martedì, 17 Febbraio, 2026

L’agroalimentare italiano unito per la popolazione palestinese, parte il progetto «Pane per Gaza»

Sostenere concretamente i progetti di solidarietà attivi a Gaza realizzati dal Patriarcato latino di Gerusalemme e delle associazioni Emergency e Save The Children. È questa la mission del progetto «Pane per Gaza», promosso unitariamente da Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil e lanciato a Roma, allo Spazio Europa Experience, alla quale, insieme ai segretari generali Onofrio Rota, Giovanni Mininni ed Enrica Mammucari, sono intervenuti anche Giancarla Pancione per Save The Children e Alessandro Manno per Emergency.

Le risorse saranno devolute dalle organizzazioni sindacali dell’agroalimentare e dalle lavoratrici e lavoratori del settore, invitati a donare il valore economico corrispondente a un’ora del proprio lavoro, per sostenere la causa. Altrettanto sono invitate a fare le organizzazioni datoriali e le aziende del settore agroalimentare, corrispondendo l’equivalente di quanto donato liberamente dai propri dipendenti.

«Dopo quasi due anni, l’aggressione israeliana nella Striscia continua e si intensifica con l’ingresso dei tank a Gaza city, ed è la popolazione civile a pagare il prezzo più alto – dichiarano Fai, Flai e Uila -. Ormai l’Onu parla di un genocidio. Si parla di oltre 64 mila morti accertati tra la popolazione palestinese, tra cui quasi 19 mila bambini e 10 mila donne. Gli aiuti umanitari, alimentari o medici da mesi non arrivano a Gaza, dove la popolazione civile è martoriata dalle bombe e dalla carestia. Recentemente Fao e Unosat hanno comunicato come nella Striscia sia disponibile meno del 5% dei terreni agricoli, ciò aggrava ulteriormente la produzione alimentare». Da qui la decisione, proseguono i sindacati dell’agroindustria, «di promuovere unitariamente “Pane per Gaza”. Siamo convinti che un’adesione congiunta, del mondo del lavoro e delle imprese, rappresenti un segnale forte di solidarietà e di attenzione verso una tragedia che si sta consumando sotto gli occhi di tutti e nella pressoché totale inerzia delle istituzioni europee ed internazionali».

«A Gaza – dichiara Alessandro Manno, responsabile Paese Emergency per i Territori occupati – manca ogni cosa. Mancano acqua, cibo e medicine e mancano tutte le condizioni per vivere una vita dignitosa, in salute e in pace. L’esercito israeliano prosegue la sua azione di distruzione evacuando militarmente la città principale della Striscia e così creando nuovi morti, feriti e sfollati. Dopo quasi due anni la situazione raggiunta è catastrofica ed è fondamentale intervenire immediatamente per porre fine a tutto questo». Per Giancarla Pancione, direttore della raccolta fondi, del marketing e del brand di Save the Children, «oggi Gaza è uno dei luoghi al mondo dove è più difficile essere bambini. Da ottobre 2023 oltre 20 mila sono morti a causa delle operazioni militari israeliane. Vengono uccisi da bombe, da proiettili e dalla fame, una fame usata come arma di guerra. Si è superato ogni limite. Nei nostri spazi dedicati, i bambini disegnano le “nuvole dei desideri”: sempre più spesso desiderano cibo. E ora anche di morire. Tutto ciò è inaccettabile. La campagna “Pane per Gaza” è un atto di solidarietà concreta, di giustizia, di umanità. È un modo per non voltare lo sguardo, ma anche per dire che i diritti dei minori non sono negoziabili e che la solidarietà può diventare azione» .

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