domenica, 15 Febbraio, 2026

Avocado biologico siciliano, nasce l’olio per ridurre gli scarti

L’avocado di Sicilia, con i suoi appena mille ettari di superficie coltivata, concentrati soprattutto nelle aree costiere della fascia jonica tra Catania e Messina e che si estendono sino alle falde dell’Etna (non oltre i 300 metri sul livello del mare), è una coltura subtropicaleche ha acquisito in Italia una grande dimensione economica. La Sicilia, nonostante sia tra i principali produttori in Italia, riesce a coprire solo il 5% della domanda nazionale, con una produzione totale che in base agli impianti attualmente produttivi non supera le 800 tonnellate all’anno. L’Italia, dunque, importa la quasi totalità della produzione di avocado da paesi europei ed extraeuropei.

Un habitat ideale quello del versante est dell’Etna, con temperature e umidità costanti e terreni ben drenati, profondi e aerati, leggeri e sabbiosi. La maestosità del vulcano, poi, non solo fa da barriera ai venti freddi e mantiene un’umidità costante, ma dona uno straordinario terreno di sabbia vulcanica che costituisce un humus fertile senza pari, fondamentale per la crescita delle piante. Si stima che i terreni sfruttabili nelle fasce costiere ionico e tirreniche possano raggiungere superfici di almeno 5 mila ettari, consentendo il recupero e la valorizzazione di terreni abbandonati, un tempo coltivati a limone; e che il solo mercato italiano possa tranquillamente assorbire a regime, sulla base dei consumi attuali, tutto il potenziale della produzione siciliana.

Da questi dati ha preso le mosse tre anni fa, il progetto «Avocado biologico siciliano: superfood per la valorizzazione delle aree ionico-tirreniche», che si è posto l’obiettivo, fra i tanti, di diffondere un corretto modello di coltivazione dell’avocado che punti ad una standardizzazione dei sistemi colturali agricoli, ad un incremento delle rese per unità di superficie attraverso il miglioramento del numero e della pezzatura dei frutti e ad una gestione delle malattie con strategie innovative ed ecosostenibili. Un altro obbiettivo è ridurre l’alternanza di produzione, tenendo conto che le tre varietà maggiormente coltivate in Sicilia Hass (90%), Fuerte e Bacon (10%) coprono un calendario di commercializzazione da novembre a marzo, mentre la grande distribuzione organizzata incalza per una copertura annuale.

C’è poi l’esigenza di ridurre e riutilizzare lo scarto. Partendo da quest’ultimo punto, il progetto ha visto la nascita del primo olio di avocado siciliano, un prodotto Super Food, di alto pregio, che potrà essere proposto come una diversificazione delle attività agricole utilizzando lo scarto non idoneo alla commercializzazione.

I risultati di progetto sono stati illustrati nel corso del convegno finale che si è tenuto al Dipartimento Agricoltura, Ambiente, Alimentazione, Di3A, che è partner scientifico. Il Di3A, in particolare, ha coordinato i gruppi di ricerca con i responsabili scientifici, i docenti Alberto Continella e Giancarlo Polizzi, e affiancato l’innovation broker Antonino Azzaro, agronomo, e le 9 aziende («ionica», ente capofila, cooperativa Dal Tropico; Metaponto, Leonardi Maria, Lorenzo Vetrano e Green Life; la società Di.Comm., di logistica e commercializzazione; lo spin-off universitario Agriunitech srl).

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