martedì, 17 Febbraio, 2026

Imparare a far la pizza in carcere: il riscatto di Daniele, campione a Capaccio

È Daniele Gagliotta, pizzaiolo napoletano residente a Washington DC, a vincere il decimo Campionato Mondiale di Pizza Doc, che si è svolto negli spazi del Next (Nuova Esposizione ex Tabacchificio), a Capaccio–Paestum. La pizza che lo ha portato alla vittoria è a base di bisque di gamberi di Mazara del Vallo, olio Evo, datterino rosso, fiordilatte ed olive taggiasche e in uscita stracciatella di bufala campana, tartare di gambero di Mazara del Vallo, zest di limone di Sorrento, germogli e fiori di barbabietola e mentuccia, che come lui stesso racconta «è una pizza nata per caso. Mi sono ispirato ad una particolare tartare di gamberi assaggiata nel ristorante del mio amico Giuseppe Scicchitano, figlio tra l’altro di Assunta Pacifico di ‘a Figlia d’ ‘o Marenaro. Un’intuizione vincente, posso dire».

Daniele si mostra incredulo, non perché non sia abituato a vincere premi, anzi negli ultimi anni la sua carriera di pizzaiolo napoletano all’estero è letteralmente decollata, ma perché vincere a casa propria ha un sapore diverso, che lui definisce della rivalsa. Daniele Gagliotta oggi ha 32 anni ed è un pizzaiolo consulente che gira il mondo per far conoscere la pizza e formare tanti ragazzi, oltre che essere brand ambassador per dei marchi importanti come Marra Forni, Farine Caputo e Latteria Sorrentina, cucinare per vip e celebrità sportive. La pizza gli ha dato un lavoro e Daniele ha saputo trasformare il suo talento in competenza e professionalità, come lui stesso racconta: «Ho incontrato la pizza in modo inusuale e quello che ne è venuto dopo non potevo minimamente immaginarlo. Non sono figlio d’arte e non ho mai avuto esperienze con la pizza, né tanto meno pensavo di fare il pizzaiolo. Tutto inizia quando ero in carcere, a 16 anni ero uno fra i tanti ragazzi di una Napoli di periferia e difficile, che nascondono la loro fragilità nella prepotenza e in quel fare spavaldo che però ti portano a fare degli errori. Devo tutto alla pizza, mi ha letteralmente cambiato la vita. E devo soprattutto tanto a chi mi ha seguito, formato e ha creduto in me dandomi la possibilità di fare esperienza, affinare il mio talento e crescere». Daniele parla di Geppy Marotta, creatore del brand Fratelli La Bufala, e di Errico Porzio, «conosciuto – ricorda – quando ancora non era il Porzio che tutti conosciamo e che definisco il mio mentore. Poi c’è Francesco Marra figura importantissima nella mia crescita professionale, che mi ha voluto come ambassador della sua azienda».

Per Gagliotta, la pizza rappresenta una seconda opportunità e una rivincita. La sua svolta è avvenuta, infatti, grazie a un corso di pizzaiolo organizzato in carcere dall’associazione Scugnizzi, con il sostegno di figure chiave come Alessandra Clemente e Geppy Marotta, che ha riconosciuto in Daniele un grande potenziale, dandogli fiducia e supporto sia durante che dopo la detenzione, aiutandolo a costruire una carriera e a formare il carattere. Durante il periodo di reinserimento, Daniele ha frequentato corsi di formazione, tra cui uno con Errico Porzio alla Multicenter School e nei giorni in cui era autorizzato a uscire per lavorare, Daniele divideva il suo tempo tra Fratelli La Bufala e la storica pizzeria Brandi, dove ha affinato la sua tecnica. Dopo la scarcerazione, Daniele ha ampliato i suoi orizzonti professionali lavorando in Italia e poi all’estero, in paesi come Spagna, Marocco, Messico e Stati Uniti. Ha aperto oltre 80 ristoranti in 20 paesi, portando la tradizione della pizza napoletana nel mondo.

Daniele è l’esempio di una rivoluzione di vita, del potere che la pizza ha come elemento inclusivo e sociale e questo premio, non il primo, ma quello più inaspettato e più importante, in quanto si colloca là dove tutto è iniziato: «Sono felicissimo di aver ricevuto questo premio, ripaga gli sforzi e le rinunce di una vita. Questo premio è la prova che chi sbaglia, chi commette errori e vive anche storie difficili può riscattarsi nella vita, anche attraverso la pizza. A me la pizza ha cambiato la vita. Spero che anche tanti altri ragazzi che come me hanno avuto un passato difficile possano risollevarsi e cambiare vita», dice il campione.

Ritornando alla pizza, gli chiediamo anche com’è la sua pizza, che pare sia richiesta all’estero e che tanti vorrebbero replicare: «Non mi piace – risponde – allontanarmi molto dalla tradizione napoletana, ma provo sempre a migliorare quegli aspetti che non mi piacciono, quindi definirei il mio prodotto una rivisitazione della classica pizza napoletana. Credo molto nell’innovazione, e per questo dedico particolare attenzione al topping, reinterpretando i sapori classici in chiave moderna. Ritengo che innovare sia fondamentale: senza innovazione si rischia di rimanere indietro».

Il Campionato Mondiale Pizza Doc

Il Campionato Mondiale Pizza Doc è organizzato dall’Accademia Nazionale Pizza DOC di cui Antonio Giaccoli è il presidente, un’accademia di lungo corso che mette insieme grandi professionisti del settore e al sud Italia è punto di riferimento per la formazione. Questa edizione ha registrato oltre 500 concorrenti concorrenti provenienti da tutte le regioni d’Italia ma soprattutto da oltre 30 Paesi di tutto il Mondo che si sono sfidati tra loro nelle diverse categorie (classica, margherita doc, gourmet, ruota di carro, teglia, pala, panuozzo, contemporanea) con quasi 900 pizze sfornate.

«Questa decima edizione del campionato rappresenta quella dei record – ha dichiarato il patron Giaccoli. Un traguardo che diventa subito un nuovo punto di partenza per tutti noi. Vedere persone partecipare da 30 Paesi esteri ci conferma che stiamo lavorando bene, soprattutto nel messaggio di valorizzazione del Made in Italy e del valore della pizza e del pizzaiolo nel mondo. Il Campionato si conferma come un trampolino di lancio per pizzaioli emergenti e di questo non posso che essere orgoglioso».

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