Tortino al cioccolato
Tortino al cioccolato
Tortino al cioccolato

Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2

Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2

Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2
Autore

Esplorazione

“La nuova sensibilità del consumatore e il suo desiderio di perseguire il benessere e la salute anche nell’alimentazione riscoprendo il tema dell’essenziale chiamano tutti a nuove scelte”.  Con questa frase si è aperto l’incontro organizzato dal Consorzio Tutela Formaggio Asiago. Una delle più importanti DOP italiane conferma il suo ruolo di interprete e protagonista di questa nuova stagione con un evento che analizza i trend nel mondo food attraverso una ricerca approfondita che va a delineare come la “nuova normalità” abbia cambiato tutti i paradigmi del consumo.

Come infatti afferma Denis Pantini, responsabile Agroalimentare dell’ente di ricerca Nomisma, per il comparto agroalimentare italiano diventa fondamentale allinearsi ai nuovi trend per cogliere nuove opportunità di mercato abbracciando il consumatore nei suoi nuovi stili di vita e nelle sue nuove priorità: tra queste il tema della sostenibilità del comparto food, la salute e, infine, l’italianità.

I nuovi trend per i food brand: salute, sostenibilità e Made in Italy

“In questi mesi si sta chiudendo un’era. Un’era complicata, iniziata ormai 20 anni fa, caratterizzata da una crisi economica mondiale, dall’assenza di una vera politica di sostenibilità, da nuove forme di violenza.” Con queste parole, Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio tutela Formaggio Asiago sottolinea il grande periodo di difficoltà socio-economico vissuto degli ultimi anni, una grande era dei NO, che una DOP come il Formaggio Asiago ha il dovere di chiudere, proponendo un nuovo patto di fiducia con i consumatori.
Un riposizionamento del Consorzio nei confronti di un mercato che ha dimostrato, dati alla mano, di essere ricettivo di novità e per questo voglioso di risposte. Si apre dunque l’era dei Sì.

Sì alla ristorazione, attraverso diverse attività volte ad ascoltare e sostenere un comparto in grave difficoltà a causa della pandemia da SARS-COV 2, garantendo prodotti d’origine e di provenienza certa, sicurezza e valorizzando l’importanza dell’alimentazione sostenibile e attenta alla biodiversità. Un piano triennale di attività che hanno già visto il coinvolgimento di più di 600 ristoranti italiani con oltre 1200 persone.

Sì alla GD e alla GDO, con un dialogo attento e bidirezionale attraverso il quale valorizzare la qualità distintiva dell’Asiago attraverso un racconto della DOP, non limitandosi alla sola promozione.

Sì ai Nuovi canali e ai nuovi formati, con una chiara apertura sia ai nuovi consumatori più giovani, sia ai nuovi metodi e stili di consumo, proponendo anche nuovi tagli di prodotto.

Un Sì, una parola brevissima, semplice, riconoscibile in tutto il mondo, che comunica disponibilità, approvazione, positività. È la password per aprire la porta di un nuovo presente. “Sì” significa “Tutto è possibile”. Ma anche “Rispetto le regole”.  Un vero e proprio riposizionamento che non può prescindere anche dagli investimenti pubblicitari che lo stesso Consorzio Tutela Asiago ha presentato attraverso un piano triennale che vedrà il nuovo spot di Asiago DOP e tutta la nuova comunicazione on air su diversi media, tradizionali e non.

La nuova campagna, che partirà da dicembre 2021, si protrarrà per il prossimo biennio interessando, tra gli altri, TV nazionali, Radio, Influencer, Digital Programmatic, GDO, Centri commerciali, per un investimento di quasi 3 milioni di euro. Un grande Sìasiagodop che porterà con forza la positività di un consorzio in crescita di idee, di vitalità e di mercato.

In copertina Flavio Innocenzi e Denis Pantini

Un piatto di pasta per dessert? In occasione del World Pasta Day, che ogni anno ricorre il 25 ottobre, gli “Spaghetti al pomodoro” diventano un dolce, grazie a Valerio Braschi, il più giovane vincitore della storia di Masterchef e chef estroso del ristorante 1978 di Roma, e WMF, celebre brand tedesco di prodotti per la cucina.

Secondo le statistiche, ogni anno, un italiano mangia in media 25 Kg di pasta. Ripiena, al forno, asciutta, rossa o bianca ma pur sempre salata e come primo piatto. Da qui l’idea dello Chef Braschi e di Wmf di celebrare questo ingrediente simbolo della tradizione italiana in un modo originale per esaltarne la versatilità e aprire a nuove possibilità di utilizzo.

