




La Sicilia inaugura l’edizione 2026 del Vinitaly puntando sul biologico come leva strategica di sviluppo. E mettendo al centro esperienze, visioni e percorsi di una filiera virtuosa: la più estesa d’Italia, che custodisce i valori della sostenibilità e dell’alta qualità, ma anche quelli dell’etica, con cooperative che coltivano nei terreni confiscati alla mafia, startup gestite da giovani, imprese al femminile che custodiscono le tradizioni nel solco dei valori familiari. «Da tanti anni il nostro governo – ha spiegato Luca Sammartino, assessore all’’Agricoltura della Regione Siciliana – investe sull’agricoltura biologica. La biodiversità della Sicilia ci ha consentito di essere oggi la prima regione italiana con un territorio biologico che pone la Sicilia ai vertici europei sul fronte green. La Regione Siciliana per la prima volta in questo Vinitaly 2026 ha voluto inoltre unire con una collettiva le cantine biologiche, per valorizzarne l’identità e dare spazio alle potenzialità della filiera. Continueremo con l’attività di governo in questa direzione: nei prossimi mesi incentiveremo il consumo, la produzione e la commercializzazione del biologico nella grande distribuzione».
«La Sicilia – ha sottolineato Calogero Alaimo presidente nazionale di Italiabio – con 33 mila ettari di vigne biologiche vanta un risparmio di 8 milioni di CO2, oltre 2 mila tonnellate di azoto nitrico ad alto impatto energetico e 7 milioni di metri cubi di acqua se noi trasformassimo tutta la viticoltura italiana in regime biologico, ovvero 600.000 ettari di vigne, avremmo un vantaggio di 160 milioni di tonnellate di CO2, 36 milioni di azoto nitrico e 120 milioni di metri cubi di acqua. La Sicilia con il suo vigneto biologico è il vero polmone ecologico d’Italia, insieme alla Toscana e alla Puglia».
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«L’Italia è il maggior Paese produttore di vino in Europa – ha affermato Giusi Mistretta, commissario straordinario dell’Irvo – e la Sicilia detiene il primato biologico più importante della nazione. Al Vinitaly 2026 ospitiamo 164 cantine di cui 28 bio, sono piccole e medie imprese con prodotti d’eccellenza. Nel Padiglione 2 c’è una Sicilia unita, con un’area dedicata ai beni culturali, un’altra allo street food d’autore, si respira l’ambizione di una regione con indole enoturistica». Una sfida nata anni fa «che oggi da nicchia si è trasformata in sistema», ha continuato il direttore Irvo Vito Bentivegna.
«La Sicilia negli ultimi anni ha fatto un cambio di passo, posizionandosi tra le regioni più attive nel settore dell’agricoltura – ha sottolineato il capo dipartimento Masaf Marco Lupo – sia per l’accesso alle misure del PNRR, sia per la progettualità. Una regione attiva e ricca d’eccellenza, che con la filiera del vino mostra tutta la sua ricchezza e vivacità».
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Domani i lavori proseguiranno con il taglio del nastro del Padiglione 2 alle 10; alle 12.30 ci sarà il convegno Viaggio in Sicilia: le nuove frontiere dell’enoturismo. Alle 14 sarà protagonista l’Igp Nebrodi, una realtà siciliana da valorizzare. Alle 15 si svolgerà il focus Comunicare il vino oggi: nuovi linguaggi e nuove percezioni del valore. Alle 16 si terrà il convegno Irvo Natura e tecnologia: i dati e la sperimentazione del comparto siciliano. L’impegno di Irvo tra controlli, qualità e futuro. Alle 17.30 ci sarà l’inaugurazione della mostra dell’assessorato Beni Culturali della Regione Siciliana Millenni di storia e di vino. Rotte della memoria nel Mediterraneo.






