Tortino al cioccolato
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Rivista Cook Magazine - Anno 2 - Numero 2

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Beverage
LA DEGUSTAZIONE

Valdangius, dal Trebbiano Spoletino al Montefalco Rosso: vini dall’anima umbra

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Il viaggio enologico in Umbria continua nella oramai famosa zona vitivinicola di Montefalco. In località San Marco troviamo la cantina Valdangius. A differenza di una consuetudine locale che nomina la cantina con il cognome del proprietario o con il toponimo dell’area dell’azienda, in questo caso il proprietario Danilo Antonelli spiega che il nome nasce da tante piccole idee. Val sta per valle. Il resto del nome arriva dalle prime lettere dei nomi della famiglia: Danilo, Giuseppe, suo padre, e Sandra, la sorella.

La cantina si estende in una delle zone maggiormente vocate del disciplinare di Montefalco per circa 6 ettari vitati. Se ne aggiungono 8 di oliveto, il quale rappresenta una vera risorsa e punto di interesse per la cantina. In degustazione è stato possibile assaggiare l’olio nuovo, formato dal classico blend umbro: Leccino, Frantoio e Moraiolo.  L’idea comunque è quella di arrivare a 10 ettari vitati. La volontà della cantina è forte e sicuramente sarà un percorso da coltivare. 

La degustazione 

Il primo vino in degustazione è stato il Trebbiano Spoletino, che in questi ultimi anni sta spopolando in tutta Italia con una diffusione veramente sorprendente. Questo vitigno riscoperto e molto versatile ci permette di accrescere la nostra reputazione di bianchisti. L’idea nazionale di produttori di rosso rimane sempre forte, ma il Trebbiano sta incuriosendo sempre di più. In questo caso abbiamo un vino che fa circa 24/36 ore di macerazione, viene decantato, diviso dalle fecce pesanti per poi effettuare il batonage. Dopo l’acciaio, il vino rimane tre mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. 

Il secondo vino in degustazione è sempre un Trebbiano Spoletino. L’azienda crede moltissimo in questo vitigno e lo dimostra con prodotti veramente buoni. In questo caso l’annata 2019 (prima era la 2020) prevede una fermentazione spontanea in barrique per un mese.  Successivamente si procede con batonage in barrique per quattro mesi, viene ripulito per procedere con altri quattro mesi di barrique. Il tutto conclude con un anno di bottiglia. Un naso veramente importante apre la strada ad una bocca strepitosa. Frutto giallo maturo, fiore appassito, miele e molto altro ci portano veramente a determinare una qualità importante per questo prodotto.

La degustazione prosegue con due rossi. Il primo in degustazione è il Montefalco Rosso del 2016. In questo caso troviamo un vino veramente ben fatto, come a testimoniare che non è un baby Sagrantino né una etichetta secondaria. In cantina si fa un Montefalco rosso con tutte le attenzioni del caso. All’interno troviamo un 65% di Sangiovese, 15% di Sagrantino, 10% di Merlot, 10% di Cabernet. Il vino in questione fa un passaggio in barrique per poi andare in acciaio e conclude con la bottiglia che per la filosofia dell’azienda è veramente fondamentale affinché i propri vini possano esprimersi con coerenza e determinazione.

Un naso super interessante con una chiusura di bocca veramente entusiasmante, con rotondità e avvolgenza, richiama il bicchiere con piacevolezza. Senza alcun dubbio il miglior vino in degustazione.

L’ultimo vino in assaggio è una anteprima che Danilo ha voluto proporre in degustazione e che uscirà nei prossimi mesi. Il primo Montefalco rosso riserva dell’azienda. Annata 2018. Un vino ancora in fase di sviluppo ma che con la giusta tempistica in bottiglia può regalare veramente emozioni importanti. In questo caso siamo su un 80% di Sangiovese e un 20% di Sagrantino.

In entrata il vino presenta una prepotenza come a dire di essere un vino che ha un suo carattere. Poi però si adatta benissimo e acquisisce morbidezza. L’aggressività iniziale, comunque non eccessiva bensì piacevole, lascia spazio ai sentori classici dei vitigni della zona. La longevità di questi vini è veramente un’arma in più di questa interessante realtà enologica. Il tempo, come per il vino, è dalla loro parte. 

Studente di scienze, culture e politiche della gastronomia presso il corso MICO all'Università per Stranieri di Perugia. Scrive per alcune testate giornalistiche del settore e collabora con ristoranti e cantine. Si definisce umbro IGP poiché la carta d'identità segna la nascita nella capitale italiana

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