Nasce così la versione dolce degli “spaghetti al pomodoro”, iconico primo piatto di pasta che ogni giorno continua a diffondere e far apprezzare l’arte culinaria italiana nel mondo.

Il piatto a prima vista appare identico al grande classico salato, e anche gli ingredienti principali sono gli stessi, ma, sono la preparazione e l’aggiunta di alcuni dettagli a trasformarlo in una portata ideale per il fine pasto. Infatti, la pasta è cotta in acqua dolce, il pomodoro caramellato e il basilico servito come gelato, il tutto sotto un’abbondante spolverata di cocco rapé al posto del formaggio.

La ricetta dello Spaghetto al Pomodoro dolce

Ingredienti per 4 persone
Spaghetti: 240gr
Pomodorini datterini: 1kg
Zucchero di canna qb
Latte: 500ml
Basilico: 100gr
Panna 50ml
Zucchero semolato 50gr
Neutro per gelati: 1 gr
Cocco rapè qb
Polvere di pomodoro qb

Procedimento
Tagliare i pomodorini a metà e cospargerli con abbondante zucchero di canna, infornarli a 180° per 15 minuti, successivamente frullarli.
Cuocere gli spaghetti in acqua bollente con zucchero qb, scolarli, raffreddarli e condirli con la salsa di pomodoro dolce.

Frullare il latte con lo zucchero semolato, la panna e il neutro per gelati e scaldare a 80°. Sbianchire il basilico in acqua bollente, raffreddarlo in acqua e ghiaccio e frullarlo fino a che non si otterrà una crema verde brillante. Aggiungere la crema di basilico al composto di latte, zucchero, panna e neutro, frullare e raffreddare. Montare il gelato in gelatiera. Impiattare gli spaghetti con una spolverata di cocco rapè tostato e di fianco adagiare una quenelle di gelato al basilico sopra a un cucchiaino di polvere di pomodoro.

L’unicità e la specificità dei vitigni autoctoni siciliani è il tema che guiderà le due degustazioni a New York, rivolte alla stampa americana. Dai vini dell’estremo ponente siciliano all’Etna, dal Passito di Pantelleria alle varietà autoctone come il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Perricone e Carricante. I due eventi, nella formula “ibrida”, in persona e in collegamento digitale, sono stati organizzati in partnership con Colangelo & Partners, l’agenzia di pubbliche relazioni che lavora con brand premium del Food&Wine, con sede a New York e San Francisco.

Undici le aziende siciliane partecipanti: Baglio di Pianetto, Di Giovanna, Donnafugata, Fazio, Gorghi Tondi, Mandrarossa, Planeta, Tasca d’Almerita, Tenuta Santo Spirito, Terra Costantino, Valle dell’Acate. Ognuna di esse, presenterà vini ed etichette che esprimono la complessa varietà dei vitigni autoctoni siciliani.

“Negli ultimi 20 anni, la Sicilia ha dimostrato di essere una delle regioni viticole più dinamiche d’Italia, grazie alla dedizione e all’impegno dei viticoltori siciliani” -afferma Laurent Bernard de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia. “La nostra missione- continua il presidente di Assovini Sicilia- è quella di continuare a far conoscere il mondo del vino siciliano e le sue caratteristiche distintive, promuovere la viticoltura di qualità come espressione di un mosaico di territori, ciascuno legato ad aspetti e caratteristiche diverse “- conclude de la Gatinais.

Le due degustazioni rivolte alla stampa americana, promosse con il tema Unveiling indigenous Sicilian varietals, si terranno nel ristorante italiano di Manhattan “Il Gattopardo”, e rientrano nell’azione OCM Promozione USA 2021. “La Sicilia, isola al centro del Mediterraneo, è un continente vitivinicolo dalle straordinarie potenzialità e con un’immensa ricchezza di biodiversità, commenta Josè Rallo. Donnafugata “racconta” questa diversità coltivando i suoi vigneti in quattro contesti molto diversi: dai terreni a picco sul mare, a quelli collinari, fino a quelli di montagna, puntando al miglior abbinamento tra terroir e vitigni autoctoni”.

