Tortino al cioccolato
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Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2

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Autore

Domenico Letizia

Esplorazione

Il packaging è da sempre un elemento chiave da valutare per implementare il successo di un prodotto. Il boom dell’e-commerce, cresciuto con la diffusione dei contagi, vede emergere la necessità di contenitori robusti, creativi e maneggevoli. Una strategia di comunicazione efficace passa anche dal packaging design, che vive delle vere e proprie tendenze con una ricerca continua di novità. 

Attualmente, la tendenza del packaging, legato alla situazione ambientale mondiale, vede l’emergere di caratteristiche rapportate alla sostenibilità. Il packaging eco-friendly rappresenta la risposta al bisogno pubblico di ridurre i rifiuti plastici, ma allo stesso tempo un’importante occasione comunicativa. Alla base di questa tendenza troviamo la scelta di materiali ecosostenibili o la riduzione degli stessi a fronte di imballaggi funzionali e operativi. Il modo in cui viene confezionato un bene comunica identità e valori del brand e contribuisce in maniera esponenziale alla fidelizzazione dei clienti. Le confezioni sostenibili sono ogni giorno più richieste dalle grandi catene della GDO e dai singoli consumatori sempre più attenti all’ambiente. Non è più questione di mode e le scelte green sono diventate parte integrante delle abitudini della società contemporanea. Sostanzialmente, se sono forti le richieste della GDO, non è da meno la volontà dei consumatori. L’importanza ricoperta dal packaging, secondo i consumatori, risulta confermata anche da un’indagine Ipsos Mori, ripresa da “Italiafruit”, svolta nell’estate 2020: l’87% dei consumatori è solito acquistare prodotti caratterizzati da una minima quantità di materiali per il packaging, mentre il 31% ha addirittura affermato di aver cambiato le proprie abitudini di acquisto proprio a causa di un packaging non sostenibile. 

Oggi, il packaging sostenibile rappresenta un valore aggiunto per la filiera e sta assumendo sempre più rilevanza nei rapporti tra produttore e consumatore. Inoltre, durante la fase più acuta della pandemia i prezzi degli imballaggi biocompostabili di frutta e verdura destinati ai consumatori sono schizzati in alto. La produzione dei packaging compostabili è attualmente nelle mani di poche aziende multinazionali e anche i confezionatori in grado di soddisfare la richiesta sono pochi. L’aumento della domanda, la scarsità di materiale e il numero ridotto di fornitori ha definito una situazione in cui i listini sono fuori controllo e rischiano di mettere in difficoltà tutta la filiera. 

Gli aumenti degli ultimi mesi, nell’ordine del 5-10%, devono sommarsi all’impennata dei costi del packaging dell’ultimo anno. La produzione e l’innovazione del packaging rappresenta un buon volano economico per chi vuole dare vita a startup innovative e sostenibili. Una richiesta in continua crescita con un potenziale mercato in espansione. I costi del packaging oscillano già fra il 15% e il 20% del prezzo a cui viene venduta ogni singola confezione e la sfida è quella di abbattere tali costi aumentando la concorrenza e l’innovazione nel settore. Food Packaging Forum ha pubblicato un’indagine di Markets and Markets secondo la quale il mercato del packaging sostenibile crescerà del 42,8% entro il 2025. Molte aziende, soprattutto quelle di grandi dimensioni che hanno più risorse da investire in ricerca, innovazione e tecnologia, hanno cominciato a studiare soluzioni di packaging totalmente riciclabili sia per un’accresciuta sensibilità ambientale che per le importanti azioni di marketing nei confronti di consumatori sempre più esigenti e attenti all’impatto dei prodotti sull’ambiente. 

Sono anni che l’ortofrutta spagnolo fa concorrenza al prodotto Made in Italy sia sul mercato interno che nei circuiti economici internazionali. Le recenti novità sulle relazioni economiche e commerciali tra Spagna e Canada che vanno rafforzandosi, soprattutto in ambito agroalimentare, devono far riflettere. I ministeri spagnoli della pesca, dell’alimentazione, dell’industria, del commercio e del turismo hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per promuovere arance e mandarini, prodotti in Spagna, nel mercato canadese per una durata di tempo di tre anni. Una campagna finanziata con 400.000 euro, finalizzata a consolidare la posizione commerciale del settore degli agrumi ispanici nel nord America, rafforzando la reputazione ispanica in rapporto ad altri concorrenti commerciali europei. Importante è anche l’elemento comunicazione e digitale inserito all’interno della campagna promozionale.

L’obiettivo della campagna, che si svolgerà fino al 2022, è quello di consolidare la reputazione degli agrumi spagnoli al fine di aumentarne il consumo interno in Canada, un consumo che viene registrato in aumento nel periodo di emergenza sanitaria globale. Secondo i dati elaborati dal Citrus Management Committee (CGC), le esportazioni di agrumi nel periodo di marzo e aprile del 2020 sono aumentate del 15%, raggiungendo quasi mezzo milione di tonnellate. Una tendenza al rialzo della domanda internazionale destinata a crescere anche nel corso dei prossimi mesi.

