Le tarme della farina sono i primi insetti commestibili, arriva l’ok dall’Ue

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Le tarme della farina sono i primi insetti che si possono mangiare. Gli Stati membri dell’Ue hanno autorizzato la commercializzazione come alimento delle larve gialle essiccate del tenebrione mugnaio. E’ il primo ok dell’Ue a un insetto come alimento, che arriva a seguito della valutazione scientifica da parte dell’Efsa.

Le tarme della farina sono i primi insetti commestibili, arriva l’ok dall’Ue

A qualcuno forse l’idea non piacerà molto. Se nel mondo orientale è diffusa la pratica di mangiare insetti, da questa parte del Globo è ancora vista come una cosa che fa ribrezzo. Eppure molti di questi piccoli animaletti hanno valori nutrizionali eccellenti.

Non pensate di vedervi servire un piatto di insetti in stile Timon e Pumbaa nel film Disney “Il re Leone”. Le tarme, infatti, verranno trasformate in snack o in un ingrediente di preparati per biscotti, barrette proteiche e pasta. Così ha deciso l’Unione Europea per il Novel food, che potrà quindi essere immesso in commercio come insetto essiccato intero, come uno snack, o come farina, ingrediente per numerosi prodotti alimentari. L’autorizzazione stabilisce requisiti di etichettatura specifici per quanto riguarda l’allergenicità, visto che l’Efsa ha indicato che il consumo dell’insetto può portare a reazioni ai soggetti con allergie preesistenti a crostacei e acari della polvere.

La decisione formale della Commissione europea sarà adottata nelle prossime settimane e fa parte della strategia “Farm to Fork”. Il piano d’azione Ue 2020-30 per i sistemi alimentari sostenibili identifica gli insetti come una fonte di proteine a basso impatto ambientale che possono sostenere la transizione ‘verde’ della produzione alimentare Ue. Al momento, sono undici le domande per insetti come nuove alimenti all’esame dell’Efsa.

La cultura degli insetti commestibili

Baco da setta in acqua bollente

In gran parte del mondo orientale, mangiare insetti non è una novità. Dalla pasta artigianale all’uovo con i grilli ai millepiedi cinesi al forno, dalle tarantole arrostite senza conservanti del Laos, ai vermi giganti della farina dalla Thailandia.

Ogni paese ha la sua ricetta a base di questo “novel food” che sta prendendo sempre più piede. Anche in Europa si comincia a diffondere la cultura degli insetti commestibili. Soprattutto dopo che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dato parere positivo per il consumo umano alla larva gialla della farina (Tenebrio molitor) essiccata termicamente, intera o sotto forma di farina.

Una delle bancarelle di “street food” molto diffuse in Cambogia

Tra tutti gli insetti sembra tuttavia che sia il baco da seta all’americana, assicura Coldiretti, “la vera “star” degli insetti commestibili”. Ma ci sono anche “le farfalle delle palme dalla Guyana francese, fritte e condite, le cimici d’acqua dalla Thailandia, ricche di fibre, proteine e vitamine fino agli “aperinsetti”. Si tratta di vermi della farina aromatizzati alla paprica, al curry e al sale marino made in Belgio, magari da mandare giù con un sorso di Vodka con bachi da seta”.

E per i palati più temerari, continua Coldiretti, anche “gli scorpioni dorati dalla Cina e neri dalla Thailandia, scarabei consigliati come aperitivo servito in spiedini, anch’essi thailandesi”.

Vasta la scelta di grilli, da quelli al curry e cocco a quelli piccanti al gusto barbecue, fino a quelli al peperoncino dolce, tutti made in Thailandia.

Il consumo di insetti

A spingere verso il consumo di insetti è da qualche anno la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) forte del fatto che nel mondo almeno 2 miliardi di persone mangiano già quasi 2000 specie di insetti.

Mentre in Europa è entrato in vigore dal primo gennaio 2018 il regolamento Ue sui ‘novel food’ che riconosce gli insetti interi sia come nuovi alimenti che come prodotti tradizionali da paesi terzi e ne consente quindi la commercializzazione a scopo alimentare. Ma solo una minoranza dei paesi dell’unione ha recepito tale normativa. L’Italia, insieme alla Francia, è tra i paesi più restii.

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