“Siamo in una nuova fase, con consumi che abbracciano diversi momenti della giornata- commenta Lilly Fazio, vice-presidente di Assovini Sicilia e amministratore unico di Casa Vinicola Fazio. Noi possiamo intercettare questa domanda perché i nostri vini vivono la contemporaneità di un consumo sempre più evoluto che premia l’autenticità, ma anche la freschezza del frutto e la piacevolezza dei profumi dei nostri vitigni autoctoni”.

La wine list delle degustazioni, condotta e guidata dalla sommelier Jenni Guizio, comprende venti etichette di vini come il Frappato, Perricone rosè, Etna bianco, Catarratto, Zibibbo. C’è anche la Sicilia del Sud est con l’azienda Tenuta Santo Spirito di Vincenzo Gazzotti, che presenterà al pubblico americano il Cerasuolo di Vittoria “puntando sul terroir, la tradizione, la tipicità, come strumento per conoscere i vini siciliani nel mondo”.

“L’aspetto su cui lavoriamo da diversi anni è la “viticoltura del mare”, caratterizzata dalla vicinanza dei nostri vigneti al Mar Mediterraneo e dalle sue influenze”- commentano Annamaria e Clara Sala, di Gorghi Tondi mentre per Gunther Di Giovanna, dell’omonima azienda di Sambuca di Sicilia, “ci sono molte antiche varietà autoctone siciliane ancora da scoprire che rappresentano la vasta diversità della Sicilia”. Denominazione, territorio e varietà, sono i tre elementi attraverso i quali Tasca d’Almerita vuole raccontare oltreoceano la Sicilia. “I vitigni autoctoni sono nati e adattati alle condizioni ambientali e climatiche della Sicilia- commenta Alberto Tasca. Condizioni ambientali che nei secoli si sono modificate e inasprite con intensità estreme come quelle che si stanno vivendo oggi. Per questo, le varietà autoctone sono più resilienti e adatte alla viticoltura sostenibile del futuro, perché intimamente legate al territorio”.

A rappresentare l’Etna sarà l’azienda Terra Costantino, che, sottolinea come “la ricchezza del territorio etneo e delle sue contrade fanno sì che la nostra identità come produttori si fondi inevitabilmente sulla sartorialità”. Per Francesco Tiralongo, amministratore delegato di Baglio di Pianetto, “la sfida dei vitigni autoctoni biologici meno conosciuti è iniziata diversi anni fa e passa attraverso la ricerca ed il rispetto per il territorio. Valorizzare i vitigni autoctoni significa preservare l’eccellenza di un territorio vario e complesso come la Sicilia e rappresentarne la variopinta anima”. L’agenzia Colangelo ha accolto la sfida e l’interesse a promuovere una Sicilia vinicola meno nota al pubblico americano. “La Sicilia è una terra che esprime il suo vino in una moltitudine di sfumature e varietà”, afferma il presidente di Colangelo & Partners, Gino Colangelo. “Mentre uve come Perricone e Zibibbo sono molto popolari in Italia, sono ancora da scoprire nel mercato statunitense.

Attraverso la dedizione e gli sforzi di Assovini Sicilia, siamo sicuri di aggiungere un nuovo livello di conoscenza e apprezzamento dei vini siciliani negli Stati Uniti”.

La Sicilia sposa il Nord Italia grazie al progetto ambizioso dello chef siciliano bistellato Pino Cuttaia. Il suo “Uovo di Seppia” inaugurerà a fine novembre a Milano, all’interno di “Ariosto Social Club”, lo spazio poliedrico che ospita appartamenti di lusso per affitti di breve periodo, la Gym e Spa e la boutique di Valeria Benatti.

Con apertura da colazione a cena e formula “all day dining” per rispondere alle esigenze di una clientela locale e internazionale, il bistrot sarà aperto per tutta la settimana, dal lunedì alla domenica, offrendo oltre a brioche e torte, come la sbrisolona di ricotta, anche ricette salate come l’uovo al tegamino con bottarga. Un luogo dove sarà possibile mangiare qualcosa in qualunque momento della giornata.

“Finalmente inizia la mia avventura a Milano, amo questa città, aspettavo solo il momento e il progetto giusto. Ariosto Social Club è uno spazio particolare, innovativo che racchiude in un unico luogo stile e comfort. E io farò la mia parte per consentire agli ospiti di vivere un’esperienza da ricordare. Costruirò un’alchimia tra la mia Sicilia e il Nord Italia, alcune ricette avranno ispirazioni, tecniche o ingredienti del Settentrione, come il risotto allo zafferano con ragù di triglia e finocchietto, che, alla fine, non è altro che un’arancina scomposta”, afferma Pino Cuttaia.