I prodotti spagnoli si sono imposti con forza in Europa e nel mondo a tal punto che hanno reso la Spagna un Paese leader delle esportazioni di frutta e ortaggi freschi a livello mondiale. Nonostante una produzione interna di frutta e ortaggi freschi superiore a 25 milioni di tonnellate, assistiamo a una forte crescita delle importazioni in Spagna destinata a far emergere nuove opportunità anche per il mercato italiano. La crescita della popolazione spagnola, passata dai 40 ai 47 milioni di abitanti nel periodo 1995-2020 influisce molto come la crescita economica di questi 25 anni, escludendo le diverse oscillazioni ed in particolare la crisi del 2008, che ha favorito un cambio della dieta degli spagnoli, ad esempio, sempre più propensi ai frutti esotici. La Spagna è un mercato e un sistema commerciale da guardare con estrema attenzione per le imprese e i produttori italiani.

Il Paese oltre ad essere molto importante per le esportazioni italiane può essere visto anche come leader da imitare nella diffusione e creazione di campagne di comunicazione per i prodotti e le eccellenze italiane. D’altronde, i marchi italiani riconosciuti come eccellenza vanno diffondendosi anche in Spagna. La grande attività pubblicitaria di Marlene ha contribuito ad affermare l’immagine delle mele italiane tra i consumatori spagnoli. Per il consumo delle uve italiane, storicamente migliori della maggior parte delle varietà spagnole, ha influito la diffusione e pubblicizzazione delle varietà senza semi, che nei prossimi anni saranno probabilmente soggette a modifiche. Ci sono anche specialità di nicchia molto apprezzate, come il radicchio rosso di Treviso, che possono trovare spazio nel cuore culinario degli spagnoli. Un percorso già intrapreso da altre specialità italiane nel mercato iberico. Nel 1975 gli spagnoli che conoscevano la pizza erano solo quelli che avevano viaggiato in Italia, mentre oggi la mozzarella si trova in tutti i supermercati spagnoli.

L’Italia ha tutto il bagaglio di conoscenza e formazione per trovare la sua nicchia in uno dei Paesi in cui l’importazione di frutta e verdura è cresciuta maggiormente negli ultimi due decenni.  Anche se l’esportazione di arance e mandarini da parte della Spagna continua a crescere, l’Italia potrebbe fare la differenza imitando le pratiche migliori di marketing del mercato spagnolo, sia all’estero che all’interno dello stesso mercato spagnolo, che apprezza tantissimo il prodotto italiano se quest’ultimo è ben diffuso e pubblicizzato.

Un nuovo disastro ambientale è in corso presso le coste della Campania. Arrestati i componenti di due organizzazioni criminali che per procurarsi i prelibati datteri di mare hanno devastato l’ecosistema marino del Golfo di Napoli, creando danni consistenti ai Faraglioni di Capri. I PM si sono avvalsi anche di un gruppo di esperti, coordinati dal professor Giovanni Fulvio Russo e da Marco Sacchi dell’Ismar-Cnr, per comprendere cosa avveniva sotto acqua. Il volume di affari dei due gruppi, uno napoletano e l’altro tra Castellammare e Capri, era grande, visto che i datteri costano dai 40 ai 200 euro al chilo e che due dei capi del gruppo napoletano in pochi mesi hanno commercializzato 8 quintali di questo prodotto illegale ma molto ricercato.

Nonostante il divieto assoluto di pesca, i pescatori di frodo continuano a raccogliere e a vendere sottobanco i datteri di mare a peso d’oro e sono frequenti le operazioni di sequestro da parte della Guardia di Finanza. Considerati una vera e propria prelibatezza, e gettonatissimi nelle zone costiere per preparare sofisticate ricette, i datteri di mare sono però considerati specie protetta, motivo per cui in Italia e in altri paesi è vietato pescarli, venderli e mangiarli.

Ciò è dovuto al modo e alle tempistiche con cui si sviluppano questi molluschi, che fa sì che l’unico modo per catturarli sia distruggere le rocce in cui vivono. Non sono una specie in via di estinzione, ma la raccolta dei datteri di mare è così distruttiva per l’ambiente che la legge è intervenuta per proibirla. Pratica legale fino al 1998, con il DM 16 ottobre 1998 l’Italia ha messo fuori legge la pesca del dattero di mare, per gli altri paesi europei si è dovuto aspettare il 2006, estendendo il divieto anche al commercio, alla detenzione e al consumo. La raccolta dei datteri di mare è un vero e proprio prelievo forzoso che necessita di martelli pneumatici, pinze per estrazione e picozze per rompere la roccia, fino agli esplosivi, nei peggiori dei casi.

