In Sicilia ci sono 604 persone che ogni giorno aspettano una seconda possibilità di vita. Sono i pazienti inseriti nella lista per il trapianto di rene: 126 all’Arnas Civico di Palermo, 331 all’Ismett e 117 al Policlinico di Catania. Numeri che raccontano una realtà silenziosa ma enorme, quella della malattia renale cronica, che nell’Isola coinvolge migliaia di persone. E dietro le statistiche, ci sono storie, volti, famiglie e speranze che continuano a resistere.





È proprio a loro che è stata dedicata la giornata Nefrochef – Il Gusto della Vita, organizzata a Palermo in occasione della Giornata mondiale del rene dalla Fondazione italiana del rene Sicilia, guidata da Angelo Ferrantelli, direttore dell’unità operativa complessa di nefrologia dialisi e trapianto renale dell’Arnas Civico di Palermo, insieme a Marco Guarneri, direttore dell’unità di nefrologia e dialisi del Policlinico universitario di Palermo. Alla Gambero Rosso Academy–Città del Gusto, al Molto Trapezoidale, tra pentole, profumi e fornelli accesi, la medicina ha incontrato la cucina stellata. Ma soprattutto ha incontrato la vita reale dei pazienti. Dodici persone affette da gravi patologie renali, accompagnate dai loro caregiver, hanno indossato grembiule e cappello da chef per sfidarsi in una gara culinaria guidata da alcuni tra i più importanti protagonisti della gastronomia italiana.
A fare da maestri in cucina chef del calibro di Nino Graziano, Tony Lo Coco, Pino Cuttaia e Carmelo Trentacosti, insieme a chef di fama internazionale come Mario Peqini e Pietro La Torre. Un parterre d’eccellenza che ha trasformato le restrizioni alimentari imposte dalla malattia in un laboratorio creativo di gusto e dignità.
La sfida non era soltanto gastronomica. Dietro ogni piatto c’era un messaggio preciso: dimostrare che anche una dieta nefropatica, spesso vissuta come un sacrificio quotidiano, può diventare un’esperienza di qualità e di piacere.
“I dati oggi ci indicano che, grazie ai nuovi farmaci con nuove molecole, riusciamo a curare meglio i nostri pazienti – sottolineano Angelo Ferrantelli e Marco Guarneri – e ne facciamo entrare meno in dialisi. Purtroppo, però, ancora sono tanti i pazienti che sono sottoposti a dialisi”.
In Sicilia, infatti, nel 2025 i pazienti dializzati sono stati 5.413, mentre 639 sono quelli che hanno iniziato la dialisi nello stesso anno. Numeri che fotografano una patologia diffusa ma spesso poco conosciuta. Ancora più significativo è il dato sui trapianti: nel 2025 nell’Isola sono stati eseguiti 228 trapianti da donatore cadavere, di cui 97 di rene.
Ma la distanza tra bisogno e possibilità resta ampia. Secondo gli specialisti, circa 4.500 pazienti dializzati potrebbero aspirare a entrare nella lista trapianti, ma solo una parte riesce effettivamente a farlo.
“Va segnalato il dato drammatico rispetto ai 604 pazienti in lista d’attesa di trapianto renale – spiegano Ferrantelli e Guarneri – a fronte di circa 4.500 pazienti dializzati in Sicilia che potrebbero essere inseriti nella lista”.
Un tema che riporta inevitabilmente alla questione delle donazioni. Negli ultimi anni, spiegano i nefrologi, il tasso di opposizione delle famiglie alla donazione degli organi è tornato a crescere, nonostante in molti casi il donatore avesse espresso la propria disponibilità.
Per questo la giornata palermitana ha avuto anche un forte valore simbolico e culturale. Lo slogan dell’iniziativa era chiaro: “Proteggi i tuoi reni oggi: la prevenzione salva la tua vita, la donazione può salvarne molte altre”.
Tra i protagonisti della sfida ai fornelli anche il giornalista Wladimir Pantaleone, paziente da tre anni e mezzo e in attesa di trapianto, che ha partecipato insieme alla figlia Vittoria.
“Quando si parla di cibo, le difficoltà per noi pazienti sono tante – racconta – ma la principale è una: resistere alle tentazioni del buon cibo, ai sapori, alla carne. Quindi bisogna trovare delle alternative valide per nutrirsi e sostentarsi”.
Accanto ai pazienti, anche i caregiver che ogni giorno condividono il peso della malattia. Come la dottoressa Laura Alioto, che ha deciso di partecipare per sostenere un amico affetto da una patologia autoimmune.
“Vivo quotidianamente la sua frustrazione legata alle numerose limitazioni nel cibo – racconta – e ho voluto esserci per imparare qualche ricetta nuova che possa aiutarlo”.
Alla fine della competizione a conquistare la giuria sono stati Marco Coppola per l’antipasto, Pietro Salamone per il primo piatto, Daniele Favata per il secondo e Davide Bologna per il dessert.
Ma più dei trofei, a vincere è stato il messaggio lanciato da una giornata intensa e partecipata: anche dentro la malattia può esistere spazio per la creatività, per la condivisione e per la speranza.
Perché dietro ogni piatto cucinato a Nefrochef non c’era soltanto una ricetta. C’era il desiderio ostinato di continuare a vivere. E magari, un giorno, di poter tornare a farlo con un rene nuovo.