L’ingrediente principale per Cuttaia resta ancora la memoria, che può essere collettiva o individuale. Dietro a ogni proposta ci sono storia e tradizioni. Storie e tradizioni sono in bianco e nero, perché vanno indietro nel tempo e fotografano un momento.

“E’ un grande onore per noi ospitare Pino Cuttaia nel nostro Ariosto Social Club. Siamo entrambi siciliani e lo chef sarà un nuovo punto di partenza. Uovo di Seppia Milano completa un progetto molto ambizioso e composito che offre alla città uno spazio esplorativo, all’interno del quale il cliente può immergersi completamente per vivere appieno l’anima del luogo in una condivisione di valori.” conclude Emanuele Vitrano Catania proprietario di Ariosto Social Club.

Il coraggio di scommettere in un periodo, quello del lockdown, che ha visto “morti e feriti” nel campo della ristorazione porta sempre i suoi frutti. Prima la forza di rialzare la saracinesca, poi quello di puntare sulla cucina al Flambè degli anni ‘80. Dopo il successo raggiunto in poco tempo, sintomo di una cucina innovativa di livello che piace, da Stabile 169 arriva una gustosa novità: l’aperitivo di qualità, il rito che mette d’accordo i palati più diversi in un momento di convivialità.

La pandemia ha colpito duro anche i ristoratori tanto da reinventarsi nuovi modi per rimanere aperti e garantire il servizio, ovviamente sempre nel rispetto delle norme. Laura Caliri e Antonio Dolce, una giovane coppia palermitana, portano avanti un luogo dalle materie prime ricercate, dai sapori genuini e semplici. Una cucina ricca non solo di nuovi piatti, ma anche di stimoli continui grazie all’estro e alla professionalità dello chef Giuseppe Roccaforte, componente Euro-Toques Italia, l’associazione di cuochi di valenza internazionale, e ambasciatore Bio in Sicily 2020.

La cucina al Flambè è del maitré Emanuele Ferrara, uomo di cultura e ottimo intrattenitore. Colui che ha esportato la cucina siciliana e le tecniche di sala nel panorama nazionale e internazionale. La forma dell’aperitivo si rivolge a tutti: è fresca, semplice e contiene ben 5 proposte di ottima qualità. La parola magica in realtà, quella davvero capace di regalare soddisfazione al cliente è valorizzazione: “Sia sul lato dell’offerta, nel senso di mettere a punto una proposta di livello – spiegano i due imprenditori – sia sul piano del servizio, che distingua la professionalità e la qualità del locale; ma anche sul piano economico, ovvero dare il giusto valore, in termini di prezzo, a quanto offerto”. A conciliare il sapore della portata l’abbinamento col vino, per esaltare i sapori l’uno dell’altro, creando un’alchimia perfetta. Per gli amanti dei buon bere, l’antipasto scelto sarà abbinato a un cocktail a scelta. Il ristorante è aperto 7 giorni su 7, aperto a pranzo dal mercoledì alla domenica.

Aperitivo per 2
Cruditè di pesce: Tartare di tonno, tartare di salmone, gambero rosso, scampi, ostrica + 2 calici/cocktail.
Ostriche e champagne: 12 ostriche e 1 bottiglia di champagne
Fritto misto di pesce: Cappuccetti, baccalà, calamari, gambero rosso, verdure pastellate + 2 calici di vino/cocktail.
Selezione di salumi e formaggi: Petto d’oca affumicato, prosciutto di cervo, mortadella, salame di asina, lonzino di maiale, burrata di bufala, selezione di formaggi del territorio, miele d’acacia, mostarda di frutta + 2 calici/cocktail.
Vegetariano per 1: Pinzimonio, verdure pastellate, burratina affumicata, pomodoro confit su crostino, riso venere con verdure di stagione e salsa allo yogurt + 1 calice di vino/cocktail.

Info
Via Mariano Stabile 169/C
90139 – Palermo
+39 0913233379

 

Due prodotti tipici della dieta mediterranea protagonisti di una kermesse con show cooking, laboratori, convegni e spettacoli. Si tratta della seconda edizione di “Fish&Pasta” che vedrà gli occhi puntati sui prodotti ittici siciliani e sulla pasta realizzata con grani antichi siciliani. L’iniziativa, organizzata da SevenApp srl, è in programma dal 22 al 24 ottobre 2021 a Palazzo D’Aumale, Museo Regionale di Terrasini, nel Lungomare Peppino Impastato a Terrasini (Palermo).

