, invece, la componente domestica ha confermato i valori del 2024 e quella straniera è cresciuta del 4,3%.
Una difficoltà testimoniata anche dagli arrivi negli aeroporti dell’isola, in solo moderato incremento nel 2025 a 23 milioni di passeggeri, ma con un calo dell’1,7% degli italiani (a fronte di una stabilità a livello nazionale e di una crescita in Puglia e Sardegna) e un incremento degli stranieri (+5,1% a 8,3 milioni), inferiore però sia al dato nazionale (+7,6%) che a quello delle altre due regioni (sopra al +13% in entrambe). Anche la variazione della durata media dei soggiorni, sebbene con variazioni limitate di anno in anno, è stata lievemente negativa per la Sicilia, per effetto dei turisti italiani (scesi sotto alla soglia delle 3 notti), e positiva per la media italiana (in entrambe le componenti), dove anche la durata media è più elevata (3,4 notti contro le 3,1 dell’isola).
Risultati che però non sminuiscono l’importanza del comparto, che rappresenta il 4,2% dell’economia siciliana e il 4,8% della filiera turistica a livello nazionale, grazie al coinvolgimento di molti settori: dai trasporti allo shopping, fino all’industria alimentare e all’offerta culturale, naturalistica e ricreativa. Settori che hanno potuto sperimentare una crescita sostenuta dei fatturati dal 2019 al 2025, superiore a quella nazionale, nonostante l’assenza di grandi imprese e lo scarso numero di quelle di medie dimensioni. I limiti dimensionali hanno però pesato sulla profittabilità delle imprese, in particolare nell’ultimo biennio e nei settori chiave del comparto: accoglienza e ristorazione. Tali limiti emergono anche nel grado di patrimonializzazione delle aziende, in Sicilia molto inferiore alla media nazionale e a quello di Puglia e Sardegna.
A sorreggere lo sforzo delle aziende sono le banche. «UniCredit – ha sottolineato Malandrino – conferma il proprio impegno a sostegno del turismo siciliano, settore chiave per lo sviluppo economico dell’isola. Attraverso soluzioni finanziarie dedicate, consulenza specializzata e una rete capillare sul territorio, accompagniamo le imprese in un percorso di crescita, innovazione e qualità dell’offerta. Con oltre 2,9 miliardi di nuovi finanziamenti erogati in Sicilia negli ultimi due anni, di cui 1,5 alle imprese, continuiamo a investire per valorizzare le eccellenze locali e accrescere l’attrattività della Sicilia sui mercati nazionali e internazionali».
Investimenti e attrazione di capitali sembrano percorsi obbligati per riprendere il filo della forte crescita del comparto del biennio 2022-23, ampliando qualità e tipologia di offerta turistica (le strutture non alberghiere sono spesso associate a permanenze più lunghe) e permettendo di valorizzare le tante ricchezze che, anche nel confronto con le altre regioni, fanno della Sicilia un polo turistico naturale, che non ha ancora saputo sfruttare appieno il proprio ampio patrimonio culturale, artistico, naturalistico, enogastronomico. Un patrimonio che invece è ben chiaro a molti turisti stranieri, che, grazie anche a importanti produzioni cinematografiche, dimostrano attraverso le loro ricerche online un forte interessamento per l’isola.
La frammentazione dell’offerta è diffusa a tutti i comparti, da quello dello sport e ricreazione alla gestione dei beni culturali e naturalistici, fino alle strutture per la nautica da diporto: la Sicilia è la regione italiana con il maggior numero di approdi, ma il terzo posto nel numero di posti barca la colloca al penultimo posto nella classifica della dimensione media degli approdi, in particolare nelle marine. Un turismo sempre più internazionale e, nella componente italiana, rivolto a una clientela con capacità di spesa medio-alta (purtroppo l’Italia è, tra i paesi del Mediterraneo, quello con la maggior percentuale di popolazione che non partecipa al fenomeno del turismo), richiede poi di rivitalizzare il segmento dell’accoglienza di lusso, la cui dimensione è invece diminuita in Sicilia negli ultimi cinque anni, in controtendenza rispetto alla media nazionale e a Puglia e Sardegna.





