lunedì, 21 Settembre, 2026

Cresce l’enoturismo: i dati a Sicilia en Primeur

La manifestazione è cominciata con un convegno all'Oratorio dei Bianchi di Palermo

Con il convegno di apertura della ventiduesima edizione di Sicilia en Primeur, Assovini Sicilia ha voluto approfondire ulteriormente un tema di grande attualità come l’enoturismo partendo da dati concreti e da un’analisi utile per definire le prossime strategie. La manifestazione, ideata dall’associazione siciliana, ha preso il via all’Oratorio dei Bianchi di Palermo con il convegno Taste the Island. Live the Story e fino al 15 maggio riunirà in Sicilia oltre cento giornalisti da tutto il mondo alla scoperta del vino siciliano attraverso degustazioni, visite nelle cantine, esperienze. Protagonisti di questa edizione 56 aziende associate con oltre mille etichette in degustazione nei vari momenti. La scelta della città di Palermo si è trasformata anche in un’opportunità di esplorare luoghi della città come il Real Albergo delle Povere, appena ristrutturato, sede della degustazione con i produttori e la degustazione tecnica, la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo e il Palazzo Sant’Elia.

Ad aprire i lavori Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia: «Parlare di vino in Sicilia – ha detto – significa inevitabilmente parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola. Abbiamo scelto Palermo per questa edizione di Sicilia en Primeur perché rappresenta perfettamente questa stratificazione di storia, culture e visioni che rende unica la nostra terra. Oggi l’enoturismo è una leva strategica fondamentale: non solo un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento potente per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia. È questo il senso del nostro invito: taste the island, live the story».

Al centro del convegno, moderato dal sommelier e divulgatore Andrea Amadei, il tema dell’enoturismo come fattore trainante del comparto vitivinicolo regionale, tra sostenibilità, digitalizzazione, formazione e nuove modalità di relazione con il consumatore. Il quadro delineato è quello di un modello enoturistico siciliano dalla forte identità che ha bisogno di strutturare e valorizzare una domanda internazionale già esistente.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Palermo Roberto Lagalla, di Alessio Planeta, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, di Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain Sicilia, e di Matteo Zoppas, presidente dell’Ice (Italian Trade Agency), sono stati presentati i dati del report sull’enoturismo siciliano realizzato da Lumsa-Ceseo (Centro studi enoturismo e oleoturismo), che restituisce l’immagine di un comparto maturo, internazionale e sempre più strategico per lo sviluppo del vino siciliano. Secondo i dati, nel 2025 il 61,4% delle cantine siciliane coinvolte nel sondaggio ha registrato un aumento dei visitatori, mentre il 74,7% indica una prevalenza di clientela straniera, proveniente soprattutto da Europa e Stati Uniti. Per lo studio, l’enoturismo rappresenta per il mondo vitivinicolo siciliano una componente economica concreta e in crescita: per il 58,3% delle aziende pesa circa per il 10% del fatturato complessivo – esclusa la vendita diretta del vino – le visite guidate e le degustazioni si confermano leve commerciali sempre più importanti per le cantine.

Tra i principali punti di forza emerge anche la sostenibilità: l’86,7% delle cantine produce energia da fonti rinnovabili, il 56,2% copre almeno il 40% del proprio fabbisogno energetico attraverso energie green, l’88% ha eliminato la plastica monouso nell’accoglienza e circa sette aziende su dieci utilizzano bottiglie leggere.
La ricerca evidenzia anche una forte evoluzione dell’offerta: sale degustazione, wine shop, percorsi di visita e personale dedicato sono ormai ampiamente diffusi e quasi sei aziende su dieci dichiarano di avere già progettato nuove esperienze per il 2026, con l’obiettivo di costruire proposte sempre più articolate e premium. Buono anche il livello di digitalizzazione di base – siti web, e-commerce e mailing list – mentre resta ancora limitato l’utilizzo di strumenti più evoluti: solo il 20% delle aziende dispone di un Wine Club strutturato e il 30,6% dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale, soprattutto nell’ambito del marketing e della comunicazione.

«Il lavoro realizzato per Assovini Sicilia – ha spiegato Dario Stefàno, presidente del Ceseo – restituisce un patrimonio conoscitivo originale e stimolante per chi ha a cuore il futuro dell’enoturismo siciliano. Disporre di dati solidi, aggiornati e territorialmente granulari non è un esercizio accademico, ma la condizione necessaria per mettere istituzioni e operatori nelle condizioni di intervenire con efficacia, superando approcci frammentari e accompagnando un settore in crescita verso una piena maturità competitiva. I numeri che emergono dall’indagine confermano la vitalità del comparto, caratterizzato da una forte attrattività internazionale e da un’offerta ormai strutturata, ma evidenziano con altrettanta chiarezza alcune fragilità su cui lavorare».

Per Antonello Maruotti, coordinatore scientifico del Ceseo e docente di Statistica presso l’Università Lumsa Roma, «il report al quale abbiamo lavorato restituisce l’immagine di un ecosistema dinamico e già strutturato, nel quale la qualità dell’esperienza enoturistica si accompagna a una crescente attenzione per sostenibilità e innovazione. La sfida che emerge dai dati non riguarda più soltanto l’attrattività delle cantine, ma la capacità di trasformare una domanda internazionale già presente in valore economico stabile e diffuso sul territorio».

Ampio spazio è stato dedicato durante il convegno anche al rapporto tra vino e nuove generazioni, tema affrontato da Vincenzo Russo, professore ordinario di Psicologia dei consumi e Neuromarketing all’Università Iulm di Milano, che ha illustrato i risultati dell’Osservatorio giovani & vino. La ricerca evidenzia come il 51% dei giovani italiani tra i 20 e i 24 anni consumi vino, il dato più alto mai registrato per questa fascia d’età, e come l’esperienza diretta in cantina rappresenti uno dei principali driver di coinvolgimento delle nuove generazioni. I giovani non sono lontani dal vino: cercano esperienze autentiche, relazioni e contenuti culturali. L’enoturismo può diventare il luogo in cui nasce questo nuovo legame con il vino. «Oggi – ha aggiunto Russo – sempre più la comunicazione e il marketing del vino devono essere flessibili e intergenerazionali, sapendo modulare strategie, prodotti ed attività in cantina in base al target di riferimento. Un ulteriore sforzo professionale per intercettare anche le nuove peculiarità della plasticità cerebrale del cervello della generazione Z»..

Assovini Sicilia conferma il suo ruolo nel dibattito del mondo del vino e traccia la rotta del futuro dell’enoturismo siciliano. «La Sicilia del vino possiede oggi tutti gli elementi per affermarsi tra le grandi destinazioni internazionali dell’enoturismo: autenticità, biodiversità, cultura e capacità di accoglienza. La sfida è continuare a costruire una visione comune che trasformi questo patrimonio in crescita sostenibile per tutta l’isola», ha concluso Mariangela Cambria.

«L’enoturismo – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino – è destinato a diventare uno dei pilastri sui quali fondare la nostra economia. Il turismo esperienziale focalizzato sulla scoperta del vino, della specificità del suo territorio e della cultura locale sta attirando migliaia di visitatori nella nostra regione e i numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta: siamo la seconda meta enogastronomica d’Italia dopo la Toscana. Siamo, inoltre, una delle destinazioni più attrattive e vediamo di giorno in giorno aumentare la domanda di esperienze autentiche legate al territorio. Un modo per diversificare l’offerta turistica e rilanciare la nostra economia».

Sicilia en primeur è un’iniziativa finanziata dall’ assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, dipartimento regionale dell’Agricoltura.

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