Si parte quindi venerdì 22 dalle 17,45: dopo i saluti delle istituzioni il via con il convegno e lo show cooking: “La valorizzazione dei prodotti ittici che caratterizzano la Dieta Mediterranea: mangiare sano”. L’appuntamento, solo su invito, vedrà ai fornelli lo chef Francesco Piparo. Alle 21 la sfilata di Miss Italia.

Sabato 23 una giornata aperta a tutti a partire dalle 15,30 con il laboratorio per bambini: La raccolta della plastica e le idee per un riciclo creativo. Alle 18 proiezione di un video sulla tematica dell’inquinamento marino e dell’impatto sulla sua fauna e dibattito con i bambini, a cura di Plastic Free e a seguire lo show cooking e talk: “I sistemi di produzione sostenibili: processi produttivi a basso impatto ambientale”.

Alle 20 intrattenimento musicale soft a cura di Lo Piccolo Dj e alle 21,30 lo spettacolo teatrale con Salvo Piparo. La giornata conclusiva domenica 24 con uno show cooking e talk alle 11 su “La cucina delle famiglie marinare: le specie ittiche meno conosciute e quelle accessorie” con lo chef: Gianvito Gaglio (solo su invito).

La seconda edizione di Fish & Pasta coinvolge trattorie d’eccellenza, chef stellati, cantine, birrifici come Bruno Ribadi e la birra agricola Timili, e i ristoratori Francesco Piparo, Gianvito Gaglio, Freeway, Friend’s di Terrasini, Blu ocean e Arco Azzurro.

Ritorna, da questa sera 20 ottobre, la serie televisiva dedicata al rapporto tra Arte, Creatività e Cultura del Vino in Italia.

Altri 10 episodi per rinnovare il successo avuto con la prima stagione del format televisivo ideato e prodotto da Artlouder.  Dalla Sicilia al Trentino, un viaggio di scoperta alla ricerca di storie imprenditoriali esemplari e di territori che hanno contribuito a generare la civiltà della vite e del vino in Italia.

Una chiave di racconto originale e innovativa, insieme alla cura nella definizione delle immagini e la scelta di montaggio, sono i fattori di successo della serie televisiva B.E.V.I. che ritorna su Sky Arte con 10 episodi nuovi di zecca per una seconda stagione dedicata al rapporto tra Vino Arte e creatività. I telespettatori hanno molto apprezzato la prima stagione di Bacche, Enologi e Vinattieri d’Italia, andata in onda nel maggio di quest’anno, tanto da indurre Sky Arte a raddoppiare l’appuntamento con B.E.V.I. con una riprogrammazione degli episodi della prima stagione. Oggi gli appassionati di vino e di Arte, dal prossimo 20 ottobre, potranno tornare a seguire questo format televisivo, ritrovando gli elementi di innovazione narrativa e originalità che Chiara Panzieri e Federico Di Giambattista, sin dall’ideazione del format, hanno fortemente voluto. Una serie televisiva inedita firmata Artlouder – innovativo marchio della filiera audiovisiva italiana – che approda nuovamente su Sky Arte (canali 120 e 400) e disponibile On Demand ed in streaming su NOW, con una seconda stagione ricca di storie, territori e spunti creativi. Uno spaccato in dieci episodi – in onda ogni mercoledì alle 20:40 dal 20 ottobre prossimo – che celebra le cantine come autentiche fucine di creatività, artigianalità ed arte: luoghi di culto che hanno custodito e tutelato, nel tempo, un patrimonio che per identità e qualità rappresenta un vanto per l’Italia nel mondo.

Dalla Sicilia con Cantine Florio e Tasca d’Almerita, passando per Frescobaldi nel cuore della Toscana per raggiungere l’Umbria di Tenute Lunelli e l’Abruzzo di Masciarelli. Ci sarà spazio anche per l’arte della distillazione – in questa nuova stagione di B.E.V.I. – raccontata dalla famiglia Nardini, il cui nome, attraverso secoli e generazioni, è diventato un’icona italiana nel mondo della grappa. Il viaggio di scoperta proseguirà alla volta del Trentino con l’azienda Ferrari e in Veneto con Santa Margherita e, subito dopo, farà tappa nel tempio del Chianti Classico con la famiglia Antinori per poi giungere a Frascati e Terracina nel settimo episodio per conoscere la storia della viticultura laziale. Nell’ottava puntata le aziende Varvaglione e Montevetrano racconteranno al grande pubblico il fascino e la cultura delle terre del Sud vitivinicolo: Puglia e Campania. Poi nuovamente in Sicilia, nel territorio di Gibellina con Tenute Orestiadi e, infine, l’ultimo episodio darà voce a quei grandi uomini – prima ancora che imprenditori – che si prendono, giorno per giorno, la responsabilità di mantenere viva, integra ed incontaminata la terra che prendono in prestito dalla natura: i Custodi della Terra.

