Tortino al cioccolato
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Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2

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Autore

Emanuele Termini

Esplorazione

Nell’Italia a tinte grigie che ancora combatte contro il covid, ci sono sfumature di colore che richiamano alla mente le eccellenze del nostro territorio. Dal marrone scuro del caffè al verde delle vigne, passando per il giallo tenue delle colombe pasquali. L’Italia riesce sempre ad emergere con la bellezza anche nei momenti più bui, quando sconforto e rabbia rischiano di prendere il sopravvento. Nella nostra uscita di marzo abbiamo acceso i riflettori su alcune eccellenze del “made in Italy”. Una rassegna di giovani, donne e figli d’arte che hanno creduto nel potenziale delle proprie radici e che già adesso stanno raccogliendo i frutti del proprio lavoro.

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Andremo alla scoperta di scrigni di bellezza unici al mondo, come le vigne sommerse dell’Etna. Una storia di resilienza che parte da lontano e che arriva sino ai giorni nostri per raccontarci la bellezza di un territorio da proteggere a tutti i costi. Più lontane ma altrettanto esposte ai cambiamenti climatici sono le piantagioni di caffè della fascia equatoriale. Secondo una inquietante previsione, infatti, nel giro di pochi decenni la produzione mondiale di caffè potrebbe calare di oltre il 50%. Un vero e proprio cataclisma non solo ambientale, ma anche socio-economico se consideriamo l’importanza e la diffusione del caffè nel mondo. Insomma, un indotto che muove miliardi è a forte rischio e tutto, ancora una volta, dipenderà dalle nostre scelte.

Come detto, abbiamo voluto insistere sulle eccellenze italiane nel mondo. Dalle donne chef che negli Usa stanno conquistando sempre più spazio nel settore della ristorazione di qualità ai giovani di talento che hanno saputo affermarsi anche in contesti dove la competizione è altissima. Perché non sono solo le grandi star a portare in alto in nome dell’Italia nel mondo, ma c’è una vera e propria costellazione di talenti che mantengono alta la bandiera del made in Italy.

E poi spazio alla solita finestra dedicata agli operatori del settore ho.re.ca che in questi mesi hanno attraversato (e stanno ancora attraversando) una vera e propria “tempesta perfetta” fatta di limitazioni, chiusure e incertezze sul futuro. Il nostro Paolo Guidi ha illustrato tutte le enormi potenzialità del “passaparola”. Una forma tanto antica quanto complessa di marketing che però va necessariamente coniugata con le più moderne strategie di comunicazione che il buon imprenditore deve conoscere e padroneggiare. Perché, non ci stancheremo mai di sottolinearlo, il mondo è cambiato e pensare di poter tornare a correre senza studiare e innovare la propria attività rischia di diventare un pericoloso salto nel vuoto. Cari amici, non mi resta che porgervi gli auguri per una serena Pasqua. Buona lettura!

Caro premier Conte

Ho letto l’ultimo Dpcm firmato da Lei più e più volte. L’ho fatto, mi creda, senza preconcetti o sovrastrutture ideologiche di qualsiasi tipo. Mi sono solo sforzato di trovare un filo conduttore tra le varie strette imposte agli italiani per contenere la nuova ondata di contagi che c’è e che indiscutibilmente fa paura. Ma mi creda, caro presidente, non ne sono venuto a capo e anzi, a dirla tutta, è cresciuto dentro di me l’atroce sospetto che molte delle disposizioni che voi avete inserito all’interno del Dpcm non siano state frutto solo di una valutazione scientifico-sanitaria, quanto di un folle bilanciamento di interessi economici in gioco. In parole povere: schiaffetto a chi ha le spalle larghe e spranga sulle ginocchia a chi invece non ha referenti all’altezza nei palazzi del potere.

