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Vino, mentre calano i consumi sale la qualità: il primato del Lambrusco e l’arrivo del novello

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Gli italiani bevono meno vino, ma sono molto più attenti di prima alla qualità. E mentre il lambrusco si conferma come il più popolare in Italia, finisce l’attesa per il vino novello. È il primo dell’era Covid e si stappa a partire dal 30 ottobre.

Vino, mentre calano i consumi sale la qualità

Le abitudini degli italiani sono cambiate negli  ultimi mesi. Il mercato del vino pesa per il 17% sulle vendite complessive del settore ‘beverage’ nel nostro Paese. Però, l‘emergenza sanitaria da Covid-19, il distanziamento sociale, il tendenziale calo dei consumi interni hanno fatto scivolare l’Italia al terzo posto tra i Paesi consumatori. A questo si affianca il deciso aumento della domanda statunitense. 

Si beve meno e con maggiore qualità. C’è stato un vero e proprio boom dei vini biologici con una leadership salda nelle mani della Sicilia. Con 36mila ettari, infatti, l’Isola rappresenta il 34% della superficie vitata più estesa d’Italia – ma il tasso di penetrazione resta pari all’84% degli italiani. È quanto emerge da una ricerca della Rome Business School, la business school a maggior presenza internazionale in Italia con studenti provenienti da 150 Paesi e parte del network Formación y Universidades creato nel 2003 da De Agostini e dal Gruppo Planeta.

Il primato del Lambrusco

vino italiano

Intanto il Lambrusco si conferma il vino più popolare d’Italia, primo in termini di volumi. Dopo il Lambrusco trova spazio il Chianti, che però detiene il primo posto per vendite in valore. Per quanto riguarda, invece, bianchi e bollicine: Franciacorta, Pinot, Chardonnay e Vermentino Sardo.

Tra i vini emergenti, invece, spopola il Lugana, piazzandosi saldamente in prima posizione, seguito dal Primitivo Pugliese e a cascata dalla Passerina Marchigiana, dalla Ribolla Gialla Friulana e dal Negroamaro della Puglia.

Il vino regione per regione

Vino

Dal punto di vista regionale, lo studio evidenzia nel 2019 il forte progresso di Sicilia (+2.4% al 45.5%) e Sardegna (+1.4% al 49.4%), che sono comunque in fondo alla lista per penetrazione di consumo.

Tra le regioni invece con i consumi più importanti, si nota un calo dell’Emilia-Romagna (-1.4% rispetto al 2018, al 61.1%), che comunque resta la prima regione italiana in questa classifica. Secondo una stima su dati Istat è emerso come nel 2020 le regioni italiane con il più alto tasso di consumo di vino siano Valle D’Aosta, Toscana ed Umbria, mentre il tasso più basso di consumo di vino (e birra) è relativo a Toscana ed Umbria.

Arriva il vino novello, il primo dell’era Covid

enoturismo

Intanto arriva il primo vino novello dell’era Covid con una produzione che, secondo stime Coldiretti, si attesta a 3,5 milioni di bottiglie. Un volume che, pur essendo in calo, sancisce il primato mondiale italiano e la vittoria, nella sfida tra le vigne, con la Francia. Il permesso di stapparlo scatta a livello nazionale da oggi, 30 ottobre, in pieno coprifuoco anti coronavirus e pertanto con occasioni conviviali per il brindisi ridotte al lumicino.

Il novello, ricorda l’organizzazione agricola, è il vino con gradazione alcolica attorno agli 11 gradi che sancisce da sempre l’avvio delle visite nelle cantine e delle iniziative di promozione del mondo delle vigne e delle bottiglie Made in Italy – che complessivamente vale circa 11 miliardi di euro – ma quest’anno, sottolinea Coldiretti, “rischia di essere pesantemente penalizzato dall’emergenza coronavirus con l’ultimo Dpcm che vieta sagre e fiere, rassegne e incontri e limita l’attività della ristorazione”. Resta comunque il gusto per l’abbinamento a castagne, funghi, salumi e formaggi.

Il “déblocage” tricolore, evidenzia la Coldiretti, arriva in anticipo di tre settimane rispetto al concorrente Beaujolais nouveau francese che si potrà invece assaggiare solo a partire dal 19 novembre 2020. In Francia, il novello è nato nella zona di del Beaujolais con i vignaioli locali che sfruttano le meno pregiate uve Gamay della Borgogna meridionale per ottenere il Beaujolais nouveau.

La produzione italiana è invece basata da sempre su uve di qualità Doc e Igt. “Dieci anni fa il picco produttivo – conclude Coldiretti – con 17 milioni di bottiglie. Questo rito autunnale del bere si è poi ritagliato una stabile nicchia di consumo con le circa 3,5 milioni di bottiglie l’anno”.

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