Austria dell’Est, Burgenland, ai confini con l’Ungheria. Un’uva poco conosciuta, un paese a cui in pochi associano il vino, anzi a cui è difficile associare qualcosa, in generale, se non un passato glorioso e un presente di estrema destra, odio e vecchi walzer.
Eppure il Blaufränkisch potrebbe farvi ricredere. Soprattutto il Moric 2018, un magnifico naturale, che se non sai da dove viene penseresti solo che solo un luogo magnifico può averlo partorito.
Un vino così elegantemente vero, così classico eppure avanguardista, che sembra venire da un futuro più giusto e interessante. E invece viene dal passato, dal 2018, un anno strano, dove erano ancora belli anche i dischi di Drake. Un vino che stride, con un presente così spaventato, livido e asfittico.
Come lo spieghi un Blaufränkisch? Ai puri di cuore potrebbe ricordare un Cabernet Franc, ma più lieve, meno terrestre, più “alieno”. Un rosso con un’intensità molto contemporanea, poco virile, molto mentale forse, poco assertivo, ma in nessun caso debole.
Rubino scuro ma non impenetrabile, un naso elegantemente speziato, tra Pinot Nero e Syrah ma senza autocompiacimenti. In bocca fisico e mentale come una chitarra jazz. La suona un grande artista austriaco, Wolfgang Muthspiel, e questo pezzo, come questo vino, è fresco ad avvolgente. Il pezzo si chiama Everything I love. Proprio come il Blaufränkisch di Moric.
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