Nel cuore pulsante del porticciolo di Sciacca, dove il sale dell’aria si confonde con le voci dei pescatori, La Lampara si conferma, dal 2008, un faro imprescindibile per l’alta ristorazione siciliana. Fondato dai fratelli Cacace con l’obiettivo di nobilitare il pescato locale attraverso una cucina di disarmante semplicità, il ristorante ha saputo evolversi, trasformando la propria identità in un’esperienza sensoriale complessa e stratificata.
Il punto di svolta, datato 2021, segna l’inizio di una nuova era. L’ingresso in sala di Laura Piscopo — Maître-Sommelier e insignita del prestigioso titolo di Miglior Sommelier di Sicilia Ais nello stesso anno — ha radicalmente innalzato l’asticella. Grazie alla sua visione, la carta dei vini oggi si articola come un atlante enologico di rara eleganza, capace di spaziare tra territori regionali e internazionali con cognizione di causa. Parallelamente, il comando della brigata è stato affidato allo chef Gianni Morreale: reduce da anni di alta formazione al Verdura Resort, Morreale ha infuso nel menu un’anima gourmet, dove la tecnica non tradisce mai la materia prima, ma la esalta.
La mia esperienza degustativa si è aperta con il Polpo in doppia cottura: un magistrale equilibrio tra la morbidezza ottenuta grazie alla bassa temperatura e il vigore carnoso regalato dalla brace. A fare da contrappunto, un sapiente macco di fave e una caponatina estiva in bianco — dove la dolcezza delle verdure e la nota tostata dei pinoli trovano il loro apice. Un piatto che gioca, con estrema pulizia, sulle contrapposizioni tra grassezza e tendenza amarognola.
Non da meno il primo piatto: le Linguine con ricci di Sciacca. Qui, la cucina si fa pura espressione del territorio. La prepotente carica aromatica dei ricci, con quel finale amarognolo che è marchio di fabbrica della polpa locale, viene incorniciata dalla speziatura netta del pepe nero, in un abbraccio di iodio e terra.
Il vertice dell’abbinamento è arrivato dal calice: un Riesling 2020 di Dr. Loosen. Un Alte Reben (vigne vecchie) classificato GG (Grosses Gewächs), un Grand Cru a piede franco che è un inno alla mineralità dell’ardesia. I suoi sentori di cedro candito hanno dialogato magnificamente con i piatti, creando una sinergia armoniosa e vibrante.
Il gran finale, orchestrato per cavalcare le note citriche del Riesling, è stato il dessert Zagara. Un omaggio profumato alla Sicilia: un morbido al limone custodisce un cuore freddo al bergamotto, il tutto sostenuto da un crumble all’arancia e da una salsa corale di pompelmo e mandarino. Una chiusura rinfrescante, che scivola via come una brezza serale sul mare.
La Lampara non è più solo una tappa obbligata; è la dimostrazione di come la tradizione possa rigenerarsi senza smarrire le proprie radici. Un’esperienza che, chiunque giunga a Sciacca, ha il dovere intellettuale di provare.





