Al mercato arriva solo frutta “bella”, gli standard Ue favoriscono lo spreco

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Il tema dello spreco alimentare è salito alla ribalta negli ultimi anni. L’attenzione proviene in egual misura da consumatori e da produttori. Spesso però il rispetto delle norme invece di limitare lo spreco, lo favorisce. E’ l’allarme lanciato dall’associazione ambientalista “Terra!”. In un rapporto infatti si legge che le norme Ue impongono degli standard per i quali, ad arrivare sul mercato,  solamente la frutta “bella”. Questo porta all’eliminazione di una gran parte di prodotto che, seppur di buona qualità, non rientra in determinati canoni.

Al mercato arriva solo frutta “bella”, come gli standard Ue favoriscono lo spreco

I canoni di bellezza non esistono solamente nella moda. Anche il mondo della frutta deve sottostare a determinate regole se si vogliono fare arrivare i prodotti al mercato. Ma cosa succede a tutta quella frutta che non rientra negli standard europei? E’ questa la domanda da cui parte l’allarme dell’associazione ambientalista Terra! per sollevare l’attenzione sullo spreco alimentare in questo campo.

“Il 2021 è stato dichiarato dall’Assemblea generale dell’Onu l’Anno internazionale della frutta e della verdura, con il duplice obiettivo di aumentare la consapevolezza dei consumatori sui benefici del consumo di frutta e verdura e indirizzare la politica alla riduzione delle perdite e degli sprechi di questi prodotti. Spesso si dimentica, tuttavia, quando si affronta il tema dello spreco, che a varcare la soglia del frigorifero e dei supermercati sono solo i frutti più belli, lucidi e rotondi con una parte significativa dell’enorme produzione mondiale che non può accedere al mercato del fresco, perché ogni frutto deve rispondere a standard di commercializzazione e a severe norme europee, che non tengono conto dei tempi e della variabilità della natura e, soprattutto, degli effetti della crisi climatica sul comparto” .

Lo sostiene il rapporto “Siamo alla frutta. Perché un cibo bello non è sempre buono per l’ambiente e l’agricoltura” dell’associazione ambientalista Terra! con l’obiettivo di accendere un faro sul fenomeno distorsivo, che provoca un calo del reddito degli agricoltori e “mette in ginocchio un settore”. Il rapporto, scritto da Fabio Ciconte e Stefano Libert, indaga nel dettaglio l’impatto di regole di commercializzazione e sistemi di mercato sull’agricoltura, costretta a produrre frutta sempre esteticamente perfetta per riuscire a venderla ai supermercati.

“Un’impresa- scrivono gli autori- sempre più difficile a causa della crisi climatica, che rende la produzione irregolare e i prodotti meno omogenei per forma e dimensione. Lo studio si sofferma su 4 frutti simbolo della crisi che sta vivendo il comparto in Italia: le pere, le arance, i kiwi e le mele. L’associazione con il rapporto rivolge alle istituzioni e alla Grande distribuzione organizzata la richiesta di intervenire con modifiche urgenti.

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