Tortino al cioccolato
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Autore

Federica Raccuglia

Esplorazione

“Da Vittorio” fa il pieno di stelle Michelin e conquista la seconda nel ristorante di Shanghai. A poco più di un anno dall’apertura, il ristorante affacciato sullo skyline del Bund, riceve il secondo importante riconoscimento durante la presentazione 2021 della Rossa.

“Da Vittorio a Shangai” ottiene la seconda stella Michelin

Un risultato incredibile, considerando la situazione attuale della ristorazione nel mondo, a causa della pandemia di Coronavirus. Intanto i Cerea – che complessivamente vantano 7 stelle Michelin – stanno lavorando a un nuovo locale proprio a Shanghai.

“Se l’anno scorso la prima stella, a soli tre mesi dall’apertura, ci aveva felicemente sconvolto, oggi questo secondo riconoscimento ci rende ancora più felici. Soprattutto a margine di un anno così complicato come quello che abbiamo vissuto. Un applauso va a Stefano e a tutti i ragazzi della brigata, perché il loro lavoro nel trasmettere la filosofia di Da Vittorio anche al di fuori dei confini europei è stato eccezionale. L’annuncio è stato emozionante per tutti noi.”

La famiglia Cerea ci tiene a ringraziare tutta la brigata del ristorante a partire dallo chef Stefano Bacchelli, toscano, classe 1987, executive chef del locale in Engadina e poi qui a Shanghai. In sala c’è Enrico Guarnieri, bergamasco, trentenne, Miglior Emergente di Sala nel 2018, quando era Chef de Rang a Brusaporto. Altri italiani in squadra sono il sous chef Francesco Bonvini, il pastry chef Frederic Jaros e la front office manager Anna Rota. Ma non può mancare il riferimento al team locale, composto dal general manager Levi Fu, il sous chef Tom Yuan, il panetterie Tony Tan, il maître Peter Tian, i sommelier Declan Tang ed Emanuele Restelli.

 

 

Non c’è sapore senza sapere“. Parola di Arturo Morettino, fondatore e anima della Scuola del caffè, che da sempre fa della divulgazione della cultura del caffè il proprio obiettivo di vita.  Questa mattina presso la sede di Morettino si è svolta infatti la presentazione dei nuovi corsi per coffee lovers e professionisti che si svolgeranno a partire dal 30 ottobre fino al 4 dicembre. La Scuola del Caffè nasce per diffondere la cultura del caffè e per creare nuove prospettive di lavoro. Perché saper fare un buon caffè non basta: serve anche sapere, trasmettere la propria conoscenza, coinvolgendo il cliente in un’esperienza che non sia solo olfattiva o gustativa.

Morettino apre le porte della Scuola del Caffè

Dagli anni Novanta Morettino ha investito nella formazione e nella diffusione della cultura del caffè attraverso numerosi corsi gratuiti rivolti alle caffetterie e visite guidate all’interno della Fabbrica museale del caffè. Quest’anno, in occasione del Centenario e alla luce del difficile momento storico che stiamo vivendo, la scelta della famiglia Morettino di dare la possibilità a tutti di accedere a questo prezioso sapere e scoprire i segreti dell’affascinante mondo del caffè. L’obiettivo è generare conoscenza intorno ad un prodotto unico e prezioso, dalle mille sfaccettature, di cui c’è ancora poca consapevolezza, nonostante il caffè sia – dopo l’acqua – la bevanda più diffusa nel mondo.

