Cerulli Spinozzi, dalla vigna alle sinergie col territorio: storia di un produttore illuminato

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È una terra di mezzo, l’Abruzzo, fatta di sbalorditivi contrasti della natura, che in una manciata di chilometri riempiono gli occhi di paesaggi diversi. Dai trabucchi che si tuffano nel mare, ai picchi innevati del Gran Sasso, fino a quelle dolci, verdi colline, dove nascono alcuni dei vini più rappresentativi della regione. In questa terra di passaggio e di conquista, ricca di storia, nasce l’azienda vinicola Cerulli Spinozzi, a Canzano, in provincia di Teramo, tra le zone più vocate per la produzione di rossi da Montepulciano d’Abruzzo.

Mente, cuore e passione portano il nome di Enrico Cerulli Spinozzi. Per lui, vissuto a lungo a Roma, l’amore per questa parte dell’Abruzzo è arrivato, come tutte le cose importanti e solide, in età adulta. Ha un’aria mite e misurata, Enrico Cerulli Spinozzi, che nasconde in realtà il fuoco del passionario, di colui che si illumina parlando della sua azienda, dei suoi vini e dei prodotti del territorio nati dalle mani di chi, quell’Abruzzo, ce l’ha stampato da generazione sulla pelle. Non sempre si trovano uomini così, che sanno parlare di un territorio, raccontarlo al punto da lasciarne il sapore sulle labbra. Una chiacchierata con lui equivale a un viaggio tra i colori, i sapori – spesso dimenticati – di un Abruzzo agricolo, che ha bisogno di farsi raccontare per essere riscoperto. Anche per questo, con ogni probabilità, è diventando nel 2018 presidente del Consorzio di Tutela Vini Colline Teramane. Una passione ereditata dai fondatori dell’azienda, il padre Vincenzo e lo zio Franco, che hanno creduto nel potenziale abruzzese, facendo proprie le loro ambizioni.

Montepulciano d’Abruzzo

“A sì, Montepulciano d’Abruzzo? Siete in Toscana, vero?”. Inizia così la narrazione di Enrico Cerulli Spinozzi, con quella che può sembrare una battuta, che poi si rivela una realtà: molti stranieri (e direi molti italiani) conoscono poco o nulla di questo vitigno e dell’Abruzzo. E ci sarebbe molto da dire, a partire dalle quattro vallate, Vibrata, Salinello, Tordino e Vomano che, dal Gran Sasso d’Italia, si sviluppano dolcemente verso la costa adriatica. Mare e rilievi montuosi garantiscono buone escursioni termiche giorno-notte e ventilazione costante, condizioni atmosferiche, supportate dal lavoro storico degli agricoltori, che hanno permesso la nascita della prima DOCG abruzzese per il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane. Il vino può essere prodotto con un minimo dell’85% dall’omonimo vitigno, più un 15% di vitigni a bacca rossa ammessi, anche nella versione Riserva, che prevede un titolo alcolometrico volumico più alto di almeno un grado.

Due dei loro vini

Nella linea Cortalto, nome che indica le vigne di Canzano da cui nascono questi vini, ci sono il Cerasuolo D’Abruzzo Superiore e il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg, entrambi da Montepulciano 100%. Due vini emblematici di questa terra, che ne raccontano i trascorsi e il futuro. In parte, almeno, perché il futuro lo costruiscono gli uomini e le donne con le proprie scelte, a volte legate al mercato. Ecco che per il Cerasuolo, che nel nome descrive il colore intenso, quasi al limite del rosso, qualche produttore ha scelto – negli ultimi anni – macerazioni meno lunghe, strizzando l’occhio alla Provenza o ai rosati del Salento ben più noti. Non Enrico Cerulli Spinozzi, che al contrario come presidente del Consorzio di Tutela Vini Colline Teramane punta a mantenere la riconoscibilità di questa denominazione.

Il suo Cerasuolo D’Abruzzo Superiore Doc è un vino dal buon equilibrio gusto-olfattivo, dal color cerasuolo luminoso, segnato da croccanti ricordi di lampone, soffi floreali, sorso composto, con attacco fresco e buona tempra sapida in chiusura. L’abbinamento regionale è col Tacchino alla Canzanese, un piatto nato probabilmente per errore nelll’Ottocento, la cui ricetta è stata tramandata nei secoli. Da mangiarsi freddo, la gelatina che arricchisce il tacchino, nasce dal suo brodo, preparato la sera e rimasto a contatto con la carne fino al mattino successivo diventando solido. Il Consorzio del Tacchino alla Canzanese ne tutela l’origine e la tradizionale ricetta (http://www.tacchinoallacanzanese.it/index.html).

Il Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg, dal colore rubino intenso, è un tripudio di fiori e frutti rossi, speziatura tipica, estremamente succoso e “masticabile” in bocca, con buona eleganza e freschezza. Un vino decisamente gastronomico, che si abbina con le zuppe di pesce, se servito a una temperatura più bassa, sino al Pecorino di Farindola, un’altra piccola perla abruzzese. Un prodotto caseario del versante orientale del Grand Sasso, la cui particolarità sta nel caglio di suino, lavorazione molto antica addirittura di epoca Romana. Questo formaggio non ha al momento un Consorzio di Tutela, ma Enrico Cerulli Spinozzi sta lavorando affinché possa presto nascere per la sua promozione e salvaguardia.

Sinergie preziose tra viticoltori illuminati come Cerulli Spinozzi e produttori di piccole eccellenze abruzzesi, che non possono che fare bene a tutto il territorio. Chapeau!

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