Versante Nord 2016 di Eduardo Torres Acosta, un Etna Rosso “maestoso”

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Era bisestile il 2016, un anno di cheap thrills, di canzoni che parlavano, profetiche di Work from home… Un anno strano quindi, in un posto ancor più strano l’Etna, dove Eduardo Torres Acosta tipo (strano anche lui che viene dalle Canarie) si era messo da poco a fare vino in due ettari di vecchie vigne presi in affitto nel cuore della parte nord.

È banale dire, che sa di autunno, o che almeno lo ricorda, nella sua energica e calda malinconia mai priva di slanci. Di Etna Rosso ce ne sono tanti, molti buoni, parecchi insignificanti, alcuni maestosi. Questo potremmo metterlo, già dalla visiva, in quest’ultima categoria. Sincero, senza farsi mai totalmente attraversare dallo sguardo, restio nel darsi totalmente, a lasciarsi leggere del tutto, come gli occhi di certe donne del sud che hai amato da giovane.
Al naso senti la botte grande, di rovere francese, i professionisti li chiamano tonneau, ma io sono solo un sommelier con la coppola. Senti il legno ormai ben integrato tra spezie maliziose e frutta rossa non più adolescente. Naso d’amore e di tenebra come una vecchia storia di Isabel Allende, in bocca succo e tensione, calore e magia, un bel vino davvero.
Un “comfort wine” di cui c’è bisogno all’approcciarsi dell’autunno, dove tutto pare scolorire, raffreddarsi, diventare meno bello, più triste, poco umano. Un vino orizzontale, ma non seduto, accogliente, succoso, bellissimo, nel suo abbracciarti senza mai essere stucchevole, nel suo scaldarti con dolcezza senza mai scadere nell’invadenza. Chiude su una nota, leggermente amara, educatamente grintosa, di freschezza non scalpitante, ma presente, che dona a questo vino un’ottimista prospettiva di futuro.
Un Etna Rosso ufficioso, perché anche lui è Igt come tutti i grandi vini. La Doc sempre più spesso sancisce un fallimento, una mancanza di fantasia, una voglia di conformismo. Un rosso per sognare, per amare, per vivere, non necessariamente in quest’ordine. Da bere sentendo il disco dell’anno, anche se di loro si sa poco. Il pezzo è bellissimo, fresco, criptico mai banale, come questo vino: loro sono i Salut e il pezzo si chiama, “Scary Times“, come i tempi che viviamo. Buon ascolto e cin cin!

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