Pizza Mix Gluten Free Schär
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Autore

Stefano Bagnacani

Esplorazione

Not Rassenga vini franchi 2020

Che fosse bello ce lo aspettavamo, dopo l’esordio, brillante, dell’anno scorso, ma che fosse così bello, forse not.

Una tre giorni, quella dedicata ai vini franchi, che ha colorato di vita ed energia una Palermo che a gennaio va quasi in letargo, dove molti ristoranti sono in ferie, la gente esce poco di casa, e che rischia di assomigliare in modo sinistro a una città del nord. 

Tanti gli eventi off, per scaldare i motori, nei ristoranti e le enoteche del capoluogo siciliano, quasi tutti sold out, segno che sono in tanti ormai nel mondo del food a Palermo ad avere capito che Not è prima di tutto un’occasione per la città tutta, e l’unico vero evento destagionalizzante, che esiste in Sicilia ad oggi.

Not People

La location e l’allestimento stupiscono, per qualità e formato, anche i vignaioli più giramondo, ma d’altronde quando di mezzo c’è la squadra di Franco Virga, le good vibes sono una certezza; altissima la qualità dei dibattiti delle Masterclass, (imperdibile quella di Sangiorgi Gallello sui vini di Emidio Pepe), ma la cosa più importante in una fiera di questo tipo sono i vini, e sono stati quelli come sempre, a non deludere.

Masterlclass Sangiorgi

Partiamo dalle conferme, siciliane perlopiù alcune quasi scontate, come Ayunta,  il suo Piante Sparse è un Etna bianco che emoziona prima e convince poi, non un grande bianco dell’Etna un grande bianco, punto. 

Sempre dalla Muntagna arrivano altre grandi conferme, Etnella con i suoi rossi territoriali sempre più precisi nel loro essere completamente fuori dalle coordinate canoniche, i vini che mandare nello spazio se un alieno mi chiedesse di spiegargli il concetto di Terroir.

Etnella, Terroir

Scirto coi suoi rossi di pura energia, e le cui vibrazioni restano a lungo non solo sul palato, e a seguire, sempre sul versante energetico, con l’Etna più viscerale, quello di Bruno Ferrara Sardo col suo Nnzemula un rosso modernissimo, nel suo essere fieramente arcaico ed impossibile da addomesticare davvero, per finire Grottafumata, una poetica storia di vini emozionanti e puri, come chi li fa, una grande scoperta etnea.

Su Badalucco, Barraco, Guccione i Viola’s Brothers non dirò molto per motivi di spazio, ma devono ancora fare un vino che non mi piaccia, e forse non ci riusciranno mai.

Nino Barraco

Altre due conferme brillanti, sono quelle di Stefano Amerighi il principe del Syrah, e di A’ Vita, un Cirò che crea dipendenza.

Nuove grandi Not Vibes dall’altra isola maggiore, la Sardegna, con Tenute Dettori, quest’anno finalmente presente, vini da bere con chi amate, o anche con chi ancora non vi ama, e dalla Toscana con Paolo Marchionni un filosofo prestato al (grande) vino, il cui sangiovese è di raro magnetismo, e poco lontano sempre nella terra di Dante (non di Renzi), Ficomontanino, rookie of the year che imbottiglia la sua prima annata, dal potenziale pazzesco, vini dalla raffinata intensità che ricordano Roberto Baggio in maglia viola.

Ma una fiera di vini naturali non avrebbe senso senza le bollicine, ma non (solo) quelle classiche, ma i meravigliosi pet-nat, i vini del futuro, ma che abbiamo potuto bere già ora, per fortuna: i cru della Val D’Enza (terroir tra i più vocati al mondo per l’enologia) di Stefano Pescarmona, autore di una malvasia frizzante che in bocca ricorda per agilità ed efficacia il Leo Messi degli esordi, i vini elettrici di Luca Elettri, un Veneto sui generis, come i suoi vini, ne fa tanti, mi piacciono, tutti, sempre, se dovessi dirne proprio uno direi lo Spumante Ramato GE 1 e per finire, Divella, dalla Franciacorta coi suoi Metodo Classico dosaggio zero, adatti agli amanti delle emozioni forti. 

Vignaioli in festa

Di indimenticabile non ci saranno solo i vini, le masterclass e i dibattiti, ma anche il divertimento, la festa del sabato nel locale Libertà (ultimo nato in casa Good Company), resterà nei cuori di tutti, vignaioli e non, una di quelle feste in cui è tutto perfetto, e non ce ne sono quasi più,  forse perchè quando ci sono vini naturali musica, la felicità è una cosa abbastanza semplice. 

Forse ci saranno eno fiere più affascinanti, più raffinate, con più tradizione, non credo ce ne siano dove si sta così bene, e dove le vibrazioni sono sempre tutte giuste, l’unico rimprovero che mi sento di dovere fare Not è di esserci solo una volta l’anno.