 

La Scuola del Caffè avrà nel corpo docenti i talenti siciliani che si sono contraddistinti nel panorama nazionale della caffetteria e della formazione. Tra i trainer ci saranno quindi Giuseppe Fiorini (Trainer e Campione italiano di Latte Art), Alessio Vabres (Coffee Trainer e terzo classificato “Barista dell’anno” BarAwards), Andrea Panizzardi (vincitore di Moka Challenge Italia), Nicola Battista (Sommelier del caffè e trainer di Brewing e Coffee Mixology), oltre a numerosi trainer italiani e internazionali, selezionati in base al programma formativo. Per alcuni moduli della Scuola si seguiranno i modelli formativi del “Coffee Skills Programm” di Sca – Specialty Coffee Association di cui Morettino è membro, e alcuni corsi saranno invece svolti in collaborazione con l’IIAC, l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

I corsi abbracceranno tutti gli aspetti del mondo del caffè, dalla sua genesi all’assaggio. Per ogni modulo didattico saranno create e tostate differenti selezioni di caffè in singola origine o in blend, studiate per adattarsi ai diversi metodi di estrazioni oggetti dei corsi, grazie alla nuova micro-torrefazione Morettino Coffee Lab. Partner della Scuola del Caffè sono Faema e La Marzocco per le macchine Espresso e il brewing, Anfim e Mahlkonig per i macinacaffè, Diemme Italia per gli strumenti a filtro, Brita per il mondo dell’acqua e Pulicaff per i prodotti relativi alla pulizia e igienizzazione delle attrezzature.

Al termine di ogni corso verrà rilasciato un diploma relativo ai moduli seguiti, oltre che una serie di esclusivi benefit e gift coffee kit dedicati ai partecipanti per continuare la coffee experience anche oltre la Scuola. Ogni corso prevede un numero limitato di partecipanti, in linea con le misure anti contagio, e saranno svolte nel rispetto dei protocolli anti Covid-19. Tra i next step programmi di e-learning e moduli web per consentire la formazione anche a distanza.

Il calendario 2020 della Scuola del Caffè

Alcuni corsi saranno rivolti principalmente a chi lavora in bar, caffetterie e ristorazione. Lo scopo è quello di formare operatori consapevoli, curiosi, che possano diventare “ambasciatori della materia prima”, in grado non solo di preparare una buona bevanda, ma anche di raccontarla e affascinare il cliente. Altri corsi si rivolgeranno, invece, anche ai semplici appassionati, con moduli di degustazione sensoriale e metodi di preparazione alternativi all’Espresso.

  1. “ABC del caffè – Percorso conoscitivo del mondo del caffè dal chicco alla tazzina” – 30 ottobre – Docenti: Arturo Morettino e Nicola Battista.
    I modulo rivolto sia agli amanti del caffè che ai professionisti, che permetterà di scoprire la storia, i metodi di lavorazione e preparazione, arrivando fino alla degustazione e analisi sensoriale di alcuni blend e monorigini estratti in Moka, Espresso e Filtro.
  2. “Barista” – 12 e 13 novembre – Docente: Alessio Vabres.
    Una full immersion di due giorni, per 12 ore complessive di corso, in cui si impareranno le tecniche di preparazione dell’Espresso perfetto e i segreti per la preparazione di un Cappuccino a regola d’arte.
  3. “Latte art” – 27 e 28 novembre – Docente: Giuseppe Fiorini.
    Una due giorni, per 12 ore di corso, per imparare la tecnica di decorazione a mano libera di forme e disegni effettuati con il latte.
  4. “Brewing” – 4 dicembre (corso per amatori) e 11 dicembre (corso per professionisti). Docente: Nicola Battista
    Si parlerà di preparazione e assaggio del caffè filtro. Il primo appuntamento è riservato ai “coffee lovers”, il secondo invece ai “coffee makers”.

In programma anche corsi dedicati alla Moka e alla Coffee Mixology, il cui calendario sarà aggiornato a breve sul sito www.morettino.com, nella sezione “Scuola del caffè”, dove sarà possibile prenotare tutti i corsi della scuola Morettino.

