venerdì, 11 Settembre, 2026

“Onde di Sole” di Hibiscus, un grillo sorprendentemente identitario e territoriale

Ustica non è mai stata, e forse mai sarà, sinonimo di “coolness”. È una realtà lontana dall’agro-glam Ig friendly di Pantelleria, dalla movida house di Panarea, dalle vibes eco-rich di Salina e così via dicendo. 

Stesso discorso per il grillo, uno dei vini meno cool dell’area mediterranea e bevuto solo da stranieri o da siciliani pagati per dire che lo bevono. Abbinare quindi “grillo” e “Ustica” sembrerebbe di per sé un disastro, ma questo Onde di Sole della cantina Hibiscus funziona. E anche tanto.

Una proposta originale per un vitigno che lo è, purtroppo, sempre di meno. Nel panorama del grillo, la correttezza enologica sta spazzando via ogni riferimento territoriale, restituendo vini tecnicamente sempre più corretti e piacevoli (entrambi aggettivi che nei vini e nelle persone, per me, sono da intendere solo in accezione negativa). 

Marinaro nella sapidità e isolano nel suo essere identitario prima che varietale, questo Onde di Sole (il nome sembra il titolo di un B-side dei Modà), è un vino territoriale per negazione, perché non assomiglia per nulla a quelli che si fanno altrove, comprese le altre “isole minori”

Già al naso, intensità, definizione, bellezza a tratti, tra frutta bianca, agrumi e camomilla. Un varietale sì, ma non troppo: varietale a momenti come certe felicità cantate da Carotone (citazione da Boomer, lo so). Al palato intensità e calore tutte mediterranee, lunghezza e sapidità decisa: poco da grillo molto da grande bianco.

Un bianco dalla persistenza malinconica delle canzoni di Luca Carboni. Un vino poco contemporaneo che finisce per esserlo involontariamente. Da degustare all’aperto abbinato a Bright Eyes. Il pezzo si chiama Old Soul Song: Intensità malinconicamente ottimista. Proprio come questo vino. 

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