martedì, 17 Febbraio, 2026

Chianti noiosa reliquia enoica? Provate la riserva 2018 di Beconcini e ricredetevi

Non fa figo bere Chianti di questi tempi. Non lo vedi nei feed di Ig della gente (del vino) perché sembra essere diventato da boomer. Potremmo definirlo un rosso vecchia scuola, un vino da ristoranti italiani della old Brooklyn tanto cari a Martin Scorsese. Cosa resta di questo vino glorioso che, eccezion fatta per sua versione da oligarchi russi, è diventato una specie di noiosa reliquia?

Eppure è un vino, il Chianti ben fatto, che riesce a coniugare rusticità, eleganza e piacevolezza che non sa mai di piaggeria. Un rosso che non ha paura di mostrare, nonostante la sua beva contagiosa e sensuale, una tannicità verace, forse poco contemporanea, che dona grip e audacia al sorso, staccandolo dalle suadenti note del politically correct enoico.

Forse, invece di cercare a random per la nuova Europa o nei garage della Loira emozioni veraci, autentiche e non conformi, basterebbe regalarsi qualche bottiglia di Toscana meno battuta. Esistono Chianti che ci credono, che lasciano viva la loro vena free.

In questo Beconcini Chianti riserva del 2018 made in San Miniato, il 15% di canaiolo regala un senso di straniamento e di alterità autentica. Questo vino ha un’eleganza eversiva, un senso di bellezza non addomesticata che ricorda le indie band degli anni zero.

È un vino da ascoltare in vinile, un rosso che ti fa venire voglia di metterti le Converse e di ballare. Il vino ideale da sentire per il ventennale di Up in Bracket, l’unico disco rock degli ultimi vent’anni che può vantare un supporto fisico. Lunga vita al Chianti ben fatto, poco classico e molto rock. Bevetelo ascoltando Time for Heroes, loro sono i Libertines.

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