domenica, 15 Febbraio, 2026

La cantina di design di Tenuta di Castellaro, in simbiosi col territorio eoliano

Un manifesto di sostenibilità e integrazione paesaggistica, nella virtuosa associazione di materiali naturali, tecnologie avanzate e un profondo rispetto per la storia delle Eolie: potrebbe definirsi così Tenuta di Castellaro, sull’isola di Lipari. Questa cantina non è solo un luogo di produzione, ma un’eccellenza architettonica che coniuga innovazione e rispetto per l’ambiente.

Tenuta di Castellaro (foto di Benedetto Tarantino)

«La nostra visione – spiega Massimo Lentsch, che ha dato origine alla cantina nel 2005 – è sempre stata quella di creare un luogo che rispettasse la storia e la bellezza di Lipari, unendo il passato con il futuro in un’armonia perfetta. Abbiamo investito risorse, energia e passione per realizzare un sogno: una cantina che possa essere interpretata come un’esperienza da vivere e condividere. Ogni scelta architettonica racconta il profondo legame con la storia e la cultura del territorio. Crediamo fermamente che il rispetto per l’ambiente e l’adozione di tecnologie sostenibili siano la chiave per un futuro in cui l’uomo possa continuare a produrre eccellenze senza compromettere l’equilibrio naturale».

Massimo Lentsch (foto di Benedetto Tarantino)

La famiglia Lentsch ha dato vita a un progetto ambizioso, realizzato in collaborazione con gli architetti Michele Giannetti e Alessandro Dalpiaz dello studio Dalpiaz Giannetti Architekten di Amburgo. La cantina si estende su una superficie di duemila metri quadrati ed è la più grande struttura bioclimatica delle Eolie. I principi su cui si basa sono l’integrazione con il territorio, nel rispetto del paesaggio, la valorizzazione delle risorse naturali, sfruttando l’energia solare e la ventilazione naturale, e il richiamo alla tradizione e alla storia architettonica locale, reinterpretando le antiche tecniche costruttive.

La cantina, completamente interrata, si ispira alle abitazioni ipogee tradizionali delle Eolie. La scelta di svilupparla in verticale su tre piani permette di sfruttare la forza di gravità per i travasi, riducendo il consumo di energia e preservando la qualità del vino. I materiali utilizzati per la costruzione provengono direttamente dall’isola, garantendo così un impatto ambientale minimo e una perfetta armonizzazione con il contesto naturale. La barricaia si ispira al chiostro normanno, simbolo della città di Lipari, dal quale riprende le colonne che sostengono archi a tutto sesto. La cantina è caratterizzata dalle sue colonne a fungo in cemento armato, disposte su un reticolo di 6 metri per 6. Per la loro realizzazione è stato utilizzato un metodo molto particolare, senza l’uso delle casseforme tradizionali. La funzione di cassaforma è stata svolta dalla terra, sulla quale sono state scavate le forme negative dei pilastri. Successivamente, dopo la posa delle armature, è stato eseguito il getto del cemento. Dopo 28 giorni di maturazione, sono stati eseguiti gli scavi dal basso, con pazienza, intorno a questo scheletro. La terra è rimasta attaccata al cemento, copiando esattamente la colorazione e le stratigrafie. Il fusto delle colonne si presenta sorprendentemente diverso dalle volte, caratterizzato da una scala cromatica che, in successione, rende evidente la stratificazione del terreno formatasi a seguito dei vari fenomeni vulcanici eruttivi che si sono susseguiti sull’isola. Si può così ammirare nelle colonne stesse lo scorrere di un periodo geologico di oltre 20.000 anni. La porzione di roccia che costituisce la base e il fusto delle colonne risale ai depositi dell’eruzione del centro eruttivo di Monte Guardia, attivo fino a 24.000 anni fa. La parte sommitale delle colonne e le volte sono composte dai depositi provenienti da un centro eruttivo dell’isola di Vulcano (tufi bruni). La porzione biancastra delle volte è riconducibile all’eruzione del centro del Vallone del Gabellotto.

La cantina è un perfetto esempio di autosufficienza energetica. Il sistema di camini solari permette di illuminare gli ambienti con luce naturale, riducendo drasticamente il consumo di elettricità. Inoltre, la torre del vento, tecnologia utilizzata fin dal X secolo a.C. in Medio Oriente, assicura una climatizzazione naturale, mantenendo temperatura e umidità costanti nella barricaia, condizioni ideali per l’affinamento del vino. Tenuta di Castellaro è un’opera d’arte, un esempio di come sia possibile coniugare tradizione, innovazione e sostenibilità in un unico progetto. Qui, il vino nasce da un perfetto equilibrio tra tecnologia avanzata e rispetto per la natura, offrendo un’esperienza autentica che coinvolge i sensi e racconta la storia di un territorio unico al mondo.

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