mercoledì, 29 Aprile, 2026

«Basta morire di movida»: presentata a Palermo l’associazione NoMaranza

L'iniziativa nasce a due mesi da un video virale dello chef Natale Giunta. Già formulate le prime proposte per rendere più sicure le notti della città

«Entriamo dentro i locali con le tute di Armani sul polso 5000 e nelle Gucci pezzi rari. Per strada come Rambo, gli infami stretti al collo»: queste parole, tratte del brano di un rapper palermitano, raccontano una realtà che subisce quotidianamente chi gestisce le discoteche, come riferisce in una nota la nuova associazione che si batte contro le violenze nei locali della movida di Palermo. Le notti palermitane, negli ultimi dieci anni, hanno registrato otto vittime eclatanti per l’efferatezza dei delitti, quattro solo nel 2025. Proprio al culmine di una rissa all’ingresso del suo locale, provocata da chi voleva entrare gratis e senza essere in lista, lo chef Natale Giunta, titolare di Citysea, ha diffuso un video, diventato virale in tutta Italia, dove provocatoriamente vietava l’ingresso ai maranza con tanto di cartello. Due mesi dopo, è stata presentata al Marina Convention Center del Molo Trapezoidale di Palermo, l’Associazione «#NoMaranza. Per una Movida sicura per cittadini e imprenditori», presieduta dallo stesso Giunta.

Tra i fondatori anche l’avvocato penalista Mario Bellavista e la nota giornalista televisiva ed ex inviata di Striscia la Notizia, Stefania Petyx, la penalista Fausta Catalano, la civilista Maria Geraci, la professionista Valeria Egle Giallombardo e la giornalista Milvia Averna. Presenti anche mamme delle vittime delle notti in discoteca: Loredana Zerbo, mamma di Paolo La Rosa, ucciso nel 2020 a Terrasini, e Daniela Vicari, mamma di Francesco Bacchi, ucciso nel 2024 a Balestrate. Presente anche il presidente dell’associazione Filiis Palermo, Domenico Camilleri. All’incontro è seguita la mostra «SìMaranza. W la barba» del ritrattista palermitano Alessio Falzone, un viaggio tra le barbe più interessanti con le loro storie.

«Il nome #NoMaranza – spiega lo chef Natale Giunta – è nato all’indomani dell’omicidio dell’Olivella del povero Paolo Taormina, accaduto pochi mesi dopo la strage di Monreale. L’assassino, Gaetano Maranzano, un giovane di 28 anni originario del quartiere Zen di Palermo, prima di confessare il brutale omicidio con un colpo di pistola alla nuca, su TikTok pubblicò un video con l’audio di una fiction di mafia, “Il capo dei capi”, mostrando un atteggiamento di sfida. Il suo aspetto con barba nera lunga, collana grossa e occhiali con montatura dorata, mi ispirarono una locandina che, tempo dopo, ho usato per manifestare la mia stanchezza e chiarire a tutti che il mio locale non è aperto a chi inneggia alla violenza, a chi cerca la rissa e soprattutto a chi esce da casa armato per far danno».

L’associazione, senza scopo di lucro, si pone come mission quella di essere un tramite tra gli imprenditori del settore e le istituzioni e di formare e sensibilizzare per una movida sicura. Tra i punti esposti durante l’incontro, la modifica dell’articolo 100 del Tulps, Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza, che attribuisce al questore il potere discrezionale di sospendere o revocare la licenza di esercizi pubblici teatro di disordini, supportando la modifica già proposta in parlamento. «È un testo che risale al 1931 ed è quindi datato – sottolinea la neonata associazione – che delega in toto ai gestori dei locali il problema sicurezza e che di fatto è diventata un’arma di ricatto per i malintenzionati che minacciano di creare disordini per farli chiudere se non ottengono ingressi e drink gratis. Vogliamo poter chiamare le forze dell’ordine con serenità quando ravvisiamo momenti di pericolo senza la paura di essere chiusi».

«Un secondo punto – spiega l’avvocato Mario Bellavista che è anche il vice presidente dell’associazione – è la realizzazione di protocolli d’intesa tra i gestori dei locali, la polizia e la Prefettura come è accaduto in altre regioni, con i gestori più virtuosi. E, anche estendere le Zone rosse, già avviate a Palermo, alle poche discoteche e locali che hanno la licenza di pubblico spettacolo, con passaggi frequenti delle volanti». Infine, l’Associazione #NoMaranza chiede che sia realizzato, sulla scia degli stadi di calcio, dove il fenomeno è stato contenuto, anche un Daspo per i locali da ballo per i pregiudicati e per tutti coloro che siano stati denunciati per rissa e per violenza. «Vogliamo contribuire con i nostri mezzi e la visibilità al benessere della città, e siamo disposti a fare rete con tutti i cittadini di buona volontà per la creazione di un clima più sereno per uscire e divertirsi senza la paura di subire violenza. Perché non si può morire di movida. Noi amiamo le barbe ma odiamo la violenza», conclude la giornalista Stefania Petyx.

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