Le visite esperienziali alla Fabbrica museale

A tutti gli amanti del caffè, Morettino dà la possibilità di vivere un’esclusiva esperienza all’interno della propria Fabbrica museale, attraverso uno story telling condotto proprio da Arturo Morettino, un percorso didattico per esperti e non che illustra la storia del prodotto dal chicco alla tazzina, da ieri a oggi. Un’affasciante esperienza di circa tre ore, che parte dalla piccola piantagione di caffè Arabica che sorge nei giardini dell’opificio fino al cuore dell’azienda, per osservare le diverse fasi di lavorazione – e giunge al Museo del Caffè, un’affascinante esposizione di pezzi unici dal 1600 a oggi. Al termine della visita è possibile degustare una selezione di blend e monorigini preparate in Espresso. Per info e prenotazioni: www.morettino.com, nella sezione “Scuola del caffè”, modulo “Morettino Coffee Experience”.

“La fabbrica del caffè Morettino è una struttura con una dimensione formativa e museale – spiega Arturo Morettino – promozione della cultura del caffè e didattica si sposano con gli obiettivi di raccolta e testimonianza storica, che vengono raggiunti attraverso la collezione dei reperti, la testimonianza diretta di chi ama il caffè, lo lavora e lo vive da generazioni e ne condivide i saperi. La Scuola del caffè è quindi un percorso polisensoriale e trasversale, che attraversa sensi, spazi e tempo coniugando il sapere con i sapori e, attraverso il loro riconoscimento, si acquisisce più consapevolezza in quanto non c’è sapore senza sapere. In Morettino quindi la Scuola sta per: “In Sicilia un Centro Unico Omnicomprensivo che Libera Amore per il caffè”.

“Con la Scuola del Caffè nasce una rivoluzione ‘gentile’ fatta di passione, di competenze, di condivisione e divertimento, che stimoli la creazione di una coffee community anche in Sicilia. Una strada quella della formazione già tracciata nel mondo del vino che è riuscito a raccontare il territorio e a coinvolgere la gente – racconta Andrea, quarta generazione della famiglia Morettino. Crediamo in una Scuola come luogo di confronto, di dialogo e di aggiornamento, con la speranza che possa diventare un punto di riferimento per la formazione in Sicilia. Servirà sia la motivazione dei giovani che dovranno mettersi in gioco, che il contributo delle vecchie generazioni, per riuscire a ridare dignità professionale alla figura del barista, che non può essere considerato un ruolo di ripiego, ma dovrà seguire un necessario percorso di specializzazione in linea con le nuove competenze e i nuovi trend di consumo globali. Crediamo in una Scuola per tutti che racconti la nostra storia, le nostre radici e gli antichi rituali che devono essere tramandati. Una Scuola come strumento di valorizzazione del territorio e dei suoi talenti. Una Scuola che diventi anche meta e attrazione turistica e culturale. Una Scuola che stimoli curiosità e spensieratezza. Crediamo tutti in quello che facciamo ogni giorno con dedizione. Ne siamo felici”.

Potrebbe essere definito un “innovatore” dei formaggi in Sicilia ed è lui stesso ad ammetterlo nel corso della nostra lunga intervista. Siamo all’agriturismo Parco Vecchio, a Marineo, nel Palermitano, nella struttura gestita dalla famiglia Princiotta, in compagnia del casaro Nino Spera. Qualche anno fa, dopo un lungo periodo di formazione e sperimentazione, si è inventato il brand “Richiamo alle Capre”, contraddistinguendosi in Sicilia per la produzione dei formaggi di capra e per una lavorazione molto particolare.

“La mia passione per i formaggi nasce da una tradizione pastorale che va avanti da 5 generazioni – racconta Nino Spera – La mia famiglia ha vissuto di pastorizia fin dal 1833 facendo base a Belmonte Mezzagno e transumando a Parco Vecchio, zona ricca di pascoli e seminativi. Fu allora che nacque l’amicizia tra i miei bisnonni e la famiglia di Ciro Princiotta, attuale chef e proprietario di Agriturismo Parco Vecchio. Qualche anno fa Ciro mi chiese di trasferire la mia attività a Parco Vecchio e da lì nacque la nostra collaborazione”.