Articolo originariamente pubblicato sul blog di Stefano Bagnacani WineVibes al seguente link

Una Sicilia che non insegue modelli, che non ambisce ad essere qualcosa d’altro, di meno o di più che sia, che su quest’isola, forse, se la smettessimo di cercare di fare vini come li fanno nella Loira in Toscana, o in Piemonte, o qualsiasi altro posto, forse, ci limiteremmo a fare solo dei bei vini rossi, come questo.

Territoriale ma non selvaggio, terrestre ma non prosaico un rosso, forse, che sulle prime non colpisce ma che, piano piano, ti entra, umilmente, dentro.

Un blend anomalo solo all’apparenza, questo note di rosso, dominato senza protervia dal Nero d’Avola, che si completa con Nerello Mascalese e Syrah. Blend anomalo, ma solo sulla carta, perché nel bicchiere, queste note, suonano, sempre, all’unisono.

Indie ma che suona bene, elegantemente bucolico, un rosso, non troppo notturno, che ama sè stesso, senza allegria, direbbe un poeta. Da bere all’aperto quando si è felici, in certi pomeriggi troppo lunghi e azzurri d’estate giovane.

Un vino che lavora piacevolmente di suggerimenti, allusivo, non assertivo, castagno perfettamente integrato, a ingentilire l’insieme, mai a mutarne l’aspetto, ribelle ma con (molto) stile, contadino ma senza ingenuità, solo uva sul proscenio, senza solfiti, filtrazioni, autotune

Un vino che suona bene senza effetti e suona così bene che sembra che ne abbia, democratico anche nel prezzo, senza la superbia che spesso riguarda pure i naturali più integralisti.

Lo abbinerei con un pezzo folk australiano, indie ma nitido, coi suoni a posto, indie e gentile, garbatamente ribelle, in un’epoca in cui ribellione ed eleganza si incontrano sempre di meno, purtroppo. Una band che fa pezzi ottimisti, nonostante il nome poco allegro di Tiny Ruins: Design School, un pezzo quasi triste che si conclude con un Rise your glass to the sky.

https://open.spotify.com/album/0qGLBBDEaplkTm9mVD14CX

(articolo originariamente pubblicato su WineVibes – Vini Naturali e pensieri di un sommelier con la coppola a questo link)

Strano il destino del Nero d’Avola, i sommelier, specie quelli siciliani,  si vantano di non berlo, il pubblico beh, il pubblico lo associa ai vini in offerta nei discount 2/3 euro, come certi doppi live di Marco Masini, nei cestoni di metallo delle offerte a tre euro e novanta, della Feltrinelli.

Marco Masini live
Marco Masini live

Destinato ad essere frainteso, poco capito, travisato nella migliore delle ipotesi, tradito, nelle peggiori, anche da quelli che dicono di amarlo, il Nero d’Avola vince premi solo se in assemblaggio, spesso non dichiarato, con altre  uve (sulla carta più nobili), sembra essere già concepito per le esportazioni, per bottiglie che nascono già schiave di una mentalità coloniale, come troppo spesso le cose del sud, di tutti i sud del mondo

Red Red Wine

Poi però ci sono le buone notizie, molto buone come nel caso di questo red red wine, un vino che nasce a Noto, anche se lo conoscono, ironicamente, in pochi, e che a discapito del nome, è leggiadro, suadente, calvinianamente leggero, e, paradossalmente non troppo rosso.

Libero dalle tragiche sensazioni di cappero e di pepe nero, il Red Red Wine di Campisi emoziona, già molto in questi tempi di eno-apatie in bottiglia, senza essere troppo assertivo, che punta sulla dinamica più che sull’intensità, solare sì ma mai insolente. Un vino così piacevole da bere che lo berresti in uno Zalto, oppure a collo, su qualche spiaggia off con poche luci, un vino che vince di cuore più che di testa, educatamente ammiccante, con piacevoli chiusure saline che fanno tanto estate al mare come un pezzo di Giuni Russo. 

Uno di quei vini che se inviti una donna a salire a casa “bere un bicchiere di vino”… è così buono che te lo bevi davvero, e pure lei anche due o tre, per cui consiglierei un acquisto non di singole bottiglie, ma di almeno di tre, prima, durante e dopo l’amore. 

Un vino che appaga, tanto e rimane a lungo, nel palato, una 2015 con lo swagger d’un ragazzino alla faccia di chi pensa e dice che i vini naturali non sono fatti per restare nel tempo. 

Io lo bevo con un pezzo molto sghembo, le Haim che campionano Lou Reed, il pezzo si chiama Summer Girl che diciamo è la persona con cui lo berrei, anche in inverno. 

Haim-summer-girl

Fresco giovane ottimista come è sempre meno facile esserlo di questi tempi, un vino difficile da bere responsabilmente, perciò consiglio di scaricare l’app di my taxi, prima affondare il cavatappi nel sughero. 

(articolo originariamente scritto su WineVibes – Vini naturali e pensieri di un sommelier con la coppola a questo link)