Una produzione televisiva, quella di B.E.V.I., che ha visto generare attorno a sé un progetto di condivisione davvero importante, vedendosi raddoppiare in forza di ciò e per il secondo anno di fila, la propria presenza sul canale tematico SKY Arte.

La prima stagione ha già conseguito un successo straordinario per una serie che punta con decisione a rappresentare, in maniera interessante e innovativa, il rapporto tra la cultura dei territori, le persone e le loro storie attraverso l’immagine e il racconto narrativo proposto. Stile di ripresa, capacità di catturare l’istante attraverso la fotografia, ritmo, musicalità, rappresentano infatti gli ingredienti essenziali nella scelta identitaria di B.E.V.I. e in una piena riconoscibilità all’interno della cultura cinematografica.

“L’idea di B.E.V.I. nasce dall’esigenza di riscoprire l’animo e l’identità culturale del vino italiano – sottolinea Federico Di Giambattista, alla guida di Artlouder insieme alla compagna e autrice della serie Chiara Panzieri -. Nella seconda stagione abbiamo cercato di far emergere, ancor di più, il valore del ‘viaggio’ rivelando al grande pubblico, tappa dopo tappa, regione dopo regione, i tesori enologici racchiusi nel Bel Paese”.

La produzione televisiva di Artlouder conferma i preparativi per la terza stagione con le riprese che inizieranno tra fine marzo e inizio aprile 2022. Sono già diverse le cantine e i territori che si stanno candidando per partecipare.

Guarda il teaser della seconda stagione

La registrazione della menzione tradizionale “Prosek” per un vino croato proposta dalla Commissione Ue è la punta dell’iceberg della guerra scatenata a livello mondiale da falsi in bottiglia che ogni anno sottraggono un miliardo di euro al vero vino Made in Italy con il Prosecco che è il più copiato del pianeta. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione del primo Vinitaly Special Edition che si svolge mentre è in corso la vendemmia 2021 dove nello stand Coldiretti è stata presentata la “stanza degli orrori” con i falsi scovati nei diversi continenti.

La mancata protezione delle denominazioni di vino italiane nei diversi Paesi non solo rischia di favorire l’usurpazione da parte dei produttori locali ma – sottolinea la Coldiretti – favorisce anche l’arrivo su quei mercati di prodotti di imitazione realizzati altrove. Un problema che riguarda anche gli accordi di libero scambio siglati dall’Unione Europea nei quali e’ stata protetta solo una piccola parte delle denominazioni riconosciute e tutelate a livello comunitario.

Dal Bordolino argentino nella versione bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore al Kressecco tedesco, oltre al Barbera bianco prodotto in Romania e al Chianti fatto in California, il Marsala sudamericano e quello statunitense sono – evidenzia la Coldiretti – solo alcuni esempi delle contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori più prestigiosi e non mancano neppure i wine kit per ottenere improbabili liquidi da nomi inquietanti come Montecino. Mentre il Prosecco e’ fra i prodotti piu’ bersagliati con la Coldiretti che ha smascherato il Meer-secco, il Kressecco, il Semisecco, il Consecco e il Perisecco tedeschi ma in commercio sono arrivati anche il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova mentre in Brasile nella zona del Rio Grande diversi produttori rivendicano il diritto di continuare a usare la denominazione Prosecco nell’ambito dell’accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur.