Nino Spera

Ma cosa rende Nino un vero “innovatore”? “Trent’anni fa iniziai a trasformare il latte di capra, una tradizione sconosciuta in Sicilia. Ho cercato di produrre formaggi che fossero solo di capra, evitando mix con altre tipologie di latte. Nel 1990 iniziai ad allevare solo capre ma è nel 2000 che arriva la svolta. Andai in Valle Brembana, in provincia di Bergamo, dove frequentai un corso su suggerimento dell’Associazione Nazionale di Pastorizia. Essendo del mestiere e avendo già una buona base, bastò solo una settimana per apprendere tutti i ‘segreti’ per la lavorazione del latte di capra”.

Latte di capra, due tipologie di lavorazione

Da quel momento si specializza in due tipologie differenti di coagulazione: la presamica e la lattica. La coagulazione presamica – che prevede la trasformazione del latte in una massa budinosa grazie all’aggiunta del caglio in soli 30 minuti – consente di produrre formaggi a pasta molle. Vi è poi la coagulazione lattica, lavorazione più lenta e ricercata: qui il latte coagula da solo per acidificazione e viene utilizzato un siero innesto. Si tratta di una lavorazione che agisce a bassa temperatura e per un lungo periodo, dalle 12 alle 36 ore. “Ad oggi sono uno dei pochissimi a produrre formaggi a coagulazione lattica. Una specializzazione che rende unica la mia produzione in Sicilia – dice Nino Spera – Tra questa tipologia di formaggi ricordiamo gli spalmabili che, nel momento in cui cominciano a stagionare, sviluppano la crosta fiorita, ovvero muffe nobili. Il latte di capra si esprime al massimo con questo tipo di coagulazione”.

Capra Lattica, caprino fresco

I formaggi di Nino Spera

La coagulazione lattica ha permesso a Nino Spera di produrre una ricca varietà di formaggi. C’è “Capra Lattica”, un caprino fresco, e “Nuvola di Capra”, un caprino stagionato che forma una muffa candida simile a una nuvola. Dalla coagulazione presamica nasce invece il “Caprasolo”, formaggio a pasta cruda simile al taleggio, e la “Caprotta” formaggio a pasta cotta. Tra i formaggi di pecora più richiesta, soprattutto nel mondo della ristorazione, c’è “Pecora Candida” formaggio a pasta a coagulazione lattica con crosta fiorita.

Ginisiu

Vivere un’esperienza unica, immersi completamente nella natura, a soli 30 chilometri da Palermo. Siamo a Marineo, 6 mila abitanti o poco più, con un’antica storia alle spalle che ci riporta all’VIII-VII secolo a.C.. Qui sorge il caratteristico Agriturismo Parco Vecchio: non la solita locanda dove trascorrere la domenica in famiglia ma una realtà che racchiude storia, artigianalità, mestieri e impegno familiare. Ma partiamo dalle origini.

Parco Vecchio, l’antico parco di caccia del Re Ruggero II di Sicilia

L’agriturismo Parco Vecchio trova origine dal luogo in cui si sviluppa l’antico parco di caccia del Re Ruggero II di Sicilia. L’antica dimora storica risale al periodo arabo e fu costruita originariamente nel 1100 circa. La masseria, sorge ai piedi del rigoglioso bosco della Manca, già noto come “Parco Vecchio” del Re, per distinguerlo da altri parchi di caccia nati in epoca successiva. Curiosa la presenza di una chiesetta di culto cristiano, non più visitabile, risalente al 1470 per via degli affreschi ritrovati raffiguranti i Santi Bernardo e Giovanni Battista e una porzione raffigurante San Domenico, conservati oggi, presso la Galleria Regionale della Sicilia/Palazzo Abatellis di Palermo.

