La new wave dei Pét-Nat siciliani, i nostri consigli per un’estate “frizzantissima”

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Sono gli spumanti fatti con l’altro metodo: il metodo romantico. Sono freschi, leggeri, alcuni direbbero young, in ogni caso sono buonissimi e il rischio di berli irresponsabilmente è molto alto. Il rischio è quello di scambiarli per delle birre artigianali, visto il tappo a corona, i font dall’estetica DIY e i nomi molto rock’n’roll. Invece sono i Pét-Nat, abbreviazione del francese “pétillant naturel” (i wine-sovranisti li chiamano rifermentati).

L’estetica, che guarda esplicitamente al mondo delle craft beer è (come sempre) anche sostanza. I pét-nat infatti non sono normali spumanti. La loro seconda fermentazione avviene infatti in bottiglia, con la fermentazione degli zuccheri residui non svolta completamente nella prima. In questo modo prende vita una bolla più fresca, irriverente e imprevedibile.

Al contrario degli spumanti metodo classico, spesso costosi, poco ironici e classisti, e alla banalità gastro-turistica dei metodi charmat che nascono solo per colorarsi d’arancione nei tristi calici degli spritz, i pét-nat scelgono un’altra via: quella della leggerezza, della condivisione, dell’allegria. Spesso bollati come hipster-bubbles, anche per l’alto tasso di instagrammabilità delle bottiglie, sono il nuovo trend dell’estate 2023. Non ci sono wine bar e ristoranti anche fine dining che ne siano sprovvisti.

Forse perché tutti hanno sempre più voglia di divertirsi e di vini che, come le persone, si prendano poco sul serio. O forse, semplicemente, per il fatto che sono buonissimi e che, al contrario delle noiose note di crosta di pane, si sente molto più spesso la frutta. Inoltre il loro tasso alcolico, che raramente supera gli undici gradi, permette di diventare allegri e basta.

Vini da bere all’aperto, propiziatori di incontri e con prezzi anti-inflazione, i pet nat si apprestano a uscire dalla scomoda categoria dei vini di nicchia per diventare gli spumanti di chi vuole bere in modo diverso, economico, ma non per questo banale. Ovviamente la Sicilia con la sua varietà di uve autoctone e di produttori intraprendenti è tra le regioni italiane all’avanguardia. Qui di seguito alcuni consigli per un’estate scoppiettante e frizzantissima!

Fuori i nomi:

La Chiusa, QB: da Montevago, un piccolo paese tra Palermo e Agrigento, che prima di questo vino era famoso solo per un tragico terremoto. Il QB, un Pèt-Nat da cataratto, è forse il best kept secret della Sicilia in bolle. Cataratto in purezza, sulfureo, godibile, freschissimo, è già un must non solo nei locali hipster.

Ayunta, Vino Frizzante Rosato: da Randazzo, Ayunta uno di punta della new wave etnea, da uve nerello mascalese vendemmiate in anticipo. Un rosato di rara bevibilità nel quale la freschezza non diventa mai banale e dove la piacevolezza sconfina pericolosamente verso l’edonismo puro.

Rallo, La maggiore: Da Marsala, poteva mancare un grillo? Il vitigno a bacca bianca di cui tutti parlano in Sicilia e nel mondo? No. L’ultimo nato in casa Rallo, figlio del mitologico Bianco Maggiore, è un rifermentato incisivo di rara intensità dove leggerezza e carattere trovano una sintesi, fresca ed unica, da provare.

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