venerdì, 1 Maggio, 2026

I vini etnei di Donnafugata, passione vulcanica: la nostra degustazione

C’è una famiglia che da sempre coltiva la propria passione per i vini di Sicilia, custode di un sogno etneo realizzatosi dopo oltre 20 anni. Donnafugata è arrivata sull’Etna nel 2016, condotta da quel richiamo atavico del vulcano, come fosse una sirena nascosta nel mare di lava, che ne ha mosso il desiderio. Se in principio fu Giacomo Rallo a fondare Donnafugata nel 1983 con la moglie Gabriella, il testimone è passato oggi ai figli José e Antonio, che continuano a coltivare questa passione di famiglia.

La tenuta etnea si trova sul versante Nord del vulcano, a Randazzo, contrada Statella, rimessa in sesto nel pieno rispetto della sostenibilità e dei limiti previsti dall’Ente Parco dell’Etna. In un territorio tanto fragile e al contempo potente e ricco, Patrimonio dell’Umanità Unesco, tutte le scelte devono necessariamente rispettare i vincoli naturalistici e paesaggistici previsti. Solo la manutenzione dei muretti a secco in pietra lavica, e dei vari terrazzamenti hanno bisogno di tempo, cura e manodopera. 

In questa tenuta, tra i 730 m e i 750 m s.l.m., Donnafugata coltiva circa 35 ettari di vigneti, tutti in zona DOC, divisi in 6 contrade: Montelaguardia, Statella, Camporè e Calderara nel comune di Randazzo, Marchesa e Verzella nel comune di Castiglione di Sicilia. Le varietà autoctone coltivate sono rappresentative del territorio, a partire dal Carricante, Nerello Mascalese e in piccole quantità Nerello Cappuccio.

Non tutto l’allevamento è ad alberello, ma si trova anche a spalliera bassa, su suoli vulcanici sui quali periodicamente si depositano le ceneri della “montagna”, com’è chiamata l’Etna dagli abitanti del luogo. Quello stesso borotalco lavico, che arriva persino a Catania, che copre i palazzi, che si insinua nei vestiti, amato e detestato. Un terroir decisamente fuori dal comune dove esposizione, suoli, escursione termica giorno-notte e mano dell’uomo, danno vita a dei vini segnati da mineralità, finezza e potenzialità di invecchiamento. 

Ph. Fabio Gambina

Sull’Etna Donnafugata produce bianchi, rosati e rossi di carattere, come l’Etna Rosso DOC Contrada Marchesa, il cru dell’omonima Contrada, 2 ettari appena in un anfiteatro naturale circondato da colate laviche di migliaia di anni e Fragore Etna Rosso DOC, cru di Contrada Montelaguardia, oltre 4 ettari, su colate laviche risalenti al 1614-1624. C’è poi il rosato Sul Vulcano Rosato, setoso e leggero come un foulard di seta, da Nerello Mascalese, vitigno coltivato nei territori tra Randazzo e Castiglione di Sicilia. Seguono Sul Vulcano Rosso, sempre da Nerello, bellissima bevibilità (vino che apri e bevi dall’antipasto alla zuppa di pesce) e lo strepitoso Sul Vulcano Bianco, dalla mineralità tagliente, da uve Carricante, coltivato nella stella zona. 

La degustazione

Sul Vulcano Rosato 2021. Rosa cipria tenue. Delicato ed etereo al naso, con piacevoli profumi di gelsomino, fili d’erba, bergamotto e infantili ricordi di zucchero a velo. Il sorso è di discreta struttura, sapidità in chiusura e buona freschezza. 

Sul Vulcano Bianco 2019. Giallo paglierino. Intenso all’olfatto, con lievi ricordi di idrocarburi già presenti su base agrumata. Il sorso è pieno, succoso, sapido e lungo. Bella potenzialità di affinamento in bottiglia.  

Sul Vulcano Bianco 2018. Paglierino con riflessi dorati. Un bouquet intimista, che si concede poco per volta, dal quale emerge un suggestivo profumo mielato. La bocca è coerente al naso. 

Sul Vulcano Bianco 2017. Dorato luminoso. Al naso è potente e magnetico, burroso con rintocchi tropicali, tra cui la papaia e il mango. Entusiasma per l’evoluzione nel calice, dove cambia con l’ossigenazione fino a un piacevole profumo di frutta secca e creme caramel, che si ritrova anche in bocca, specie in chiusura. Il sorso è altrettanto complesso, piacevole e lungo. Sapido.

Sul Vulcano Rosso 2019. Rubino luminoso. Naso di erbe mediterranee, frutta rossa e spezie. Al palato è elegante, masticabile e intenso. Bellissima bevibilità. 

Contrada Marchesa 2018. Rubino. Cornucopia olfattiva, da cui emergono note di spezie, come il pepe nero, poi frutta come mora e prugna, più un insolito ricordo di karkadè. La bocca è ampia, succosa, strutturata. Tannino setoso e buona freschezza. Lungo. 

Cuordilava 2018. Rubino. Dal naso complesso, intenso di spezie orientali, rooibos, tabacco dolce, incenso. Al palato è strutturato, concentrato con chiusura sapida. Tannini integrati. Meraviglioso.

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