Nuova vita “green” per le cozze, le parti non commestibili diventano mobili e mangimi

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Le cozze sono uno dei prodotti del mare più apprezzati, sono davvero buone da mangiare ma difficili da smaltire. Per risolvere questo problema si è pensato ad una svolta green per la parte non commestibile. I gusci delle cozze diventano mobili di arredamento e mangimi.

Nuova vita “green” per le cozze, le parti non commestibili diventano mobili e mangimi

Un’inversione di tendenza sul business delle cozze. La polpa rimane la protagonista indiscussa di spaghettate e sauté. Questi prodotti del mare sono tra i più appezzati ma, come tutte le cose più “buone” hanno anche loro un difetto. Il problema più grande relativo alle cozze è lo smaltimento dei gusci, un affare davvero difficile che va ad allungare la lista “rifiuti” che stanno invadendo il pianeta.

La maggior attenzione che negli ultimi anni è stata rivolta alla natura e all’ambiente ha portato ad investire in nuove strategie green. Così anche il business delle cozze viene inglobato in questa svolta amica del pianeta. I gusci delle cozze, infatti, sono di pietra calcarea, materiale che non solo non è biodegradabile ma ha anche lunghissimi tempi di smaltimento.

I gusci delle cozze, che ne rappresentano la parte non commestibile e difficile da smaltire, diventano mobili d’arredamento e mangimi. L’innovativa idea nasce da un progetto in Sardegna improntato all’economia circolare. Si tratta di un modo per valorizzare materiali e trasformare rifiuti potenzialmente dannosi per gli ecosistemi costieri, comprese le classiche retine per allevare questa specie.

Oltre a polpa e guscio, si può riciclare anche il bisso, il filamento che consente alle cozze di attaccarsi alle superfici di rocce o scafi delle navi. Si tratta di una fibra tessile da cui si ricavano tessuti già da tempo nel Mediterraneo, chiamata la seta del mare.

Si tratta di una filiera green dal grande potenziale, fa sapere Fedagripesca-Confcooperative, che oggi vale una decina di milioni grazie ad una produzione di oltre 63 mila tonnellate l’anno, coprendo i due terzi del fabbisogno comunitari.

Diversi i progetti italiani, come quello in Liguria, dove la cooperazione è impegnata a ‘salvare gli impianti di mitilicoltura del Golfo di La Spezia dalle orate, grandi appassionati di questo mitile con uno ‘spaventapasseri’.

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