Parco Vecchio dall’alto

Parco Vecchio, da residenza familiare ad azienda zootecnica

Nata come luogo residenziale familiare estivo, la struttura si trasforma per la dedizione di Donna Rosa e Carmelo, in luogo di accoglienza e sede dell’azienda zootecnica familiare. Il progetto dell’agriturismo si sviluppa grazie allo chef Ciro Princiotta, che nel tempo – dopo aver compreso le potenzialità del posto – amplia i servizi, le collaborazioni e le opportunità di crescita aziendale. Diverse le realtà che collaborano con Parco Vecchio, tutte immerse nella vallata e nel comune di Marineo.

La spa dell’azienda agrituristica Parco Vecchio

“L’agriturismo nasce circa vent’anni fa dalla richiesta di alcuni amici di organizzare qualche pranzo per gustare i nostri prodotti e dalla volontà di mia madre che ha sempre desiderato occuparsi di ospitalità all’interno dell’azienda agricola – racconta lo chef Princiotta – Già da qualche anno collaboro con i miei familiari ed una mattina io e mio fratello, arrivati sul posto, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che era arrivato il momento di darsi da fare”.

Gli spazi del Parco sono tutti fruibili e caratterizzati da percorsi naturalistici, adatti per escursioni, pensati per il turismo ambientale e caratterizzati da sentieri percorribili a piedi, a cavallo, al pascolo con le capre, in moto, in fuoristrada. Il rispetto per l’ambiente è la filosofia di Parco Vecchio: la piscina e il centro benessere sono ampliamenti alimentati con energia eco-compatibile mentre il menu del ristorante è costituito da alimenti prodotti in azienda: miele, olive, olio extravergine di oliva e ortaggi sono di produzione aziendale, alcuni con certificazione BIO, mentre il caseificio annesso, produce formaggi freschi e stagionati di pecora e di capra molto rinomati nel settore.

Il menu dell’agriturismo Parco Vecchio

Il menu di Parco Vecchio è un’esplosione di sapori della tradizione siciliana. Tutti i piatti presenti in carta sono il risultato dell’elaborazione di prodotti a chilometro zero. “Lavorare proponendo i miei prodotti è stato fin da subito una scelta aziendale che però i primi tempi non ha premiato – spiega lo chef – Vent’anni fa la scelta di mercato ricadeva su piatti complicati con prodotti che venivano dall’altro mondo a volte rari e comunque ricercati e spesso ingestibili. Un prodotto che non deriva dalla nostra tradizione non è sempre facile da gestire nella cucina siciliana che è invece molto legata alla tradizione”.

“Dieci anni fa invece, il passo importante di convertire tutta l’azienda al biologico e i fondi europei sono stati il grimaldello che ha permesso la scelta in questa direzione – continua Princiotta – E la fortuna di portare avanti la scelta del prodotto BIO è stato un valore aggiunto che oggi è anche riconosciuto dal mercato. Il prodotto biologico che mi sono ritrovato è stato un grande complice della produzione”.

Parco Vecchio, riscoprire il territorio di Marineo grazie all’esperienza

Coinvolgere diversi attori del territorio è stata la chiave di volta per dar vita a un progetto attrattivo e che ogni giorno richiama a se visitatori da tutta la Sicilia.

“Parco Vecchio è un grande contenitore di professionalità – conclude lo chef – Sono tanti gli attori della mia azienda: c’è Nino Spera con il suo progetto “Ritorno alle capre”, ci sono Giulia e i ragazzi dell’associazione del Trekking Horse, c’è l’architetto Alessandra Cerrito, esperta di ospitalità esperienziale di qualità e nostra collaboratrice. Proporre ai nostri ospiti un’esperienza diversa che non sia solo quella culinaria e gastronomica ma sia quella di riscoperta del territorio e dei suoi valori aggiunti che si completano nelle passeggiate, con le capre, con i cavalli, tra i sentieri del bosco per Vivere (con la V maiuscola) intensamente in nostro territorio. Questo è anche il futuro come lo immagino io e che spero realizzare”.

