Tra le varietà che hanno scritto la storia della viticoltura siciliana, il Catarratto occupa un posto speciale. Considerato uno dei vitigni autoctoni più antichi dell’isola, la sua presenza è documentata da secoli e affonda le radici in una tradizione agricola che ha attraversato dominazioni, cambiamenti economici e trasformazioni culturali. Già diffuso nel Cinquecento e protagonista dell’espansione vitivinicola siciliana tra Ottocento e Novecento, il Catarratto ha rappresentato per generazioni una risorsa fondamentale per le comunità rurali, grazie alla sua straordinaria adattabilità ai diversi territori, alla resistenza alla siccità e alla capacità di esprimere con autenticità il carattere mediterraneo della Sicilia.
Coltivato oggi su circa 28 mila ettari, il Catarratto continua a essere il vitigno più diffuso dell’isola. Dopo essere stato a lungo associato a una viticoltura orientata alla quantità, negli ultimi anni è diventato protagonista di una profonda riscoperta qualitativa che ne ha rivelato il potenziale espressivo, la complessità e la capacità di interpretare in modo diverso i territori di provenienza. Nasce da questa consapevolezza la prima edizione della Festa del Catarratto, in programma il 6 e 7 giugno a Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo. È la prima manifestazione interamente dedicata a un vitigno e si pone l’obiettivo di restituire centralità e dignità a una varietà che rappresenta un patrimonio storico, culturale e agricolo della Sicilia.
Ideata e organizzata dall’Arca, Associazione regionale del Catarratto autentico, assieme alle sei aziende fondatrici, Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo, la manifestazione promuove una nuova narrazione del Catarratto attraverso un’alleanza tra produttori e territorio fondata su autenticità, sostenibilità e riconoscibilità. Il progetto infatti vuole anche valorizzare ed essere parte integrante del territorio e della cultura arbëreshë della comunità locale. Ecco perché la manifestazione è dedicata non solo al vitigno e alla produzione vinicola delle aziende. ma anche al territorio e alle sue eccellenze gastronomiche, con una degustazione aperta al pubblico che vedrà la partecipazione di tredici cantine – oltre meta delle quali appartenenti alla Doc Monreale – e nove aziende produttrici di formaggio, miele e altri prodotti tipici. Oltre ai banchi di assaggio e degustazione, una masterclass dedicata al Catarratto, condotta da Othmar Kiem, direttore di Falstaff Italia, assieme all’enologo Tonino Guzzo, metterà in primo piano il vitigno e i vini prodotti dal Catarratto, evidenziando le diverse espressioni di questa varietà.
«La prima Festa del Catarratto – spiega Sebastiano Di Bella, presidente Arca e produttore – nasce come esperimento di educazione, promozione e valorizzazione del Catarratto, il vitigno più rappresentativi e identitario della nostra isola, coinvolgendo il territorio e la comunità locale, con l’obiettivo di integrare la produzione vinicola in un più ampio contesto culturale e di fare conoscere il Catarratto e le nuove e più autentiche espressioni stilistiche che ne valorizzano le caratteristiche dando vita a vini più freschi, più contemporanei e con grande potenziale di invecchiamento».
L’Associazione regionale del Catarratto autentico nasce dall’incontro di sei aziende familiari unite dalla volontà di riscoprire, tutelare e valorizzare il vitigno. Una rete di realtà che condividono una visione comune: restituire al Catarratto il ruolo che merita nella storia e nel futuro della viticoltura siciliana. Le sei aziende fondatrici coltivano complessivamente circa 80 ettari di Catarratto in territori molto diversi tra loro, dalle Madonie alle colline di Naro, dal Belice alle aree interne del Nisseno. Una pluralità di paesaggi, suoli e microclimi che trova nel Catarratto un linguaggio comune e che dimostra la straordinaria capacità di questo vitigno di interpretare i territori senza perdere la propria identità.
Attraverso attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione, Arca promuove una nuova cultura del Catarratto, mettendone in evidenza la ricchezza espressiva e il potenziale qualitativo. L’obiettivo è superare una visione uniforme del vitigno per raccontarne invece le molteplici sfumature, valorizzando il legame tra vino, territorio e comunità. L’associazione sostiene inoltre un modello di viticoltura sostenibile e artigianale, fondato su pratiche rispettose dell’ambiente, rese contenute e interventi agronomici non invasivi. Una scelta che riflette la volontà di preservare il patrimonio agricolo e paesaggistico siciliano e di costruire un percorso di valorizzazione duraturo. In questi anni Arca si è fatta promotrice di un percorso di divulgazione attraverso il Tour del Catarratto, che ha toccato dieci città in Sicilia e nel resto d’Italia, contribuendo a far conoscere a operatori, appassionati e consumatori il volto contemporaneo di questo vitigno storico. La Festa del Catarratto rappresenta il momento culminante di questo cammino: un’occasione per riunire produttori, territorio e pubblico attorno a un patrimonio che appartiene all’intera Sicilia.
«Dal Catarratto – prosegue il presidente Di Bella – possono nascere vini freschi, eleganti. Vini di grande personalità e sorprendente verticalità. Il nostro compito è creare valore, restituire al Catarratto il prestigio che merita». Se per secoli il Catarratto è stato coltivato come varietà da vino quotidiano, negli ultimi anni sta conoscendo una stagione di riscoperta e di valorizzazione rivelando la ricchezza delle sue potenzialità ed espressioni, nelle diverse tipologie di vino: dai bianchi freschi e fragranti, capaci di restituire l’essenza mediterranea, dai vini fermi a vini spumante. «Il successo del Catarratto – conclude Di Bella – è infatti legato al suo equilibrio raro: è un’uva che resiste alla siccità e alle principali malattie, fattori che ne hanno favorito la diffusione in quasi tutte le province dell’Isola. La sua plasticità agronomica è il motivo fondamentale per cui, nel tempo, il Catarratto è diventato sinonimo di affidabilità e qualità. Un’uva molto moderna per le sue caratteristiche di sostenibilità».





