lunedì, 11 Maggio, 2026

Vinitaly, Castellucci di Fai-Cisl: «Le competenze dei lavoratori sempre più strategiche»

Il reggente nazionale del sindacato degli agroalimentari sottolinea che occorre «fare leva su bilateralità, contrattazione e partecipazione»

Antonio Castellucci, reggente di Fai-Cisl

Torna a Vinitaly per il quarto anno consecutivo la Fai Cisl. Oltre ad essere presente all’evento tramite l’associazione affiliata Terra Viva, al Padiglione 3, C8 D8, con le cantine associate, la Federazione agroalimentare della Cisl prende parte a due incontri istituzionali dedicati alla formazione dei lavoratori e promossi dall’ente paritetico Foragri e dall’ente bilaterale agricolo Eban.

Il primo, dal titolo Per una formazione di prossimità: costruire sinergie nella bilateralità, si è svolto ieri pomeriggio (13 aprile) presso lo stand Eban al Padiglione F, mentre il secondo, dedicato al tema Strumenti e politiche per una formazione di qualità: le sfide della transizione vitivinicola, si svolgerà oggi (14 aprile) a partire dalle ore 10 nella Sala Respighi, sempre a Veronafiere.

«Le competenze dei lavoratori – ha affermato ieri nel suo intervento il reggente nazionale della Fai Cisl Antonio Castellucci – sono sempre più strategiche anche nel settore vitivinicolo per affrontare le sfide legate ai cambiamenti climatici, alle nuove tendenze dei consumi, alla competitività sui mercati internazionali. Questo ci spinge ad evidenziare un aspetto basilare del nostro agire sindacale, che è la centralità della persona, su cui ricucire su misura competenze e tutele tramite la contrattazione, la formazione continua, le politiche attive del lavoro, che purtroppo in Italia continuano a funzionare poco, lasciando ai margini ampie fette di popolazione attiva. Nell’ambito di Vinitaly – ha aggiunto Castellucci – portiamo le istanze dei lavoratori per un confronto con imprese e istituzioni su come costruire un lavoro agroalimentare di qualità, partendo in particolare dalla valorizzazione della bilateralità territoriale e dei fondi partecipati da imprese e sindacati. Davanti alla transizione ecologica e a quella tecnologica, all’instabilità geopolitica, alla frammentazione produttiva, alla crisi climatica, all’inverno demografico – ha concluso il sindacalista – è nostro dovere rendere più attrattivo il lavoro agroalimentare e debellare qualsiasi forma di sfruttamento, caporalato e concorrenza sleale, purtroppo presenti anche in alcune eccellenze del made in Italy. E la formazione finanziata, assieme alla buona contrattazione, alla bilateralità, a una reale partecipazione dei lavoratori, è senz’altro uno dei pilastri sui quali puntare, purché raggiunga sempre più imprese, più lavoratori e più territori».

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