Chi è Ciro Princiotta: dagli studi alla passione per la cucina

Lo chef Ciro Princiotta

Nato a Palermo il 2 luglio del 1974 ha vissuto e conseguito i titoli d’istruzione obbligatoria a Marineo (PA) per passare all’Istituto Tecnico per Geometri F. Parlatore a Palermo. Gli anni trascorsi alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali nella sede distaccata di Agrigento, sono ridenti e spensierati e dopo il conseguimento del titolo accademico si dedica all’azienda agricola di famiglia e decide di completare il suo interesse con un titolo aggiuntivo conseguito all’Istituto Mirabella.

Da quel momento la passione per la cucina e per i buoni prodotti consumati in ambito domestico gli permette di sviluppare l’interesse per il territorio e di avviare un percorso supportato da Coldiretti che permette di acquisire l’esperienza utile per comprendere i gusti e lo stile per gli ospiti. Dopo tre anni d’esperienza sul campo la capacità di problem solving gli permette di divenire titolare e Chef dell’azienda. La successiva adesione ad un progetto europeo gli permette, a soli vent’anni, di essere il secondo “imprenditore certificato a titolo principale” di tutta la Sicilia e subito realizza la stalla e il caseificio per l’azienda, investe sui capi di bestiame e sviluppa per caso e per scommessa il primo pranzo servito agli amici.

Negli ultimi anni approda in tv, ospite di Geo e Geo, aderisce al programma di Coldiretti che ancora oggi lo supporta con il progetto “Campagna Amica” e porta in tavola solo i prodotti della sua azienda. Dal miele, all’olio, così come l’origano, gli ortaggi, la frutta di stagione, i tartufi estivi e i formaggi (di pecora e di capra) sono il prodotto di un’unica passione e ingredienti dei ricchi menu che l’azienda offre ai suoi visitatori insieme alla calorosa accoglienza dei familiari e di tutto il personale.

Il 2020 è l’anno nero della ristorazione. Il Covid ha causato perdite consistenti sia nel settore del food&beverage che nel turismo: il 62% delle imprese attive nell’alloggio e ristorazione è a rischio chiusura e 800 mila occupati sono a rischio. I dati Istat sull’andamento dell’economia parlano chiaro: occorre un’iniezione di liquidità nel settore che riesca, seppur minimamente, a rialzare le sorti della ristorazione.

Ristorazione, Federalimentare : non solo interventi a pioggia

Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare

«Il 2020 è stato l’anno nero anche per il food&beverage. Siamo andati meglio, è vero, rispetto al manufatturiero contenendo le perdite di fatturato a -5% ma le aziende vivono di redditività. E ne stiamo perdendo tanta con la crisi di ristorazione e turismo, per questo chiediamo aiuti a fondo perduto per ristorazione e in generale settore horeca e turismo». Questo l’appello del numero 1 di Federalimentare, Ivano Vacondio, in occasione dell’inaugurazione di Cibus Forum, alle Fiere di Parma. Al governo chiede non solo interventi a pioggia ma il coraggio di fare delle scelte. Il food&beverage durante il semestre della pandemia ha dimostrato la sua forza, con crescite del 7% negli hard discount e nella grande distribuzione.

“C’è bisogno – ha precisato – di almeno 1,5 miliardi di euro se si vuole tenere in piedi l’horeca e il turismo enogastronomico: finanziamenti che in questo caso sarebbero veri e propri investimenti con conseguenze positive su tutta la filiera, dai produttori al consumatore finale, e quindi al Paese con i suoi consumi interni”.

Federalimentare chiama, il Governo risponde: 600 milioni di euro in arrivo

Teresa Bellanova

Intanto il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, durante un incontro con imprese agricole e associazioni di settore, ha fatto sapere che in questi giorni si sta discutendo una norma per porta 600 milioni di euro alla ristorazione. Pizzerie e ristoranti, in sofferenza negli ultimi mesi, potrebbero così ricevere 5 mila euro a fondo perduto “per acquistare prodotti che devono essere esclusivamente made in Italy”.