Vendite da record per Prosecco nel mondo: qualche dato

Il Prosecco – ricorda la Coldiretti – è la star mondiale delle bollicine grazie a un incremento delle vendite oltre confine vertiginoso negli ultimi anni con le esportazioni hanno superato il miliardo di euro con un aumento record del 32 per cento nei primi sette mesi del 2021che ne consolidano la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un balzo del 49 per cento ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si e’ verificato in Russia dove gli acquisti sono quasi raddoppiati (+ 92 per cento) mentre in Germania guadagna il 28 per cento, seguita dalla Francia (+15 per cento), il paese dello Champagne in cui le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa, nei primi sette mesi del 2021. La produzione di Prosecco abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che quest’anno dovrebbe raggiungere il record di 700 milioni di bottiglie prodotte – continua l’associazione – dopo aver incassato nel 2019 il riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco. Intanto resta poco piu’ di un mese per bloccare la domanda di riconoscimento del Prosek croato e tutelare il vero Prosecco. Quello croato – spiega la Coldiretti – e’ un vino dolce da dessert tradizionalmente proveniente dalla zona meridionale della Dalmazia per il quale Zagabria chiede di registrare una “menzione tradizionale”. La richiesta per il Prosek e’ un precedente pericoloso che – afferma la Coldiretti – rischia anche di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare le denominazione dai falsi.

La sentenza dell’Ue che ha dichiarato illegittimi i nomi-truffa

Ci sono pero’ le premesse per vincere questa battaglia in Europa – sottolinea la Coldiretti – grazie alla recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati come la star delle bollicine italiane. Da scongiurare – continua la Coldiretti – sono anche i recenti orientamenti di Bruxelles nei confronti dei prodotti base della dieta mediterranea come il vino con l’ipotesi di etichette allarmistiche per disincentivarne il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione. Un danno incalcolabile – conclude la Coldiretti – per un prodotto come il vino che realizza ben oltre la meta’ del fatturato all’estero per un valore di 7,2 miliardi stimati nel 2021, in aumento del 15 per cento nel primi sette mesi di quest’anno.

E’ necessario fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano piu’ venduto nel mondo” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini anche alla luce “della Corte di Giustizia Ue che si e’ pronunciata chiaramente contro l’utilizzo di termini storpiati o grafiche per richiamare tipicita’ protette dalle norme Ue”. Per questo e’ importante – conclude Prandini – l’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, del Governatore Luca Zaia e degli europarlamentari italiani ad intervenire per far respingere la domanda”.

Panettone al pistacchio in purezza e Panettone integrale con frutti di bosco e cioccolato al latte: sono i due nuovi prodotti da forno che Pasticceria Filippi presenta per il Natale 2021. Tutti i Panettoni Filippi si distinguono per l’impasto completamente naturale e per la loro lavorazione rigorosamente artigianale, nei quali le pregiate materie prime, accuratamente selezionate e trattate con grande rispetto, si esprimono al meglio in un impasto che dà una fragranza unica.

L’impronta distintiva che rende inimitabili i prodotti Filippi è la preziosa pasta madre, realizzata con lievito naturale, rinfrescata di giorno in giorno fin dal 1972.

Il Panettone al pistacchio è arrivato in casa Filippi dopo un’attenta ricerca del nuovo ingrediente: il pistacchio in purezza. L’impasto ricco di burro e tuorlo d’uovo incontra “l’oro verde” al naturale, con proprietà antiossidanti, ricco di sali minerali e vitamine, per realizzare una ricetta ricca e sfiziosa. Per questo Panettone di Pasticceria Filippi viene utilizzata solo pasta di pistacchi freschi mediterranei, inglobata in un velo di cioccolato bianco e pistacchi interi tostati: niente crema e altre particolari lavorazioni, si è voluto puntare sul gusto delicato e unico di questa pregiata frutta secca.

Il Panettone al pistacchio Filippi è racchiuso da un incarto semplice, realizzato con carta certificata FSC, che richiama il colore dell’ingrediente fondamentale e infiocchettato dal prezioso nastro Filippi ricavato dal riciclo di tappi di plastica.

Il primo Panettone integrale della produzione Filippi invece nasce con frutti di bosco e cioccolato al latte. Un dolce che non vuol essere semplicemente un fine pasto o un panettone da condividere con gli amici, ma piuttosto una coccola calda nel modo in cui il cioccolato al latte si unisce alla freschezza dei frutti di bosco. Come da consuetudine, per mettere a punto questa nuova ricetta integrale la Pasticceria Filippi si è dovuta prendere diverso tempo, modificando e riequilibrando la base del proprio panettone tradizionale.
Per entrambe le specialità, Andrea e Lorenzo, titolari della pasticceria, hanno utilizzato il nuovo impasto dei Panettoni Filippi, in cui ogni ingrediente è valorizzato e si armonizza perfettamente con gli altri per creare un equilibrio che mantiene in modo completamente naturale fragranza e freschezza addirittura per quattro mesi.