Secondo quale valutazione di natura epidemiologica o più in generale scientifica, una cena in un ristorante o il servizio al tavolo in un locale notturno rappresenta un rischio per l’incolumità pubblica maggiore rispetto a una funzione religiosa, a un viaggio su un qualsiasi mezzo pubblico di una grande città, alla fila alla cassa del supermercato, alla sosta nelle sale d’aspetto degli uffici pubblici e così via all’infinito? Avete messo sullo stesso piano le sale di ristoranti e ristorantini con quelle delle discoteche e dei club dove gente ubriaca e sudaticcia è obiettivamente incapace di assicurare distanziamento sociale e utilizzo di mascherine.  Perché l’avete fatto?

Forse perché avete tagliato sino all’osso i fondi destinati alle forze dell’ordine e non c’è nessuno che possa garantire un controllo capillare del territorio? Il ragionamento quindi è: “Non posso verificare che nei ristoranti vengano adottate tutte le precauzioni del caso? Amen, chiudiamo tutto”. Qualora non se ne fosse accorto, caro presidente, a dipendere dalle sorti del settore della ristorazione non sono solo titolari, chef e camerieri. Alle loro spalle ci sono centinaia di migliaia di produttori, ci sono cantine vinicole, aziende agricole, piccola manifattura, ci sono i proprietari degli immobili che non riceveranno più l’affitto con puntualità, ci sono i gestori dei servizi energetici che dovranno ricorrere al recupero crediti per vedere saldate le loro bollette e ci saranno, quindi, milioni di famiglie che non avranno di che campare.  A rischio, caro Conte, non c’è solo qualche botteguccia di quartiere da potere “ristorare” con una manciata di euro (da accreditare chissà quando). A rischio c’è il sistema Italia, c’è la nostra tenuta economica e sociale.

L’urlo di dolore che questo settore ha lanciato in queste ore risuona in molte piazze italiane. Il rischio concreto che la situazione degeneri è sotto gli occhi di tutti. E si badi bene, nessuno si permetta di definire “minacce” le proteste di piazza. Perché non saranno i soliti violenti e facinorosi a inquinare una protesta che è vera come la disperazione di chi non sa come tirare a campare nelle prossime settimane.

A lei, presidente del Consiglio, chiedo un atto di coraggio e di umiltà. Riveda quest’ultimo Dpcm, lo renda più armonico e se è il caso anche più rigido per quel che riguarda i controlli. Nessuno qui ha il terrore di uno “stato di polizia” che non esiste, i ristoratori italiani bramano la possibilità di dimostrare all’Italia quanto elevato sia il loro senso di responsabilità e la loro cura per il bene comune. Non si tireranno indietro davanti alla necessità di rivedere alcune loro abitudini. In fondo, lo hanno già fatto nel corso di quest’ultimi mesi con ineguagliabile attenzione. Facendo un passo indietro, sicuramente, si esporrà agli attacchi dei suo avversari politici che la accuseranno di debolezza, ma è qui che viene fuori un vero statista. Secondo Sir Winston Churcill, infatti, “il politico diventa uomo di stato quando inizia a pensare alle prossime generazioni invece che alle prossime elezioni”.

Lei aveva promesso che sarebbe diventato “l’avvocato degli italiani”. Bene, lo dimostri e anche subito. Perché se annienterete la ristorazione sarà la storia a presentarvi il conto. E, ne siamo certi, sarà salatissimo.

P.S. Il Coronavirus c’è e non è solo “qualcosa di più di una semplice influenza”. Il rischio che il sistema sanitario collassi è concreto e il cosiddetto “punto di rottura”, purtroppo, non è solo una minaccia lontana ma un’ombra ingombrante che giorno dopo giorno va assumendo contorni sempre più inquietanti. Negare, sminuire o ridicolizzare ciò che sta accadendo rischia quindi di generare un effetto boomerang dagli effetti imprevedibili. E noi non lo faremo mai. 

 

Per mesi abbiamo sperato in un’Italia migliore. Abbiamo ripetuto ossessivamente che la pandemia ci avrebbe cambiati in meglio, che ci avrebbe resi più forti. Un ritrovato senso di appartenenza ci ha spinto ad acquistare solo eccellenze italiane o persino esclusivamente regionali per supportare produttori e ristoratori divenuti nel giro di qualche settimana da comparto trainante ad anello debole.