Ristoranti chiusi alle 18, lo chef stellato Max Mascia: “Chi rispetta le regole ha il diritto di lavorare”

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La crisi economica portata dal Coronavirus non ha risparmiato ristoranti e chef stellati. La chiusura anticipata alle 18 per ristoranti e bar, prevista nell’ultimo Dpcm in vigore dal 26 ottobre al 24 novembre, è un’ulteriore batosta per il settore. Ne è pienamente convinto Max Mascia chef del ristorante San Domenico di Imola che dal 1977 può vantare due stelle Michelin.  «Ci penalizzano per negligenze altrui», dice lo chef che è anche presidente della Nazionale Italiana Chef.

Ristoranti chiusi alle 18, lo chef Max Mascia: “Chi rispetta le regole ha il diritto di lavorare”

«I ristoranti che rispettano le regole – spiega lo chef Mascia all’Ansa – hanno il diritto di lavorare. Noi ci siamo adeguati, abbiamo investito, distanziato, rispettato le regole. Il problema non siamo noi ma le scuole e il trasporto pubblico».

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Per lo chef il vero problema sono «le resse di studenti all’ingresso e all’uscita di scuola, gli autobus pieni: non è stato fatto niente dal pubblico mentre da noi privati sì». Il nuovo documento prevede inoltre tavoli da massimo quattro persone al ristorante. «Guardi – racconta lo chef Mascia – mi ha appena telefonato una famiglia di sette persone, vivono insieme ma li dovremo mettere in un tavolo da quattro e uno da tre. Ma finché si lavora va bene così».

La chiusura alle 18, invece, impedisce di lavorare. «I ristoranti vivono con la cena. Quelli che vivono con il pranzo lo fanno con i business lunch ma con lo smart working i business lunch non ci sono più. Quindi – aggiunge – dirci di chiudere alle 18 vuol dire dirci di chiudere». E a questo punto «ci vuole un ristoro. Non si può chiudere e basta. Se non mi fai lavorare, mi aiuti» come è accaduto «in altri Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna».

«Il problema, spiega, sono i codici Ateco, quelli che mettono insieme tutti i locali, dai ristoranti, ai pub, a chi fa apericena; realtà diverse alcune in grado di garantire il distanziamento altre no. Bisognerebbe distinguere e pensare anche a obblighi diversi fra «grandi città e piccoli centri, lasciando i locali aperti nei secondi e mettendo l’obbligo di non uscire dal Comune dopo le 18». Nello scambio di messaggi sulle chat degli chef ha sentito «colleghi arrabbiati, delusi e demoralizzati».

Adesso «noi dobbiamo un po’ alzare la voce; è troppo importante. Certo – sottolinea – si alza la voce ma non le mani o le braccia. La violenza non porta da nessuna parte ma ci vuole qualcuno che ascolti non solo chi lancia i sassi ma anche chi parla con pacatezza» perché se ci sono ristoranti come il suo con una lunga tradizione e le spalle larghe «ci sono persone che hanno investito, giovani che hanno iniziato da poco e loro non ce la faranno.

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