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PIAGA DA DEBELLARE

Non solo Covid, l’eccellenza del vino italiano sotto scacco dei falsari

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Mentre le imprese del Bel Paese, per la prima volta dopo 30 anni, si trovano a fronteggiare un calo delle esportazioni del vino pari al 3,2% dovute al Covid, esiste un ulteriore elemento che pone a rischio il mercato del vino Made in Italy. Stiamo parlando dell’effetto negativo degli ultimi avvenimenti riguardanti la commercializzazione di vini falsi che, oltre a danneggiare l’acquirente, condizionano soprattutto un mercato già in crisi e in difficoltà.

Un famoso shop online, dopo aver venduto una bottiglia di Tignanello falso, ha proposto allo sfortunato acquirente, un rimborso e il ritiro a loro spesse della bottiglia in questione. Sembra però che il proprietario abbia voluto tenere per sé la bottiglia. Esaminato il lotto, l’impresa si è subito rivolta in primo luogo sia ad Antinori che ai NAS per ulteriori verifiche e per l’avanzamento dell’indagine.

La giustificazione data dallo shop online per il Tignanello falso è stata che i vini di pregio vengono normalmente acquistati da collezionisti privati oppure attraverso aste e altre forme di acquisizione. Spiega quindi il CEO dell’enoteca online che: “Nel caso della bottiglia di Tignanello falso, siamo stati contattati da un fornitore collezionista privato una persona fidata, che ci aveva già venduto altre bottiglie”.

Vino falso e truffe milionarie, i rischi per il mercato italiano

Insomma, vini falsi, aste…sono sicuro che a qualcuno di voi è tornato in mente il famosissimo documentario di Netflix “Sour Grapes” riguardante il più grande falsario di vino: Rudy Kurniawan. Per anni è stato considerato uno dei maggiori esperti di vino francese negli Stati Uniti fino al giorno del suo arresto per aver falsificato bottiglie di vini rarissimi, ricreandoli nella sua casa-laboratorio. Nella sua attività truffaldina ha ingannato per milioni di euro i più ricchi appassionati di vino statunitensi. Ora, dopo aver scontato la pena, Rudy Kurniawan è tornato in libertà. Dovrà risarcire le vittime per una cifra che si aggira intorno ai 30 milioni di dollari oltre ai 20 milioni di euro di ammenda. L’esperto indonesiano, nella sua attività, aveva riprodotto con ottimo successo lo strepitoso e rarissimo Chàteau Mouton-Rothschild del 1945.

Queste dinamiche, oltre al Covid, minacciano la reputazione dei vini italiani di fronte ai mercati esteri. Lo testimonia l’importante calo registrato nel mercato cinese, situato tra i cinque ambienti di scambi economici più redditizi. Nei giorni passati, la Guardia di Finanza ha scoperto e bloccato una truffa internazionale riguardante il famosissimo vino toscano Sassicaia. Il traffico illecito del Re di Bolgheri si concentrava nelle annate dal 2010 al 2015, ponendo in particolare rilievo quest’ultima annata. Il giro di affari di circa due milioni di euro, ha portato all’arresto di due uomini residenti nel Milanese.

Il traffico illecito riguardava principalmente clienti di nazioni come la Cina, Russia e Corea, i quali, grazie alle elevate disponibilità economiche, garantiscono ottimi introiti per il mercato del lusso italiano in tutti settori, apprezzando ormai da anni i prodotti dell’eccellenza enologica italiana. Oltre al caso del Sassicaia, nel mirino sono finiti anche altri traffici di falso di vini toscani come il rinomato Brunello di Montalcino e il Chianti. Le frodi e le illegalità nel mondo condizionano in maniera fortemente negativa l’immagine e il settore del nostro Made in Italy agroalimentare che genera oltre 100 miliardi di euro e milioni di posti di lavoro.

Diego Diomedi

Iscritto al secondo anno del corso MICO (Made in Italy, Cibo e Ospitalità) presso l’Università per Stranieri di Perugia. Da sempre interessato al mondo enogastronomico, scrivo articoli sulle mie passioni: cibo, territorio e ospitalità.

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