domenica, 15 Febbraio, 2026

Dallo Jura il Savagnin “En Chalasse” del 2021, un bianco tanto raro quanto magico

Fino agli anni 90 lo Jura era una specie di Molise di Francia (anche se col Comtè). Poi ha iniziato ad esistere e tutti hanno iniziato ad apprezzare il suo Savagnin, l’uva bianca autoctona più famosa: genetica promiscua, corredo aromatico affascinante, intensità, stile primo Bon IverDomaine Labet è molto citato, ma bevuto più raramente perché il numero di bottiglie è risicato e la loro assegnazione difficile.

Il Savagnin “En Chalasse” non è solo un vino, è uno state of mind prodotto da una singola vigna. Ha la nitida purezza di un solo di Miles Davis e un finale che, come persistenza, ricorda l’utopia. Fermentazioni spontanee, barrique usate, solforosa il cui livello ricorda la libertà di stampa in Cina: questo più che un vino è il mondo che vorrei. 

La magia di “En Chalasse”

Una visiva luminosa senza timidezza, un’olfattiva dove la complessità non è mai caotica, tra note sgrumante, fiori bianchi e lievi tostature e un palato che sa di futuro. Una persistenza infinita su note di cedro, che minacciano di non finire mai. 

Da Rotalier, estremo sud di una regione strana, un vino che parla bene al mondo, un vino che nella sua materica essenzialità ci ricorda innanzitutto una cosa, ovvero che ci si può emozionare restando territoriali, senza forzature, ammiccamenti allo zetigeist enologico. 

Da degustare ascoltando una canzone di bucolica poesia territoriale che parla a tutto il mondo, come questo vino. Lui è Bon Inver, viene dal Vermont, una specie di Jura (e di Molise) degli Stati Uniti e il pezzo si chiama Holocene

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