martedì, 17 Febbraio, 2026

«Il cibo è identità e futuro»: intervista a Rosa Di Stefano (Federalberghi)

di Milvia Averna

Oggi più che mai, la Sicilia è al centro delle mappe del desiderio turistico mondiale e ad orientare la scelta è sempre più la ricchezza dell’offerta enogastronomica. Lo sa bene Federalberghi, come testimoniano le parole di Rosa Di Stefano, presidente della Federazione a Palermo. Giornalista e imprenditrice, Rosa ha indirizzato molti degli sforzi proprio verso lo sviluppo del turismo legato alla cucina dell’Isola, soprattutto nel 2025, anno nel quale la Sicilia si fregia del titolo di regione gastronomica d’Europa.

Perché lei dice che la Sicilia è al centro delle attenzioni del turismo internazionale?

«Secondo l’Osservatorio Enit 2024, la nostra isola è tra le prime dieci destinazioni italiane più ricercate online dagli stranieri, con un tasso di crescita dell’interesse superiore al 12 per cento rispetto all’anno precedente».

E Palermo che ruolo recita?

«Tripadvisor ci dice che Palermo è nella top 10 delle destinazioni emergenti in Europa, mentre la cucina siciliana è stabilmente tra le prime tre preferite al mondo, insieme a quella italiana in generale e alla giapponese».

La cucina recita un ruolo di primaria importanza, allora.

«Quando si chiede ai turisti cosa li spinge a scegliere la Sicilia, oltre il 60 per cento indica la gastronomia tradizionale come motivazione principale del viaggio, seconda solo al patrimonio artistico e paesaggistico, come emerge dai dati Unioncamere–Isnart 2023. Un ulteriore riconoscimento è arrivato dalla piattaforma TasteAtlas, che nel suo ranking 2023 delle migliori cucine regionali al mondo ha posizionato la Sicilia al terzo posto, definendola “una terra dal patrimonio gastronomico unico, fatto di influenze arabe, normanne, spagnole e popolari”».

Ma non è solo una questione di numeri. Lei ha un’esperienza diretta, gestendo un numero alcune delle più rinomate strutture ricettive di Palermo.

«È così, noi albergatori e gestori di strutture extra-alberghiere lo vediamo ogni giorno. Non è un caso che la prima domanda che un ospite ci rivolge appena arriva in hotel sia “dove posso mangiare bene?”».

Non è solo per mangiare bene… 

«Infatti, il cibo non è solo nutrimento: è cultura, è identità, è memoria. Ogni piatto racconta una storia fatta di radici, contaminazioni, stagioni e mani sapienti. E questa narrazione gastronomica è da sempre uno dei più potenti attrattori turistici».

In che modo Federalberghi agisce per promuovere la cultura del cibo?

«Stiamo sviluppando un progetto innovativo di valorizzazione turistica del food: nei nostri hotel stiamo introducendo menu multilingue interattivi, accessibili tramite QR code, che raccontano in italiano, inglese, francese e tedesco le origini e le curiosità legate ad ogni pietanza tipica. Immaginate un turista che, durante la colazione, scopre che quella marmellata di fichidindia nasce da una tradizione agricola secolare, o che la granita era un lusso introdotto dagli arabi: il piatto diventa racconto, il racconto diventa emozione, e l’emozione diventa memoria».

Ma non può esserci qualità del cibo senza qualità del servizio.

«Per questo abbiamo attivato collaborazioni con le scuole alberghiere del territorio per formare il personale di sala e cucina sin dai primi anni. Un accordo che parte dall’istruzione e arriva fino all’inserimento lavorativo, offrendo ai giovani l’opportunità di imparare, crescere e restare. Perché oggi lavorare nel turismo non è un ripiego, ma una scelta professionale di valore e di prospettiva».

Federalberghi da sempre è al fianco di Expocook. Perché?

«Perché è una manifestazione che negli anni ha saputo crescere fino a diventare un punto di riferimento per tutto ciò che ruota attorno al mondo della cucina, dell’hotellerie e della ristorazione. Expocook rappresenta un appuntamento strategico. Le fiere non sono solo eventi di settore, ma motori economici e culturali per una città. Portano visitatori, generano economia, relazioni, posizionano Palermo al centro di un circuito virtuoso che unisce turismo, innovazione e qualità».

C’è un messaggio che vuole lanciare ai giovani?

«Questa terra, la nostra Sicilia, ha tutto ciò che serve per costruire un futuro solido, innovativo e luminoso. Non fuggite. Credeteci. Investite qui. Il cibo e il turismo non sono due comparti distinti: sono un’anima sola. Sono la spinta emotiva e sensoriale che guida il viaggiatore nella scelta di un luogo. Palermo, e la Sicilia tutta, hanno il dovere e il privilegio di raccogliere questa sfida. E noi, con cuore, con competenza e con visione, siamo pronti a farlo».

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