Effetto Covid, cala il fatturato del settore dei salumi nell’anno della pandemia

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Gli effetti della pandemia di Coronavirus non hanno risparmiato nessuno. Anche sul settore delle carni e dei salumi, le restrizioni hanno avuto conseguenze. Nel 2020, anno della pandemia, cala del -3,3% il fatturato dei salumi. La produzione, invece, si attesta al 7,1%.

Effetto Covid, cala il fatturato del settore dei salumi nell’anno della pandemia

Il fatturato dei salumi totalizza 8.237 milioni di euro nel 2020, registrando un calo del 3,3%. Sono gli effetti del Covid che si fanno sentire anche in questo settore. La produzione invece è del 7,1%, attestandosi a 1.093 milioni di tonnellate, come anche per il valore alla produzione sceso del 3,6% pari a 7.927 milioni di euro. Calano anche le esportazioni del 7,2% ma solo in volume (170.137 tonnellate), con una crescita a valore del 2,5%).

Per quanto riguarda la classifica dei singoli prodotti sul fronte dei consumi interni, il primo posto spetta sempre al prosciutto cotto con una quota del 27,2% del totale dei salumi, seguito dal crudo con il 21,8%, da mortadella e wurstel scesi al 19%, il salame all’8,1% e la bresaola al 2,5%. Chiudono gli altri salumi al 21,3%.

Sono i dati resi noti da Assica, l”Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi” nell’assemblea annuale. E’ stanco anche presentato il progetto “Trust Your Taste” per migliorare il grado di conoscenza e consumo consapevole dei prodotti agricoli Ue attraverso la promozione della cultura produttiva della carne suina e dei salumi.

“Il risultato delle esportazioni rispecchia le dinamiche generate dalla pandemia – ha detto il direttore di Assica, Davide Calderone – sul fronte volumi, la chiusura dell’Horeca e l’adozione di provvedimenti restrittivi per contenere la diffusione del virus in molti mercati chiave per le nostre esportazioni, ha avuto come effetto principale quello di indurre una flessione, in alcuni trimestri anche grave, della domanda di salumi. Sul giro d’affari, l’accresciuta domanda per prodotti a maggiore valore aggiunto, soprattutto vaschette, e l’aumento dei costi determinato dalla eccezionale situazione sanitaria – ha aggiunto – hanno impresso una spinta non trascurabile ai prezzi del prodotto finale”.

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