Il Panettone al pistacchio in purezza è in vendita al prezzo indicativo di 23,40 euro nel formato da 500 gr e a 36 euro nel formato da kg. Il Panettone integrale ai frutti di bosco e cioccolato al latte a 29 euro per il formato da kg.

Pizze… ma non solo! Con il nuovo forno Karu 16 di Ooni, tutti possono realizzare anche pane, focacce e tanti altri prodotti da forno con la qualità eccellente di un forno professionale e in soli 60 secondi. A darne dimostrazione, un team composto da Petra Antolini, pizzaiola professionista, Monica Papagna, giornalista e food blogger e Liliana Billitteri, food stylist ed influencer, che, durante la serata di presentazione, si è cimentato nella preparazione di ricette con impasti differenti, proprio per mettere alla prova la versatilità del Karu 16.

In un’atmosfera conviviale, proprio come le serate tra amici in pizzeria, le ricette proposte hanno rievocato l’aroma della celebre pizza napoletana e una pluralità di sapori autentici italiani, dalla tipica “pala romana” allo “sfincione palermitano”, dal pane cotto a legna alla pizza autunnale, in una scia di profumi in grado di unire la penisola da nord a sud.

Tra le proposte della chef Petra Antolini anche una pizza gourmet gluten-free a base di zucca in tre consistenze, a dimostrazione di come Ooni Karu 16 permetta anche agli amanti della pizza intolleranti al glutine, spesso in difficoltà nel trovare pizzerie e prodotti di qualità adatti alle loro necessità, di realizzare a casa pizze creative e gustose con la qualità della cottura a legna come in pizzeria.

Per l’occasione, gli ingredienti per la realizzazione di pizze e focacce sono stati forniti da Cortilia, l’innovativo e-commerce che consente di ricevere a domicilio prodotti freschi d’eccellenza a filiera corta.

Chi desidera replicare a casa propria le prelibatezze ideate in esclusiva per l’evento di presentazione di Ooni Karu 16, può acquistare i prodotti sul sito o sull’app di Cortilia e consultare qui le ricette per scoprire passo per passo i procedimenti completi, dall’impasto alle guarnizioni.

Ooni Karu 16 è il primo forno per uso domestico consigliato dall’Associazione Verace Pizza Napoletana (AVPN), organizzazione no-profit che promuove e salvaguarda la vera pizza napoletana in tutto il mondo, grazie alle sue caratteristiche tecniche che l’associazione ritiene necessarie per la cottura di una vera pizza in stile napoletano, incluse le temperature raggiunte e le dimensioni. AVPN ha valutato le prestazioni del Forno per Pizza Multicombustibile Ooni Karu 16 pari a quelle dei grandi forni per uso commerciale.

Grazie all’elevata componente tecnologica di cui dispone, Ooni Karu16 raggiunge la temperatura di 500°C in soli 15 minuti, perfetta per cuocere ottime pizze in pochissimo tempo. Il Karu 16 è ideale anche per cucinare pietanze più delicate, come carne e pesce, perché è in grado di mantenere costanti anche le basse temperature (80-110°C). Inoltre, il forno consente di scegliere il tipo di combustibile più adatto alle diverse preparazioni: si può optare per la comoda e semplice cottura a gas, grazie alla soluzione Ooni Karu 16 Bruciatore a Gas (venduto separatamente), oppure per la cottura a legna o carbonella, per un gusto più “verace”.

Il design è caratterizzato da dettagli unici: una superficie di cottura di 46,5 centimetri, un termometro digitale montato frontalmente, un ampio sportello in vetro con tecnologia ViewFlame™, che riduce l’accumulo di fuliggine e migliora la visibilità interna, e un flusso d’aria ottimizzato, per un preciso controllo della temperatura.

Adatto per la cottura all’aperto tutto l’anno, il Forno per Pizza Multicombustibile Ooni Karu 16 è dotato di un rivestimento in acciaio al carbonio con verniciatura a polvere resistente alle alte temperature, che offre un eccellente isolamento e una maggiore resistenza alle intemperie. La custodia Ooni Karu 16, venduta separatamente, offre ulteriore protezione dalle intemperie.

QUI LE RICETTE:

  1. La ricetta di Liliana Billitteri
  2. La ricetta di Monica Papagna per Ooni
  3. La ricetta di Petra Antolini per Ooni