



C’è una Palermo che cambia senza tradire se stessa. Una Palermo che continua a raccontarsi attraverso il cibo, ma che oggi sceglie di farlo con uno sguardo più ampio, più attento, più umano. In via Cavour 21, equidistante dal classicissimo Teatro Massimo e dal modernissimo Molo Trapezoidale, questa trasformazione prende forma nel Ristorantino Pizzeria Leone, guidato dalla visione concreta e appassionata di Alessandro Azzimati. Qui, tra le pareti che un tempo hanno ospitato la storia e il talento di Franco Franchi, oggi si costruisce un’altra forma di memoria: quella di una cucina che non esclude, che non fa distinzioni, che restituisce a tutti il diritto di sedersi a tavola senza pensieri.
Una scelta che nasce dal rispetto
Non è stata una decisione di mercato, né una semplice risposta a una tendenza. L’ingresso nel programma Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia, ufficializzato nel novembre 2025, è stato per Azzimati un passaggio più profondo. «Non volevo inserire qualche piatto senza glutine solo per completezza di menu», racconta. «Volevo costruire un’esperienza vera, in cui chi ha questa esigenza potesse sentirsi esattamente come tutti gli altri». Ma arrivare al traguardo ha richiesto tempo, scelte ponderate e una forte assunzione di responsabilità. «Ho impiegato un po’ di tempo per creare una cucina totalmente riservata al gluten free, ma fin quando non avevo spazi ad hoc, ho rimandato questa scelta proprio per rispetto verso i clienti che vivono questa problematica», spiega. «La salute prima di tutto, un ristoratore non deve correre rischi».
Due cucine, un’unica idea di ospitalità
Al Ristorantino Leone, il cambiamento è concreto. Gli spazi si duplicano, le attenzioni si moltiplicano. Una cucina dedicata, un laboratorio separato per i dolci, una pizzeria pensata per evitare ogni contaminazione. Non è un dettaglio tecnico, ma una dichiarazione di intenti.




«Oggi sono orgoglioso di aver creato una vera e propria chicca», racconta Azzimati. «Ho aspettato perché le cose, se si devono fare, si devono fare bene. L’investimento non è stato indifferente, ma ne vale assolutamente la pena». E c’è un gesto che racconta più di ogni altro questa filosofia: l’apertura totale verso il cliente. «Ho sempre il piacere di far visitare le cucine ai clienti celiaci», aggiunge. «Per mostrare loro la cura e l’attenzione che mettiamo ogni giorno».
Il sapore della normalità ritrovata
Il risultato si vede nei piatti, ma soprattutto nelle reazioni. Un’arancina al nero di seppia, una pizza fragrante, un dolce della tradizione: gesti quotidiani che per molti sono scontati, ma che per chi vive la celiachia diventano spesso rinunce. Da Leone, invece, tornano a essere possibilità. «La cosa più importante è che non ci sia differenza», sottolinea Azzimati. «La stessa cura e la stessa attenzione si trovano anche nei menù: non c’è nulla di diverso rispetto a quelli classici».

Ed è proprio qui che si gioca la vera sfida: non creare un’alternativa, ma un’esperienza identica. «L’offerta è assolutamente uguale, sia per il ristorante che per la pizzeria», precisa. «Chi viene qui deve sentirsi libero di scegliere tutto».
Tradizione e tecnica, senza compromessi
Accanto alla cucina di mare, costruita su pesce fresco selezionato quotidianamente e piatti che raccontano la tradizione palermitana, la pizzeria rappresenta un altro pilastro del progetto. Impasti a lunga lievitazione, farine siciliane macinate a pietra e tecnologie moderne garantiscono leggerezza e qualità.
L’attenzione al senza glutine, in questo contesto, non riduce la qualità, ma la eleva. Lo dimostra anche il percorso di Azzimati, chiamato nel 2026 come giudice alla Sicilia Pizza Competition.
«Lavorare senza glutine ti obbliga a essere ancora più preciso», osserva. «E questa precisione migliora tutto».
Una tavola senza barriere
Entrare oggi al Ristorantino Pizzeria Leone significa immergersi in una Palermo che evolve senza perdere il proprio carattere. Le foto d’epoca alle pareti raccontano il passato, mentre in cucina si costruisce un presente più inclusivo. «Il vero investimento è stato nel dare a tutti la possibilità di vivere la tavola senza preoccupazioni», conclude Azzimati. «Perché la convivialità deve essere un diritto, non un limite».
E in una città come Palermo, dove il cibo è identità prima ancora che nutrimento, questa scelta assume un valore ancora più forte: una tavola lunga, aperta, dove nessuno resta più fuori.