“Questo – ha aggiunto il ministro – dà una risposta a due problemi: quello dei ristoratori che rischiano di non aprire e dall’altro da una risposta alle imprese agricole dell’agroalimentare, della pesca e dell’acquacoltura che hanno prodotti di eccellenza che vengono consumati soprattutto nei luoghi della ristorazione”.

Si chiama “Happiness” il cocktail ideato da Stefano Santucci, head barman dell’Hotel Hassler di Roma, ispirato al film di Gabriele Muccino “La ricerca della felicità”. Tratti distintivi di questo drink la freschezza, grazie a lime e menta, e la dolcezza, grazie alle note di vaniglia e miele.

Il drink “Happiness” di Stefano Santucci: ingredienti

4 cl Rum Don Papa
4 cl Gosling’s Ginger Beer
1 cl liquore al caffè kahlúa
1 cl Maraschino Pallini
1 cl sciroppo di canna da zucchero
1 cl lime spremuto fresco

Bicchiere: Old Fashioned
Garnish: stecche di zenzero, spirale di lime e foglie di menta

Il drink “Happiness” di Stefano Santucci: preparazione

Shakerare energicamente il Rum Don Papa con maraschino, kahlúa, lime e zucchero. Versare nel bicchiere con ghiaccio e riempire con ginger beer. Adagiare stecche di zenzero, spirale di lime e foglie di menta on top al bicchiere adagiati sul ghiaccio.

Il drink “Happiness” di Stefano Santucci: l’ispirazione

“Questo del Covid19 – sottolinea Stefano Santucci, head barman dell’Hotel Hassler in questi giorni alle vicine Spanish Steps at The Palazzetto – è un periodo di forte crisi per tutto il settore e per la categoria dei bartender: cerchiamo di resistere al lockdown, sopravvivendo al presente e pensando al futuro. Anche il personaggio del film si trova a vivere una profonda crisi sia lavorativa che umana e ad affrontare eventi che lo porteranno a cambiare le proprie abitudini. Noi in questa fase di pandemia, faremo come Will Smith nel film: ci riprenderemo la vita, inseguendo la felicità, non permettendo mai a nessuno di dirci che non sappiamo fare le cose, proteggendo i nostri sogni e inseguendo ciò che vogliamo”.

Happiness è un cocktail per la ripartenza, carica di energia, sullo sfondo della location più bella al mondo, le scale di Trinità dei Monti. Il tutto al sapore del Rum Don Papa, il primo rum premium small batch filippino distillato e invecchiato sette anni in botti di quercia americana sull’Isola di Negros occidentale. La grande qualità dello zucchero di canna dell’isola è alla base del finale ricco e profondo di questo rum, distribuito in Italia da Rinaldi1957, con un finale che riporta note di vaniglia, miele e frutta candita.

Il drink “Happiness” di Stefano Santucci

Il gigante svedese dell’arredamento Ikea ha recentemente lanciato un nuovo snack a Taiwan, l’Ice Dog, un panino caldo pieno di gelato. A lanciare la notizia, tra gli altri, anche la rivista di moda globale Hypebeast che ha dato vita ad alcune discussioni tra malesi.

Sembra infatti che l’Ice Dog sia un’imitazione del più noto “toast with ice cream”, piatto tipico in Malesia. In risposta alla notizia, molti malesi hanno pubblicato la foto del loro dolce tradizionale. Ad ogni modo, nonostante la polemica, la nuova pietanza impazza sui social di tutto il mondo.

L’Ice Dog costa circa 25 dollari taiwanesi, l’equivalente più o meno di 85 centesimi di dollaro americano. Il pubblico sta facendo la fila negli store per poterlo assaggiare e per poter postare su Instagram l’immagine del nuovo gelato. Sarà questo uno dei prossimi must have anche negli store Ikea italiani?