Questa attività danneggia irreversibilmente il litorale di natura calcarea e i fondali. Un ristorante rischia la chiusura e può diventare l’ultimo anello di un sistema creato da un’organizzazione criminale strutturata come quella fermata in Campania. L’arresto dei colpevoli, grazie alla costanza e alla sinergia con gli esperti della Guardia di Finanza, ha fatto notizia per qualche giorno ma poi, come già successo in passato, tutto è già stato dimenticato. Tuttavia, anche per i ristoratori e gli appassionati di datteri di mare sembra esservi una buona prospettiva futura, grazie all’allevamento controllato, sostenibile e di qualità. In Puglia è stato messo in atto un progetto di un allevamento che si occupa solo del “Dattero Bianco”, una specie a crescita rapida.

Se il procedimento andrà a buon fine, presto potremo tornare ad assaporare legalmente questa prelibatezza che sin dai tempi dei romani era considerato un piatto prelibato ed evitare di assistere a scene drammatiche e distruttive come quelle accadute a Capri. Anche per tale episodio, Marevivo ha chiesto con un appello pubblico di inserire nel Comitato Interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica (CITE), una consulta che metta insieme i dicasteri che hanno competenza sui temi del mare. Salvaguardare l’ambiente e rafforzare la tracciabilità del food di qualità è una priorità così come la protezione del Mar Mediterraneo. Dalla dismissione del dicastero della Marina Mercantile i temi legati al mare, come la pesca, il turismo e la conservazione del patrimonio naturale, sono stati divisi tra sette ministeri e non esiste più una politica forte ed integrata per la salute del mare e per la sicurezza del food marino che mangiamo quotidianamente. 

Il mercato ittico internazionale sta vivendo enormi problematiche dovute all’emergenza sanitaria e alla conseguente crisi economica frutto della chiusura del canale commerciale Ho.Re.Ca e al mutamento repentino dei consumi alimentari italiani e internazionali. Nel corso dell’anno 2020, sono state circa quindici milioni le famiglie che hanno mutato la scelta dei consumi alimentari elaborando nuove ricette povere che prevedono il consumo di pescato come tonno, baccalà o pesci come l’orata per piatti non troppo elaborati.

Le analisi di PescAgri, l’Associazione Pescatori Italiani, promossa da Cia, ha stimato che per il settore ittico, nel corso del 2020, vi è stato un calo del fatturato di oltre il 40%. Importanti le perdite registrate a novembre 2020, in termini di volumi del prodotto.  Le restrizioni sugli spostamenti e le chiusure dei ristoranti hanno influenzato in negativo sulla domanda di pesce fresco e locale. Tuttavia, il consumatore ha mutato la propria attenzione dedicando estrema attenzione alla tracciabilità del prodotto e alle nuove modalità di acquisto tramite canali eCommerce e con la diffusione di Marketplace di prodotti ittici.

Inoltre, i recenti risultati commissionati dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, in una analisi intitolata “Acquacoltura e Covid-19: quale impatto sui consumi?”, ha consentito di comprendere le novità del mondo ittico in rapporto ai consumi e alla distribuzione. Le chiusure dovute all’emergenza hanno provocato variazioni nelle modalità di preparazione del pesce a casa e un aumento nella raffinatezza delle ricette. La preferenza di prodotto italiano è arrivata all’82%, perché percepito come di maggior qualità, sulla base di una serie di parametri a pari merito: più sostenibile, più sicuro e controllato, più fresco.

Tali analisi dimostrano che anche per gli operati e per le aziende del mondo ittico è variata la modalità di approccio al mercato, con un protagonismo forte di nuove modalità di comunicazione e nuove visioni di network e business. La realtà virtuale può contribuire e far comprendere l’importanza del prodotto ittico e sviluppare ulteriormente il business tra produttori e distributori. Chi ha compreso a fondo tali dinamiche è stata l’associazione Assoittica Italia. Con la durissima crisi economica e l’anno della pandemia sanitaria, Assoiticca ha rivisto le proprie priorità. Obiettivo dell’Associazione è quello di dare una risposta concreta alle aziende che a causa della pandemia non hanno potuto partecipare a manifestazioni internazionali, appuntamenti indispensabili per sviluppare nuove strategie di marketing.

L’idea di Assoiticca è quella di utilizzare e massimizzare le potenzialità del digitale e del web, attraverso l’utilizzo di sofisticate tecnologie di semplice utilizzo. Con tali premesse nasce Digital Seafood Trade Show, una fiera virtuale che non avrà nulla da invidiare alle manifestazioni in presenza. I buyer potranno visitare le aziende in room private, previo appuntamento, così come accade nelle fiere in presenza. Assoittica in occasione della Giornata Europea del Mare, con due giorni di fiera virtuale il 20 e il 21 maggio, chiama a raccolta tutto il mondo ittico per riflettere su come sviluppare il futuro del settore a partire delle potenzialità dei B2B digitali e degli incontri specifici sulle nuove strategie di marketing e sostenibilità per il mondo del pesce e per la tutela dei nostri mari e oceani.