[Fonte: Asiaone]

 

Ha il sapore della ripartenza l’apertura nel Golfo di Castellammare del nuovo bistrot di Daniele Varvaro, giovane imprenditore siciliano. Dopo un’esperienza avvincente e ricca di soddisfazioni con il “Bistrot Burger Restaurant“, Varvaro ci riprova stavolta con un prodotto più estivo.  Il nuovo bistrot e pizzeria, aperto all’interno dello storico “Lido Pirata“, punta ancora una volta agli hamburger di qualità, mettendo in primo piano i prodotti del territorio. C’è il “Verdacchio”, dove spicca la tuma persa al pepe verde e al pistacchio, il “Carl Cox” con trita di scottona e cipolla caramellata e l’imperdibile “Pinut” con scamorza guanciale e burro di arachidi.

Il nuovo menu

Un menu ricco di novità ideato da Daniele con la collaborazione della compagna Gloria: “Senza di lei sono certo che non sarei riuscito a dar vita a un nuovo menu, oggi ricchissimo di nuovi piatti. Oltre al Verdacchio e Pinut, c’è una vasta scelta: B-Strot, con trita di scottona, funghi porcini, bacon croccante, fonduta di cheddar e pesto di pistacchio; Meladavola, trita di scottona, mele caramellate, granella di nocciole, bacon di Nero d’Avola e burrata; oppure Tartufato, maialino nero dei Nebrodi, miele millefiori tartufato, lardo di colonnata e gorgonzola dolce”.

Oggi il Lido, attivo da 26 anni, è ancora più in fermento grazie al nuovo angolo gastronomico, attivo a cena. “Il Lido era già avviato ma adesso c’è tanta clientela – spiega Varvaro, che gestisce il locale insieme al papà Salvatore e al socio Nino Cacioppo – La nuova partenza è stata emozionante come la prima apertura ma con più consapevolezza, coscienza e maturità. E’ andata molto bene, è stato bello rivedere tanti clienti”

La nuova sede estiva rimarrà aperta fino a fine settembre. “Gli sforzi non mancano, lavorare in questo periodo non è semplice. Si deve sempre stare attenti e la responsabilità che abbiamo è tantissima ma sono sicuro che riusciremo a concludere la stagione nel migliore dei modi – dice Daniele – Ringrazio tutti i ragazzi del mio staff e in particolare la brigata di cucina, Giuseppe, Anna e Pietro”.

I tre hamburger imperdibili

  • Verdacchio
    “L’idea è quella di valorizzare la tuma persa, grande prodotto siciliano di cui rimane un unico produttore – racconta Daniele – Questo hamburger gioca sui sapori e sulle consistenze: cremosità della tuma persa al pepe verde e pistacchio, dolcezza del miele millefiori, amaro del radicchio grigliato, grassezza e aromaticità del bacon sfumato al Sauvignon Blanc”
  • Carl Cox:
    “Questo hamburger si lega all’altra mia passione, la musica tech-house che peraltro produco. Ho voluto proporre un hamburger dal gusto coinvolgente come la musica di Carl: trita di scottona, cipolla caramellata, fonduta di brie, tuorlo in crosta di paprika, bacon croccante”.
  • Pinut
    “Questo piatto incontra la mineralità del burro di arachidi, l’affumicatura della scamorza, la dolcezza della confettura di ciliegie e la sapidità del guanciale”

Chi è Daniele Varvaro

Daniele ha 28 anni ed è un giovane imprenditore, produttore musicale e doppiatore. E’ stato il proprietario di “Bistrot Burger Restaurant”, ristorante nel centro di Castellammare. Dopo un’esperienza positiva, la scelta di chiuderlo per dedicarsi all’attività di famiglia che porta con sé storia, tradizione e affetti.